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Il mondo, gli aquiloni e la bottega di Medio
Prima festa a gò gò in memoria di Medio Calderoni, il poeta delle comete. Domenica 11 Aprile 2010, dalle ore 14.00, al campo giochi della Pieve di Santo Stefano a Godo di Russi (Ravenna)
Pipa e papagaio - Semplicemente osservando dall’esterno o inoltrandoci dentro una delle migliaia di “favelas brasiliane” (che oggi il vocabolario italiano traduce con “baraccopoli” ma che in origine significa semplicemente “alveare”) una delle prime immagini che ci colpiscono è sicuramente quella degli aquiloni. Qui l’aquilone si chiama “pipa” o “papagaio” ed è il giocattolo più comune e popolare. Il gioco è talmente connaturato con la vita dei bambini e delle bambine di queste “comunità” (così giustamente preferiscono definirsi coloro che vivono in queste periferie) che spesso assume risvolti tristi. Ne cito due. Molti bambini sono soliti impeciare il filo dell’aquilone con colla e polvere di vetro… per combattere contro gli aquiloni degli avversari. La polvere di vetro funge da carta vetrata e così taglia la corda nemica. Purtroppo però questo può accadere anche con la testa di motociclisti, che rischiano di vedersi anche tagliare il collo, come purtroppo è accaduto in passato. Ecco perché la quasi totalità delle motociclette, in Brasile, hanno davanti due lunghe antenne con una specie di gancio affilato, che permette così ti tagliare il filo di un eventuale “pipa” abbandonata sulla strada, prima che arrivi sul viso del motociclista. Il secondo esempio è quello relativo all’uso del “papagaio” per segnalare alle bande dei narcotrafficanti la presenza di avversari o della polizia. Ma l’aquilone resta comunque prevalentemente, in tutto il mondo, un giocattolo.
Poeta delle comete - In Romagna, la mia terra d’origine, l’aquilone si chiama “cumeta” (cometa). E a Ravenna, capitale storica della Romagna, è vissuto per 91 anni Medio Calderoni. Si guadagnava da vivere facendo il tappezziere. Ma dall’età di 11 anni aveva una passione unica: gli aquiloni. E per 80 anni, ininterrottamente, sognava, disegnava, progettava e costruiva “a gratis” aquiloni. Il suo era una vero piacere “infantile”. Davvero Medio ha per tutta la vita messo in pratica l’invito evangelico “…solo se tornerete bambini il regno dei cieli sarà vostro”. Ho portato diverse volte nelle mie scuole Medio Calderoni. Arrivava con un borsone pieno di stecche di canne di palude già tagliate di misura. Le piegava dandogli una forma diversa, semplicemente con il calore di una candela. E poi colla, carta e spago. Con le enormi forbici con cui sagomava le tele di divani e poltrone interveniva con colpi decisi sulla carta. Da un foglio di carta ci uscivano 6 “comete”. In poche ore era capace di tirarne fuori sessanta o settanta. Una per ogni bambino. Poi iniziava la grande “festa in cielo”. Decine di piccoli aquiloni, a colorare il cielo e ad accompagnare i gioielli di Medio: aerei, farfalle, uccelli, pesci. L’aquilone mitico resta il “vascello”, una nave vichinga volante, presentata ad un raduno di aquilonisti in Norvegia. C’era una piccola brezza di vento e tutti gli aquiloni erano a terra: non riuscivano a prendere il volo. Solo quella strana “nave del cielo” riuscì ad alzarsi pian piano in cielo, meravigliando tutti. Ingegneri giapponesi dopo un po’ si recarono a Ravenna per chiedere a Medio i disegni tecnici di quell’aquilone. E scoprirono che Medio aveva semplicemente una agenda su cui schizzava i suoi “sogni volanti”. Il resto era manualità, pratica, abilità, ingegno, fantasia, creatività. E poi: nessuno spreco. Medio abbelliva i suoi aquiloni con le cartine colorate con cui solitamente si avvolgono le arance nelle cassette.
Per saperne di più: www.medioeisuoiaquiloni.it
| fonte | Gianfranco Zavalloni |
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| creato | mercoledì 7 aprile 2010 |
| modificato | giovedì 8 aprile 2010 |

