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MODE (M)
Moda e immagine, immagine della moda e via incrociando: moda con moda, modem con modem, immagine con immagine
Se Kristen ITC (ITC: chi sa cosa vuol dire scagli la prima pietra) avesse una storia con il Poor Richard, Gigi come la prenderebbe? E che farebbero poi Calisto, Giorgia e Albertus (MEDIUM: cioè? Fa il medium di mestiere? Oppure è un riferimento ad altre cose…). Ebbene sì: WordArt, signori: arte della parola, e in fondo basta aggiungere una M (in fondo) perché tutto cambi.
E dunque è un giocare coi font quello che vi proponiamo; prima dunque bisogna saperne un po’ di più:
Tipografia digitale, di Marvin Bryan (McGraw-Hill 1998): libro non recentissimo ma ancora importante per chiunque voglia addentrarsi nelle oscure foreste delle letterine [sic] elettroniche. Senza gonnellini luccicanti. O forse sì: caratteri con grazie, caratteri senza grazie, caratteri Old Style, caratteri transitional, caratteri moderni, caratteri display e fantasia, caratteri bold (grassocci): ad ognuno il suo (carattere!). A proposito, lo sapete come si dice personaggio in inglese? Character. Il libro offre una trattazione esauriente sui font disponibili per PC: come identificarli, come reperirli, ed anche come crearne di nuovi, sfruttandone al meglio tutte le possibilità ed illustrando alcune modalità ottimali per gestire, modificare ed addirittura inventare caratteri tramite programmi specifici. Insomma, informatica per immagini, informatica per le immagini. Perché anche le parole sono, o possono essere, immagini, soprattutto se digitali. E compagnia bella, direbbe Holden Caulfield. O almeno credo (direbbe sempre lui).
Ma il punto di partenza, la parola MODE senza la M che conclude, rappresenta l’altro versante di un dialogo di immagini che attraversa le parole in una maniera del tutto diversa, considerandole e trattandole come oggetti, un po’ alla maniera dei futuristi italiani (do you rememeber Marinetti?): sulla moda c’è tantissimo a livello editoriale; proviamo per esempio a sfogliare
Disegno di moda di Carla Cella (Hoepli 1993): il libro si divide in tre parti: la prima parla di Strumenti, materiale e tecniche grafiche contemporanee;
nella seconda, Disegno e moda, vengono descritti dettagliatamente i temi principali, gli schemi ed i riferimenti tecnici necessari per la realizzazione del disegno, e la terza parte, Argomenti, ci propone alcuni scritti sulla moda di esperti provenienti da aree diversissime fra loro, dall’antropologia alla fotografia, contribuendo così, insieme alle prime due sezioni, ad arricchire un progetto complessivo che mira tanto ad informare sugli aspetti più strettamente tecnici della professione di disegnatore/disegnatrice di moda, quanto, più in generale, ad affinare il gusto estetico ed il livello creativo di chi legge.
Una Storia della bellezza: canoni, rituali, belletti (AA.VV., Electa/Gallimard 1997) ci intriga a questo punto: il libro, un volumetto breve ma bello come l’argomento di cui si occupa, si suddivide in una prima parte, dal taglio cronologico, che organizza in cinque capitoletti la storia della bellezza e dei modi per mantenerla, aumentarla, conservarla, partendo dall’antico Egitto per approdare all’attualità (titolo del capitolo: Il corpo che verrà), ed in una seconda parte che accoglie testimonianze e documenti di saggisti e scrittori, come Baldassar Castiglione e Stendhal. Sul verso di copertina, un sonetto di Shakespeare, i cui primi tre versi: Il mio occhio s’è fatto pittore / e ha ritratto l’immagine della tua bellezza / sul quadro del mio cuore; non possono non ricordarci Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde (Oscar Classici Mondadori 1997) là dove il pittore, Basil Hallward, confida all’amico lord Henry Wotton all’inizio del romanzo:
“Harry, […] ogni ritratto dipinto con amore è il ritratto dell’artista, non del modello. Il modello non è che l’occasione, un pretesto. Non è il soggetto che viene rivelato dal pittore. E’ il pittore che, sulla tela dipinta, rivela se stesso. Non voglio esporre il quadro perché temo di aver palesato in esso il segreto della mia anima.”
E poco oltre dirà: “Dorian Gray è per me soltanto un tema [grassetto mio, n.d.r.]. Voi non potete trovarvi niente. Io ci vedo tutto.”
E voi, di che libro siete?
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | venerdì 15 novembre 2002 |
| modificato | martedì 19 novembre 2002 |
