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BLOGOSFERA

La penna per scrivere in Internet…;-)

Mondo blog. Storie vere di gente in rete. (ed. Tecniche Nuove 2003): il blog, questo sconosciuto.

La parola deriva da “web” + “log” e vuol dire pressappoco appunti di navigazione: partito dagli Stati Uniti dove c’è chi dice sia già in declino, è un fenomeno che si è diffuso a macchia d’olio in rete, Italia compresa, soprattutto da quest’anno. E c’è chi ha incominciato a scriverci dei libri, come questo postato  (sinonimo elettronico di scritto) da La Pizia, nickname di una blogger che parla della sua esperienza con questo nuovo strumento del comunicare online.

Luisa Carrada, autrice tra l’altro di Scrivere in rete (ed. Lupetti 2000) manuale smilzo ma essenziale per chi legge e scrive sul web, dice nella prefazione al libro de La Pizia che un blog non è altro che un “intrecciarsi di storie, parole, amicizia, opinioni, destini” perché, come ci rammenta nel suo libro sulla scrittura in rete, “abbiamo molto da imparare da architetti e giardinieri: un sito web è un luogo da percorrere, dove imparare, conoscere, vivere avventure e sorprese.”

Un blog è una struttura che condivide le caratteristiche di tre strumenti comunicativi ampiamente collaudati: il sito personale, la mailing list e la chat, anche se con quest’ultima ha meno in comune che con gli altri due.

Francesca Mazzucato, che ha scritto Diario di una blogger, ci racconta la sua storia d’amore e ci parla anche del suo e degli altri blog, della blogosfera appunto: come segnala Gattostanco (http://gattostanco.clarence.com) il termine dovrebbe essere stato coniato da un non meglio precisato William Quick (in inglese: blogosphere). Se andate a guardarvi i commenti a questo libro che compaiono su Internetbookshop.it, vedrete che nei punteggi assegnati sono assenti le vie di mezzo: si va infatti da una valutazione entusiastica di 5/5, come questa di “Estimatore” (Sic!): “Gran libro, originale e tosto. Complimenti alla Francesca Mazzucato”  a quest’altro, lapidario commento di “Francis”: “Braccia rubate all’agricoltura”, con il minimo: 1/5, mentre una “Blogger anonima”, assegnando il punteggio massimo, si sfoga tuttavia così: “Ho un blog ma non voglio rivelare quale. Troppi veleni in quel mondo. […] È un mondo acido e pieno di frustrati.”

La comunità blog tende a linkarsi a vicenda: amici segnalano blog amici ad altri amici, per esempio quelli su clarence e splinder, i maggiori portali che forniscono blog gratuiti: e così si salta all’infinito da un link all’altro, in una ragnatela immensa di rinvii e rimandi, dove capita d’imbattersi anche in un blog intitolato “S’iFossiFoco” interamente scritto in dialetto toscano, ma anche in altri che conservano più marcati caratteri diaristici, come il “Diario di Alice” in prosa, o “BluLu” dove accanto alla prosa compare anche il testo poetico.

Sotto questo aspetto, oltre al linguaggio usato negli scritti che compaiono sui blog, ciò che risulta particolarmente interessante è la costruzione dell’identità in rete attraverso il nickname: Luciano Paccagnella ce ne parla nel suo, non recentissimo ma sempre attuale, La comunicazione al computer (ed. Il Mulino 2000) dove emerge fra l’altro un’analisi estremamente acuta del significato simbolico assegnato agli pseudonimi in rete, derivazione diretta dall’uso sociale del nome fatto presso le società tribali: qui infatti esso“indica in vari modi la collocazione dell’individuo all’interno del territorio.”

Così il nickname, insieme al titolo vero e proprio del blog, ne costituisce spesso la parte più significativa, o comunque quella dalla quale partire per saperne di più sulla persona  reale che ci sta dietro, e che scrive: di sé, di fatti di cronaca, di episodi quotidiani, di memorie proprie o altrui, mixate in accostamenti (talvolta pseudo) autobiografici: Paccagnella per esempio illustra nei dettagli, anche grammatical-etimologici, il senso di “Phiber Optik” , nick di uno degli hackers più noti, sottolineando ancora una volta come il loro mondo sia “ricco di significati e simboli ruotanti intorno agli pseudonimi”.

E allora: da dove deriva il vostro nick? Perché avete scelto proprio quello/i? Io ne ho tre, graduati da un minimo ad un massimo di confidenza con l’interlocutore: quello che uso sul mio blog (http://glaucy.clarence.com) è Glaucy: nome originale del Puffo Quattrocchi. Traetene voi le vostre conclusioni…

In ultimo, per restare in tema ma senza prendersi troppo sul serio, provate a rileggervi il buon vecchio (!) e caro Ci siam fatti il sito di Luca Novelli (ed. RCS Libri 1999): qui si parla ancora di siti, non di blog, più facili e maneggevoli di un sito vero e proprio, ma val la pena comunque di riprendere in mano un libro che, nel verso di copertina, riporta una massima applicabile anche al mondo blog, nel bene e nel male:  Cercavo me stesso. Mi son trovato su Internet.

Immagini

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatogiovedì 9 ottobre 2003
modificatomercoledì 10 dicembre 2003