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Percorsi a zigzag tra figure e racconti al femminile

"Questa donna è un pezzo di umanità preistorica, primordiale. Si dice di ammirarla per la sua arte. Non è vero. Nessuno sa spiegare cosa sia l'arte per la Borelli, perché essa non esiste. La Borelli non sa interpretare nessuna creatura diversa da stessa. […] La Borelli rappresenta in quel momento [1917-18, n.d.r.] l'Italia di D'Annunzio, di Sem Benelli, di Marinetti, l'Italia che giustifica ed esalta la bella morte, che vive nel culto del bel gesto."  Francesca Bertini e le dive del cinema muto  (ed. UTET 1999), di Fabio Bianchi, è un interessante studio sulle protagoniste cinematografiche degli anni Venti, quando la resa interpretativa di emozioni e situazioni, in assenza del sonoro, era affidata alla sola espressività corporea e soprattutto alla mimica facciale; il ruolo femminile era di conseguenza enfatizzato nei due versanti consueti, quelli dell'angelo domestico ed il suo opposto speculare, la sirena-demonio tentatore e veicolo di perdizione.

"Percioche la donna è mezo uomo così ella può anche essere mezo cortigiano", sostiene il poligrafo piacentino Ludovico Domenichi nel non troppo lontano, quanto ad idee, secolo XVI° (cit. in: Isabella Sforza e i letterati del suo tempo, di Maria Elena Roffi Chinelli (ed. Piacenza 1992). Cos'era sconveniente per una donna di Corte nel Cinquecento? Ma la comicità, le buffonerie, facetie, motti da  far ridere, simulatione et dissimulatione, che costituiscono l'esatta antitesi di pudicizia et semplicità, temperantia, modestia, continentia, abstinentia, sobrietà ma soprattutto (niente di nuovo sotto il sole) taciturnità. Insomma bisogna star zitte: perché? Perché Iddio ci scampi dalle dottoresse / (Se pur nel nostro secolo si danno) / Che, la toga indossando e le brachesse, / Voglion parlar di quello che non sanno; / E spiattellando errori madornali / brillar si credon fra le loro eguali. (in: La Stella del Po, strenna popolare dell'anno 1856).

E allora ascoltiamone una, di queste presuntuose: Continuamente mi sento chiedere: "Come le è venuta la passione per l'astronomia? L'ha avuta fin da piccola?" A sentir parlare di passione arriccio il naso. Infatti le passioni di solito durano poco e, del resto, se sono diventata astrofisica è stato un po' per caso. In questo mi trovo in buona compagnia perché uno dei più famosi astrofisici di questo secolo, Harlow Shapley, racconta che, dovendo iscriversi all'università e non avendo le idee chiare in proposito, prese l'elenco dei corsi offerti e poiché astronomia era il primo in ordine alfabetico, scelse quello." Con queste parole Margherita Hack inizia la sua autobiografia (Margherita Hack l'amica delle stelle. Storia di una vita. Ed. Rizzoli 2000), che non è solo il racconto di una vita ricca e piena e della formazione umana e culturale di una grande scienziata, ma anche un viaggio appassionante dentro l'universo, attraverso le ricerche dell'autrice e le principali scoperte dell'astrofisica degli ultimi decenni; ed è anche la testimonianza di una partecipazione civile alle vicende della società italiana e la difesa, tenace e partecipe, del metodo scientifico contro le tante forme di superstizione ed irrazionalismo che fioriscono ai giorni nostri.

E che dire della signora Rodriguez, protagonista del romanzo di Martha Cerda La borsa della signora Rodriguez (ed. Il Saggiatore 1999), che con le sue avventure imprevedibili e piene di sorprese sta a dimostrare, invece, che il registro comico e surreale non è estraneo alla vena letteraria femminile: donna l'autrice, donna la signora che descrive nel suo libro, fantastico e satirico insieme. Le storie che qui s'intrecciano l'una all'altra in un intricato sistema di rimandi (il titolo originale spagnolo infatti è La señora Rodriguez y otros mundos) scavano nell'esperienza personale vissuta da una donna attraverso quelli che si potrebbero chiamare un po' arditamente simboli concreti.: "La signora Rodriguez, nell'affrontare le giornate un po' grigie di una vita borghese, può contare su un alleato speciale: la sua borsetta. […] è un pozzo senza fondo dove la protagonista custodisce di tutto: kleenex, ricette, il certificato di morte di una suocera invadente, un succhiotto ed un chewing gum appiccicoso dei suoi figli, che nel frattempo erano diventati grandi, una rosa ormai secca regalatale dal marito vent'anni prima. E non solo: ci sono la pistola di Pancho Villa, un calendario azteco, la mappa della fonte dell'eterna giovinezza, una fotografia con dedica da parte di un ammiratore, un certo Dorian Grey." [dal risvolto di copertina, n.d.r.].

Mi ricorda un po' la valigia di Mary Poppins …    

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatomartedì 13 maggio 2003
modificatolunedì 19 maggio 2003