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Giorgio GaberFotografia dal sito della Fondazione
Giorgio Gaber, parole per pensare
Al via la seconda edizione del concorso finalizzato alla promozione tra le nuove generazioni della figura e del percorso del grande artista. Rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, statali e paritarie. Iscrizioni entro il 30 aprile 2010
Ricerca, questa, che fa parte del percorso di crescita di ogni giovane uomo o donna che inizia ad affrontare, anche grazie alla scuola, i temi fondanti della propria esistenza. Per questa evidente vicinanza tra le aspirazioni gaberiane e gli slanci che animano i giovani di ogni tempo, si è voluta proporre ai ragazzi di oggi una rilettura di alcuni dei momenti più significativi dell’opera di Gaber.
Giorgio Gaber, parole per pensare è il titolo del concorso promosso dalla Fondazione Giorgio Gaber e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al fine di stimolare il coinvolgimento degli studenti in un processo creativo di riflessione e rielaborazione delle tematiche affrontate nell’opera dell’artista.
Giunto alla sua seconda edizione, il concorso è rivolto a singoli studenti, classi o gruppi di studenti di classi diverse, delle scuole secondarie di I e II grado, statali e paritarie. Le opere in concorso - di qualunque forma - dovranno interpretare, analizzare e rielaborare i significati di uno o più dei brani proposti.
La scheda di iscrizione dovrà essere inviata entro il 30 aprile 2010 all’indirizzo progettogaber@giorgiogaber.it.
Gli elaborati dovranno essere inviati entro e non oltre il 30 giugno 2010 presso la sede della Fondazione all’indirizzo:
Fondazione Giorgio Gaber
Piazza Aspromonte 26
20131 Milano
Dallo sterminato repertorio del Signor G sono stati scelti tredici brani come oggetto di una nuova appropriazione da parte delle nuove generazioni delle parole di Gaber. Questo l’elenco delle canzoni proposte accompagnato da una sintetica sottolineatura del loro contenuto.
La libertà (1972)
Uno dei valori fondanti della civiltà visto come possibilità per ciascuno di noi di poter lasciare, a livello collettivo, un segno tangibile della propria individualità.
Il comportamento (1976)
Quante volte ci costruiamo delle maschere per sentirci più forti, per ottenere un giudizio positivo dagli altri malgrado finzioni ed apparenze? Forse lo facciamo tutti. Ma ne vale la pena?
I padri miei / i padri tuoi (1978)
Dittico di brani dedicati alla differenza tra due generazioni. Quella nata tra le due guerre mondiali, con i suoi valori e i suoi antichi conformismi. E quella post-Sessantotto, in apparenza più libera, sicuramente più moderna, ma priva di spessore e sostanzialmente incapace di resistere alle mode e al mercato.
La paura (1978)
In un divertente monologo Giorgio Gaber racconta di un uomo che cammina di notte nel centro di una grande città. E vede avvicinarsi uno sconosciuto. Sarà forse un potenziale aggressore, un nemico? Abbiamo tutti le nostre piccole e grandi paure e la cronaca ci racconta spesso fatti terribili. In questo caso l’incontro porta il protagonista alla consapevolezza che gli altri sono quasi sempre persone normali. Come noi.
Gildo (1980)
Dentro la corsia di un ospedale, un uomo intraprende un viaggio decisivo nel quale si trova costretto a confrontarsi con il dolore e con la morte fino ad entrare in un altro reparto dell’amore.
Il dilemma (1980)
La coerenza verso le nostre scelte affettive. Siamo realmente capaci di affrontare la responsabilità e la fatica che ogni autentico rapporto umano comporta? Gaber e Luporini, come gli antichi Greci, azzardano un terribile paradosso per porre il problema in maniera ineludibile.
Il deserto (1984)
Per la prima volta, il sole. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe il mondo se la televisione non la guardasse più nessuno, se i messaggi pubblicitari cadessero nel nulla, se gli inutili show non avessero pubblico. Allora, forse, le persone avrebbero la possibilità di dare orizzonti diversi alla vita di tutti i giorni.
Proposito d'amare (1996)
Gaber ancora una volta si interroga sull’amore. Dal coinvolgimento emotivo iniziale all’abitudine di una storia che con fatica e sacrificio prosegue. Ma l’essenza dell’amore sta proprio nella capacità di riuscire a dare un senso comunque positivo a un percorso spesso difficile e complesso.
Canzone dell'appartenenza (1996)
Il singolo e la società. Un legame da riscoprire in un rinnovato rapporto con gli altri. Ma su quali basi e con quali valori? Se non ci si interroga su questa fondamentale questione per l’uomo non potrà esserci presente né futuro.
Il conformista (1996)
Con ironia, Giorgio Gaber elenca una serie di stereotipi sociali cui siamo soliti uniformare i nostri comportamenti e il nostro pensiero e sottolinea come il conformismo sia l’antitesi della libertà e dell’autenticità individuale.
Il mercato (1997)
Il mercato è il demonio, il mercato è Dio. Parole che fanno riflettere e forse fanno anche paura. Cos’è il mercato? A che punto ne siamo condizionati? Il mercato è ovunque e Gaber l’aveva compreso da tempo.
La democrazia (1997)
Un brano in prosa al tempo stesso divertente e profondo. Una riflessione sulla parola democrazia, sul suo significato originario e sulle sue successive degenerazioni prendendo spunto dalla nostra storia recente e dall’attuale situazione politica italiana.
I mostri che abbiamo dentro (2003)
Si legge e si sente spesso parlare di tragedie nate in situazioni di apparente normalità. Anche la guerra risulta infine un fatto normale. Gaber e Luporini riflettono su quello che l’uomo nasconde nell’inconscio; il non detto che sempre più spesso diventa orrore.
| autore | Fondazione Giorgio Gaber |
|---|---|
| creato | lunedì 29 marzo 2010 |
| modificato | martedì 30 marzo 2010 |
