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Il miglio numero otto

… che non è il miglio verde, ed Eminem è solo un pretesto …

... per parlare di letteratura on the road: infatti “Eight mile”, film interpretato da mr. Marshall Mathers ovvero M’n M = cioè Eminem, può collocarsi a buon diritto proprio nell’ambito di quel filone letterario e cinematografico, a sfondo per lo più autobiografico, di cui è ricca la letteratura americana moderna, che si caratterizza per la presenza di testi dominati dalla ricerca di esperienze estreme, da ribellione e disperazione, e da un’ambientazione solitamente metropolitana  e degradata.

Ma non è subito così, per lo meno non lo è per Jack London, vero capostipite del genere: Io sono diventato vagabondo – bè, per come sentivo in me la vita, per la sete di vagare che avevo nel sangue e non mi dava pace. […] Sono andato per “la Strada” perché non potevo starne lontano; perché non avevo nei jeans i soldi per un biglietto di treno; perché ero fatto in un modo che non ce la facevo a lavorare  tutta la vita “nello stesso turno”; perché – bè perché è stato più facile farlo che non farlo. Così Jack London in Ragazzi della Strada e “gatti allegri”, primo dei nove racconti de La Strada (ed. Einaudi 1997), nei quali lo scrittore descrive i viaggi ed i percorsi della sua giovinezza, vissuta spostandosi da clandestino (=hobo) sui treni merci, e gli incontri con altri personaggi che come lui vagabondavano, ai margini della società e della legalità, attraverso l’America fine Ottocento: alcolizzati, mendicanti di professione, ladri eccezionalmente capaci e poliziotti furiosamente ostili. Prosegue lo scrittore: C’era tutto un mondo che mi chiamava in ogni singola parola pronunciata – un mondo di aste e parapetti, vagoni ciechi e vetture Pullman, tori e carri di servizio, dormite e masticate, pizzicate e fughe, duri e stracciaroli, pivelli e professionisti. E tutto questo si chiamava Avventura. Quindi niente rabbie nè angeli di desolazione e disperazione, niente eccitanti né esperienze stravolgenti: qui ci sono solo gatti allegri, il cui unico scopo e l’Avventura, con la “A” maiuscola. Ed emblematico di quest’universo altro è proprio il linguaggio: uno slang ampio ed articolato, che è lo scrittore stesso a spiegarci: così monica sono i nomignoli assegnati agli hoboes dagli altri compagni di vagabondaggio, per esempio Yellow belly significa Pancia Gialla, Pacific Slim vuol dire lo Smilzo del Pacifico, e Burley Bo è Bo il Nodoso; tori  sono i poliziotti, e mulligans le zuppe o gli stufati fatti di avanzi, o recuperati dai cibi dati in elemosina: ogni mulligan è quindi una ricetta a sé; bindle-stiff è un vagabondo che lavora, e bindle è il suo fagotto di coperte. Ed a questo punto sottoscriviamo in pieno quanto afferma il traduttore, Maurizio Maggiani, all’inizio della sua Nota all’edizione Einaudi, per la collana Scrittori tradotti da scrittori: London è per me fratello e compagno. Fratello e compagno. E nel ripeterlo mi riempie di orgoglio la certezza di coprirmi di ridicolo. E così rincaro la dose: vorrei averlo conosciuto, vorrei avergli potuto toccare la spalla, sorridergli aspettandomi di essere ricambiato; vorrei che non fosse morto mai, ma che avesse potuto trovare una compagna migliore, una barca migliore, un paese migliore, un’epoca più buona.

Stesso titolo ma tutt’altro scenario è invece quello descritto ne La Strada di Clarence Cooper jr (ed. Baldini&Castaldi 1998): qui il contatto con La Strada era simile a quello con la carne morta. Scrittore afroamericano nato a Detroit, la città di Eminem, Clarence Cooper conosce bene ciò di cui parla: un mondo senza speranza abitato da tossicodipendenti come lui, spacciatori, ex-carcerati e prostitute. E naturalmente da agenti di polizia.  In occhiello al testo, un’epigrafe dal sapore vagamente rap recita: Se ti capitasse, lungo la strada, / d’incontrare i Cacciatori Affamati, / evitali, / altrimenti ti divoreranno. E Jack Kerouac asserisce, nel suo Viaggiatore solitario, (ed.SugarCo 1987): L’ hobo è figlio dell’orgoglio, non ha niente da spartire con la comunità ma solo con se stesso, gli altri hobo e forse un cane – Gli hobo vicino alle banchine ferroviarie di notte si preparano enormi latte di caffè. […] E dunque non è poi così fuor di luogo, prosegue lo scrittore, sostenere che Gesù era uno strano hobo che camminava sull’acqua.

E voi, chi avreste voluto conoscere? Con chi preferireste vagabondare?

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatolunedì 31 marzo 2003
modificatolunedì 31 marzo 2003