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Certi diari…

… ricordano con rabbia … altri raccontano il presente…

Fra il mio cervello e me resta sempre uno strato dove non riesco a penetrare.

Vivere divertendosi con la morte.

Forse non vedrò più la mia vecchia casa. Che strana punizione!

[… ] La  signora  Lepic mi aspetta. […]

 

Jules Renard, l’autore di Pel di Carota  (romanzo che, sotto il nome di Lépic, mette in scena la storia della famiglia Renard), scrive nel corso di circa vent’anni il suo Diario 1887-1910 (ed. SE  1989) al quale affida il cuore della sua esistenza e della sua ispirazione letteraria: il fatto cioè di non essere stato voluto dalla madre, e di non essere mai stato in grado, di conseguenza, di volerle bene a sua volta.  Orio Vergani nella Postfazione al Journal, paragonando Pel di Carota ai protagonisti dei romanzi di Charles Dickens, soprattutto David Copperfield, lo definisce un piccolo Amleto intimista, ed il Diario di Renard-Pel di carota, se come tutti diari registra fatti, incontri ed emozioni quotidiane, evidenzia anche gli aspetti più desolati e desolanti, amari ed irosi di questo tema fondamentale, in un look back in anger che continuamente riaffiora, come un leit-motiv sordo e martellante, nel tessuto narrativo.

Non mi piaccio, sono piena di difetti. A prima vista sembro abbastanza carina, invece sono piccola, non ho una bella pelle, non mi trovo proporzionata, vorrei essere più magra, ho i baffi. Provo una rabbia così intensa che cambiare il mio aspetto sarebbe la cosa più importante della mia vita. Ma
ogni giorno mi ritrovo uguale, coni miei capelli sempre ribelli e piccolina. Così scrive Veronica, coautrice con altri/e ragazzi/e di terza media dei brani raccolti in un’antologia intitolata Il tempo segreto.Dal diario di ragazzi di quattordici anni (ed. Einaudi 1991): il libro scaturisce da un’esperienza, durata sei anni, condotta da un insegnante di scuola media, Roberto Pittarello, basata sull’utilizzo della scrittura diaristica finalizzata alla ricostruzione, sul filo delle esperienze d’ogni giorno e dei loro più autentici significati, del rapporto che lega il gruppo di adolescenti al mondo circostante ed ai suoi abitanti, e si avvale della  prefazione di un autore illustre come Mario Lodi.

E’ interessante la categorizzazione dei pensieri degli adolescenti compiuta da Pittarello: nel volume troviamo infatti riflessioni diverse ospitate sotto differenti titoli che corrispondono ad altrettanti snodi importanti della vita di ognuno, e sono, per la prima parte: il fisico (da cui abbiamo preso la riflessione di Veronica), la scuola, compagne/compagni, la famiglia, fratelli/parenti, adulti/bambini, è vietato/è permesso, pranzo/cena, musica/TV, la pubblicità; nella seconda: affetto/amore, l’aggressività, gli animali, arrossire, come sarò, il complesso, il coraggio, le cose serie, il dolore, donare, la felicità, fortuna/sfortuna, il futuro, il litigio, il messaggio, la natura, la noia, il paese, parlare/tacere, la paura, il pianto, la rabbia, i regali, la religione, ricominciare, il risveglio, la sessualità, sincerità/bugia, il sogno, il sonno, lo sport, il tesoro, la timidezza,  la vendetta, vorrei. 

Con quest’ultimo, breve passo tratto da un altro diario d’origine letteraria, il Diario di Grecia (in: Opere, vol.primo. Ed. Mondadori 1991) di Lalla Romano, l’attenzione si sposta sul “fuori” da noi, anche se in un accezione un po’ particolare: infatti nel corso del diario la percezione di un luogo fisico, una regione, la Grecia appunto, sentita innanzi tutto come serbatoio di reperti storici e letterari, come testo insomma, impercettibilmente sfuma nel sentimento di un Grecia intesa come modo di esistere, come qualità del vivere. La scrittrice infatti, sintetizzando le impressioni suscitate in lei dalla vista dell’Achilleion di Corfù durante un breve viaggio in Grecia nel 1957, dice:          

Corfù, 19 aprile, ore 8

Corfù. Da bambina mi piaceva ripetere questo nome, e il verso del Pascoli: “nel solingo Achilleo di Corfù”. Inutile, adesso, ridurlo a quello che è: per me è ancora bello: pieno di silenzio, e di una lontana musica settecentesca. […] Il mare si fa specchio. […] Forse consiste, l’essere isole, in quella leggerezza d’uccello appena posato, e in quell’irremovibilità, insieme, di statue che si debbono aggirare.

E voi, tenete un diario?
Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatolunedì 10 marzo 2003
modificatolunedì 10 marzo 2003