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Lettere su lettere

… scritte da scrittori …

A Dymphna Ellis. 2 dicembre 1867.

Cara miss Dymphna, dal momento che Mr Dodgson mi ha chiesto di scrivere al posto suo, mando queste poche righe per dire che le ha mandato una copia di “Aunt Judy‘s Magazine”, affinché possa leggere la storiellina che ha scritto su Bruno e me. Cara miss Dymphna, se verrà giù nel nostro bosco sarò molto lieta di vederla, e le mostrerò il bel giardino che Bruno mi ha fatto.

La sua affezionata amica fatina

Sylvie.

Così scriveva Lewis Carroll, il Mr Dodgson citato nella lettera, inventandosi un’identità di fatina scrivente per deliziare le sue numerosissime corrispondenti bambine; come questa ce n’è un’altra lettera scritta dalle fate: di ridottissime dimensioni e redatte con una grafia minuscola per la quale Carroll usò uno strumento del mestiere, la penna da cartografo, sono leggibili solo con la lente, e sono raccolte nel suggestivo volume Cara Alice…Lettere di Charles Lutwidge Dodgson. (ed. Einaudi 1985). Il reverendo, professore di matematica ad Oxford, scrisse una incredibile quantità di lettere sia a bambini che ad adulti: per esempio, è preziosa la missiva spedita nel giugno 1864 al drammaturgo Tom Taylor, che progettava di realizzare una versione teatrale della “Fiaba” ideata dall’autore britannico. Dice infatti Carroll nel poscritto: Sarei molto felice se mi aiutasse a decidere un titolo per la mia fiaba, che Mr Tenniel […] mi sta ora illustrando, e che spero di far uscire prima di Natale. L’eroina passa un’ora sottoterra, e incontra vari uccelli, animali, ecc. (non [sottol. Di Carroll] fate), dotati di favella. Il tutto è un sogno, ma questo [sottol. Di Carroll] non voglio sia rivelato fino alla fine. Dapprincipio pensai a Le avventure di Alice Sotto Terra, ma questo è stato dichiarato troppo simile a un libro scolastico, in cui si somministrano nozioni dissimulate sulle miniere; poi ho preso L’ora Dorata di Alice, ma questo l’ho scartato, avendo un oscuro sospetto che esista già un libro intitolato Le Ore Dorate di Lily. Ecco gli altri titoli cui ho pensato:

L’autore dichiara di preferire Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, che sarà quasi quello definitivo, ma la cosa più simpatica qui è l’arguta pignoleria con la quale il nostro sistematizza tutte le possibili opzioni, con una passione per la grafica applicata al superfluo che troveremo in tutto l’epistolario, dove fra l’altro compare un suo autoritratto schizzato a penna nel quale si propone con una mano che copre tutto il viso tranne gli occhi, dall’espressione fra l’allibito ed il terrorizzato: ti mando una cosetta – dice – per darti un’idea di come sembro quando faccio lezione. 
Di tutt’altro tenore è ovviamente l’epistolario di Cesare Pavese, raccolto nei due volumi di Lettere pubblicate da Einaudi nel 1966: San Valentino è appena passato, ma ci piace comunque ricordare cos’era l’amore per questo artista che al dio sconosciuto ha pagato davvero un prezzo altissimo:
C’è qualcosa di più assurdo dell’amore? Se lo godiamo fino all’ultimo, subito ce ne stanchiamo, disgustiamo; se lo teniamo alto per ricordarlo senza rimorsi, un giorno rimpiangeremo la nostra sciocchezza e viltà di non avere osato. L’amore non chiede che di diventare abitudine, vita in comune, una carne sola di due e, appena è tale, è morto. A pensarci, si viene matti. E’ inutile, l’amore è vita e la vita non vuole ragionamenti. La lettera, del 15 settembre 1932, era indirizzata ad Elena, collega di Pavese all’epoca in cui entrambi insegnavano nei licei; un mese dopo lo scrittore chiudeva con questa frase un’altra lettera per Elena: Scrivimi quello che pensi tu in questi giorni, sarà come baciarci.
 
E voi, che lettere scrivete?
Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatomartedì 18 febbraio 2003
modificatogiovedì 20 febbraio 2003