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Amiche …… Amici ……
“Cristina dà il meglio di sé quando la casa è in fiamme. Preferibilmente se la casa è altrui e se le fiamme sono alte.[…] Per Ludovica la vita si configurava come un’equazione matematica […]: otterrai il massimo […] se saprai offrire il massimo, ed avendo deciso che il massimo per lei era Michele, l’ombroso ragazzo insicuro e prepotente che la tiranneggiava come un marito di antica data, si era votata a corpo morto a perfezionarsi”. E poi ci sono Stefania, che ha la caratteristica di avere la mamma, non una qualsiasi però; Amélie, che è nata per servire; Francesca che è grassa, Emanuela troppo vecchia per sposarsi, Renata, la sedicenne figlia di Amélie, Margherita la campagnola, Fabrizia l’insegnante che scrive e, dulcis in fundo, (davvero!) Emilia, la più simpatica, allegra e divertente di tutte quante.
Tutte e dieci fanno parte del sardonico Catalogo delle amiche di Isabella Bossi Fedrigotti (ed. Rizzoli 1998), la conferma ulteriore, per alcune scuole di pensiero attuali rappresentate anche da psicologhe donne, del fatto che l’idea di sorellanza tanto diffusa negli anni Settanta era solo un mito.
Ma c’è anche chi, invece, non la pensa così: per esempio Patricia Gaffney, che nel suo romanzo Amiche per la vita, (ed. Rizzoli 2000) ci racconta, attraverso le vite di quattro amiche, Rudy, Lee, Emma ed Isabel, la solidarietà femminile: un sentimento che conforta, che arricchisce, aiuta, nutre lo spirito. Può essere caldo, indimenticabile, allegro, struggente. Emma e le altre hanno costituito il gruppo degli Angeli Custodi (niente a che vedere con le Charlie’s angels, per carità!) che da un decennio tiene regolari riunioni ed è unito da comprensione profonda, da un forte senso di lealtà e di tolleranza. [dal risvolto di copertina, n.d.r.]
Allora, come la mettiamo? Amiche sì o no?
Vediamone altre due: Parigi, 25 gennaio 1970. Carissima Hannah, Bill dice che ti chiedi perché non ho scritto. Me lo chiedo anch’io. Credo perché tu mi sei cara, il che mi impedisce di scriverti una lettera meno-che-buona. E le cose sono così deprimenti – voglio dire, nel mondo – che non desidero proprio pensarci o parlarne. Ad esempio, il Biafra, ma particolarmente i titoli da infarto che riguardano Israele.” L’autrice di questa lettera, indirizzata ad Hannah Arendt, è Mary McCarthy, e Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975 (ed. Sellerio 1999) è il titolo dell’epistolario che raccoglie le lettere scambiate tra la filosofa ebrea tedesca e la scrittrice americana nell’arco di venticinque anni, vero e proprio romanzo epistolare all’interno del quale si delinea la qualità peculiare di amicizia parlata che si instaurò col tempo fra le due intellettuali. Legame nel quale le due corrispondenti parlavano di tutto il mondo, e quindi parlavano ciascuna di se stessa: o forse a se stessa. [dal risvolto di copertina, n.d.r.]
Ed anche Le amicizie pericolose di Choderlos de Laclos (ed. Mondadori 1989) è un romanzo epistolare, autenticamente tale, però, nonchè punto d’arrivo della letteratura libertina: pubblicato nel 1782, è l’unico lavoro scritto da un militare di professione che morirà poco tempo dopo, a Taranto, con i gradi di generale napoleonico.
A me è piaciuta molto la Lettera III di Cecilia Volanges a Sofia Carnay, così spontanea nelle sue insicurezze di adolescente: Amica mia, non c’è ancora nulla di nuovo. Ieri la mamma ha avuto molte persone a pranzo; […] Uomini e donne non facevano che guardarmi, e poi si bisbigliavano qualcosa all’orecchio: si capiva che parlavano di me, senza che io potessi difendermene; […] Quel che più mi crucciava era di non sapere cosa pensassero di me. Mi pare di aver inteso due o tre volte sussurrare la parola “carina”, ma ho anche sentito ben distintamente la parola “bambocciona”; […]
Agli/alle amiche si raccontano cose di sé, ci si confida insomma, ci si scambia esperienze, lettere e bigliettini: i poetici Biglietti agli amici di Pier Vittorio Tondelli (ed. Bompiani 1997) si leggono come frammenti di ricordi e contemplazioni dal di dentro di sé, in relazione al tempo ed al mondo, tappe di un percorso di attraversamento della coscienza che culminerà nel romanzo Camere separate: questo è un brano del Biglietto n.6, intitolato L.E.: Anche l’ultima volta che ti ho visto faceva freddo e tu te ne stavi infagottato in quella mia vecchia giacca nera. Mi sei sembrato più vecchio, più curvo, più stanco. Vorrei scriverti che hai perso tutti i treni e quando te ne sei tornato lei era ormai Lili Marlen. Ma cosa posso raccontarti, in fondo? Che potrei dirti fratello mio assassino? Che sento la tua mancanza. Che dimenticherò anche te. […]
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | giovedì 10 luglio 2003 |
| modificato | venerdì 11 luglio 2003 |


