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Fior di libri

Giardini di delizie, giardini di simboli

Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo di Duccio Demetrio (ed.Meltemi 2000) è un libro davvero unico: partendo da (e ritornando a) poesie associate a dipinti e corredate da un sottofondo musicale suggerito per ognuna delle combinazioni rime-pittura illustrate nell’opera, l’autore ci conduce, attraverso un itinerario discreto e fascinoso, dentro ai giardini, reali o immaginati, che costituiscono i modelli simbolici di altrettante dimore.

Lo scopo è quello di favorire, per ognuno dei pellegrini di questo viaggio, la costruzione di un proprio personale giardino imparando a conoscere più a fondo se stessi e gli altri: perché, come dice il verso di copertina, “noi siamo il giardino che celiamo dentro”: l’interrogativo del titolo Di che giardino sei  dunque si può tradurre con chi sei .

Dopo aver individuato quattro categorie di appartenenza per le varie specie di giardino, e precisamente: le dimore definitive, per chi vuol sostare guardando indietro a riflettendo, le dimore indefinite, di chi invece preferisce giardini che mantengono tutta la loro indefinitezza e mobilità per sostarvi temporaneamente e ripartire subito, le dimore rassicuranti,  per chi ama tutto ciò che ha contorni precisi e perciò sceglie di attardarsi entro spazi chiusi e protetti, e da ultime le dimore meditative, giardini di chi ha ormai trovato ciò che cercava e sente il bisogno del raccoglimento e della meditazione, alla fine del libro si propone un gioco: scegliete l’immagine del giardino (sono sette per ciascuna delle quattro dimore) che più vi somiglia, poi vi spiegheremo cosa significa.

Se avete fatto caso, quattro sono le dimore come quattro sono le case astrologiche (aria acqua fuoco terra) cui corrispondono tre segni zodiacali per ciascuna, uno per ogni mese dell’anno: ma bisogna leggerselo tutto, questo libro, per afferrarne la complessità e le molteplici interconnessioni: suggestive sono ad esempio le titolazioni di ciascun giardino proposto nella rosa dei sette per ciascuna sezione, e chi vuole sbizzarrirsi a cercare legami e riferimenti con il proprio segno trova pane per i suoi denti: tanto per dirne una, a me è subito piaciuta l’immagine del giardino lunare (dipinto: Le rêve, di Pierre Puvis de Chavannes, 1883; versi di A. Rimbaud; musica di Claude Debussy), e io sono del cancro.

Rimaniamo per un momento in questa atmosfera  incantata, e visitiamo Il giardino delle piante di pepe, di Wang Wei, poeta cinese vissuto attorno al IV° secolo a.C., che in questa delicata composizione si rivolge alle figlie del leggendario imperatore Yao: Una coppa di cassia / saluta la nobile stirpe, / i fiori di malva / li dono al dolce amico. / Offro essenza di pepe / sopra il tappeto di smeraldo: […] Rosse spine / impigliano le nostre vesti, profumi ed aromi / seguono il tuo passaggio. /

Un altro celebre giardino è naturalmente Il giardino dei ciliegi  di Anton Cechov (ed.Einaudi 1966), poema teatrale della sofferenza e del mutamento (Fergusson) che si apre con queste parole: “Atto primo. La camera che fino ad oggi s’è chiamata dei bambini. […] E’ l’alba: tra poco sorgerà il sole. E’ già maggio, i ciliegi sono in fiore, ma nel giardino fa freddo, c’è la brina.” Ed il quarto atto, l’ultimo, si chiuderà con il rumore infinitamente triste delle scuri che iniziano a tagliare i ciliegi segnando con ciò la fine del giardino che dà il titolo all’opera:

“Escono. La scena resta vuota. Si sente chiudere a chiave tutte le porte, poi le carrozze partono. Si ristabilisce la calma. In mezzo al silenzio, risuona il suono sordo della scure che si abbatte su un albero: un suono solitario e triste. […] Compare a questo punto Firs, il vecchio domestico abbandonato nella casa ormai vuota: “La vita è passata, – dice – e io … è come se non l’avessi vissuta.” Poi “Si sente un suono remoto dal cielo: il suono d’una corda di violino che si spezza, un suono triste, moribondo … Torna il silenzio, e si sente solo, lontana, la scure che s’abbatte su un albero.

Sipario.” 

Si muove su tutt’altro versante, invece, La febbre dei tulipani di Mike Dash, originale ed accattivante “biografia” di un fiore, che racconta non soltanto gli aspetti storico-economici legati alla coltivazione ed al commercio dei tulipani in Olanda nel Seicento, ma anche l’avventura di un fiore e dei molti uomini che vi si dedicarono: viaggiatori, botanici, imperatori e banchieri. Il sottotitolo è infatti: storia di un fiore e degli uomini a cui fece perdere la ragione.

 

E’ primavera …

Immagini

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatomartedì 22 aprile 2003
modificatomartedì 22 aprile 2003