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Immagini, allo specchio?
… immagini DELLO specchio …
“Basta un’occhiata allo specchio, per credersi altri” dice Montale nei Travestimenti (Mondadori 1990). Ed indipendentemente dalla sua forma, o dalla sua destinazione d’uso, lo specchio è sempre il punto d’incrocio in cui realtà e finzione si sfiorano e si confondono, talvolta con risultati inquietanti. Gli alter ego evocati dallo specchio e dalle immagini che esso contiene, o forse cattura, si associano da un lato allo schermo digitale, specchio parallelo che rende visibili mondi non reali, e dall’altro si riconnettono alla categoria letteraria del doppio, fantasma incorporeo per mezzo del quale si realizza un’inscindibile unione fra l’oggetto ed il suo riflesso speculare.
Immagine di un’altra immagine, lo specchio riflette per definizione, ed una stessa parola designa tanto il pensiero quanto l’operazione del rispecchiamento.
Vi ricordate Attraverso lo specchio di Lewis Carroll, l’autore del più famoso Alice nel paese delle meraviglie? Nel racconto, Alice parla al suo gattino descrivendogli a modo suo le caratteristiche della Casa dello Specchio, ambiguamente sospese fra immaginario infantile e deformazione allarmante. Ascoltiamola:
Credi che ti piacerebbe stare nella Casa dello Specchio, micino? Chissà se ti darebbero il latte anche là. [om.] Ma adesso, micino, arriviamo al corridoio. Se si lascia spalancata la porta del nostro salotto si vede un pezzetto di corridoio della Casa dello Specchio, e quel pezzetto è proprio uguale al nostro, ma il resto potrebbe essere diverso [il grassetto è mio, n.d.r.] Subito dopo Alice fa’ finta ma non troppo, come si vedrà in seguito, che il vetro sia non una superficie solida e compatta, quanto piuttosto una sorta di velo, di nebbia e che di conseguenza sia semplice oltrepassarlo; ma ecco che la realtà diventa proprio quella, Alice è davvero entrata nella Casa dello Specchio, ed inspiegabilmente si trova appoggiata sulla mensola del camino, senza sapere esattamente come ci è arrivata. Che divertimento sarà – pensa – quando mi vedranno attraverso lo specchio e non potranno toccarmi!
Il cerchio si è chiuso: la Casa dello Specchio non è una finzione per bambini, è una vera casa dove Alice è transitata e che la isola dall’altra casa, la sua.
Ma c’è anche qualcuno che lo specchio non può riflettere, perché non è umano: l’assenza di immagine speculare nel
Dracula (BUR Rizzoli 1998) di Bram Stoker, il vampiro per antonomasia, rappresenta in maniera esemplare non tanto, o non solo, la sua anomalia, il suo essere determinato da una sorta di deformità la cui origine si perde ormai nella notte dei tempi, quanto invece una volontaria estraneità, scelta liberamente dal conte per isolarsi (come Alice, no?) dal resto del mondo del quale a tutti gli effetti non fa parte. E lo specchio è lì a dimostrarlo.
Nulla di meno narcisistico si potrebbe pensare per questi specchi visitati ora: eppure una delle funzioni principali di quest’attrezzo polisenso è proprio quello di fornire una base concreta per l’autovalutazione estetica della propria persona, o meglio della propria apparenza. Il dove ed il come sono molteplici: ci si può specchiare in un coperchio da cucina, nella vetrina di un negozio, in un pavimento di parquet, in tutte le superfici molto lucide; ci si può specchiare con civetteria, con soddisfazione, o con apprensione, ma sempre per una forma di controllo su se stessi.
Scrive Barbey d’Aurevilly: L’armadio a specchio è come un grande lago dove vedo navigare le mie idee insieme alla mia immagine… ,
mentre Yeats nella poesia Due alberi, in Poesie (Mondadori 1991) ammonisce:
[…]
Non ti guardare più allo specchio amaro
Che i demoni ci pongono di fronte, passando,
[…]
E voi, riflettete davanti allo specchio? O dentro?
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | giovedì 28 novembre 2002 |
| modificato | martedì 7 gennaio 2003 |
