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La differenza che c’e’ tra Pel di Carota e Claudine…

Pel di Carota… (ed. Garzanti 1987)

Pel di carota… (ed. Garzanti 1987) è, in letteratura, uno dei primi adolescenti a raccontare la propria storia, ma non esattamente in prima persona. L’autore del romanzo, scritto nel 1894, è Jules Renard, e Pel di carota (dal colore dei capelli) è lui stesso, il piccolo Jules, che nel corso della narrazione cresce, dalle scuole primarie passa al liceo, perennemente accompagnato dai due comprimari vessatori, il fratello maggiore Felice e la sorella Ernestina, che adombrano l’autentico fratello maggiore dello scrittore francese, Maurice, e la sorella Amélie. Nel libro c’è un po’ di tutto: bozzetti paesistici e ritratti in primo piano, prosa e teatro, didascalie di fotografie (nella sezione intitolata L’Album di Pel di Carota), scambi epistolari, colpi di scena, ricordi di un’infanzia triste ed a volte crudele. Infatti la caleidoscopica storia di Pel di carota, il bambino di cui persino sua madre non ricorda il nome, il bambino dall’anima di lepre, dove fa buio, si articola in capitoli costruiti in parte come raccontini a sé, ed in parte come brani di un copione teatrale, con l’attribuzione di ruoli diversi ai membri della famiglia Lepic (cioè, la famiglia Renard).

E di Pel di carota si conoscono due edizioni: per adulti e per bambini; considerato per decenni un classico della narrativa per l’infanzia, dal romanzo vennero espunti a questo scopo alcuni capitoli che davano del protagonista, bambino di circa otto anni, un’immagine del tutto opposta a quella del poveretto maltrattato ed incompreso, capitoli in cui Pel di carota assume una veste sadica di torturatore di piccoli animali che cozzava con l’immagine del fanciulletto infelice cucitagli addosso, per non parlare dei risvolti torbidi legati ad alcuni episodi che coinvolgono Violone, un assistente di collegio nel capitolo intitolato Le guance rosse, che si conclude con il grido di Pel di carota “Ho le guance rosse quando voglio!” . Le ultime due Lettere che il ragazzo e suo padre si scambiano confermano ciò che già sappiamo: la totale distonia fra il ragazzo ed i suoi genitori; mentre il padre infatti si domanda, perplesso, se per caso al figlio stia per dar di volta il cervello, dal momento che Non è il tuo stile consueto e parli di cose strane che non mi sembrano né di mia né di tua competenza. […] A proposito di cosa, dimmi, quella tua uscita sulla primavera quando siamo in pieno inverno? Cosa vuoi dire? Hai bisogno di una sciarpa? La tua lettera non è datata e non capisco se l’hai indirizzata a me o al cane. Perfino la tua grafia è diversa, e la disposizione delle righe [il grassetto è mio, n.d.r.]e la quantità delle maiuscole mi sconcertano. Insomma hai tutta l’aria  di prendere in giro qualcuno. Suppongo che si tratti di te stesso e mi preme fartene non certo una colpa, ma l’osservazione. Questa la lapidaria, disperata risposta:

Mio caro papà,

Una parola in fretta per spiegarti la mia ultima lettera. Non ti sei accorto che  era  in versi.” 

Tutta diversa è Claudine, che nel romanzo Claudine a scuola  (ed. BUR Rizzoli 1991) irrompe con baldanza dalle pagine che Colette, l’autrice, ci offre con piglio ancora una volta autobiografico, si guarda intorno con decisione e curiosità, descrive a colpo sicuro le compagne di collegio, stringe amicizie e rompe legami così come fanno i ragazzi: e sarebbe interessante vedere per esempio il corrispettivo maschile dei gruppi di coetanei nel Gran Meaulnes di Alain-Fournier (ed. Mondadori 1974). Lei, la protagonista di molte altre Claudine, programmaticamente dice subito: Mi chiamo Claudine, abito a Montigny; vi sono nata nel 1884; probabilmente non vi morirò. E’ una palese dichiarazione d’intenti; ma Claudine, che a scuola non se la passa poi male perché non vuole, per il momento, lasciare Montigny ed i suoi boschi magici, anche se è orfana di madre e discretamente trascurata dal padre il quale non vede niente, lui, non si occupa di me, completamente preso dai suoi lavori, precisa allegramente Io mi ci trovo, in questo strano ambiente, e passa poi a parlarci delle sue compagne, da Anais la lunga (bugiarda, disonesta, adulatrice, traditrice) alle gemelle Joubert (le scorticherei volentieri) a Claire (che ha passato tutta la sua vita scolastica ad innamorarsi ogni otto giorni) ed a Marie Belhomme (col cervello e il giudizio di una bambina di otto anni un po’ indietro).

E voi, vi ci trovate in questo ambiente ?

 

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatovenerdì 15 novembre 2002
modificatomartedì 26 novembre 2002