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Oltre il confine ……

non solo geografico….

Cormac McCarthy, che ha scritto Oltre il confine (ed. Einaudi 1995), è l’autore dell’ancora più noto Cavalli selvaggi  (ed. Einaudi 1996): ambientato in Texas alla fine degli anni Quaranta, il libro è sia un romanzo di frontiera  dove i protagonisti, due cowboy che si lasciano tutto alle spalle, varcano nel loro viaggio confini reali e simbolici attraversando territori che, nella loro intatta maestosità, sfidano ed oltrepassano ogni categoria temporale, che un romanzo di formazione, sgranato sull’itinerario che porterà John Grady Cole, il suo amico Rawlins ed il loro selvaggio compagno di strada Blevins sino alle asprezze ed alla desolazione dei monti messicani.

Ecco, proprio all’inizio, la solitaria cavalcata di Cole al tramonto, fuori dal suo ranch: “Spinse il cavallo nella direzione che prendeva sempre, là dove la diramazione occidentale dell’antico sentiero Comanche, uscendo dal territorio dei Kiowa a nord, proseguiva verso sud […]. Era l’ora che preferiva da sempre, l’ora delle ombre lunghe, quando nella luce rosata e obliqua l’antica strada prendeva forma davanti ai suoi occhi come un sogno del passato nel quale i cavalli dipinti e i cavalieri di quel popolo perduto, con le facce istoriate, i lunghi capelli a treccia e le armi per combattere la guerra della loro vita, scendevano da nord […]” 

Temi ed aspetti della letteratura western, ampiamente utilizzata dal cinema, emergono anche in alcuni romanzi di John Steinbeck: prendiamo ad esempio La valle dell’Eden (ed.Mondadori 1974, per i Capolavori della Medusa). La prima, celebre versione cinematografica del 1955, per la regia di Elia Kazan, è interpretata da James Dean con Julie Harris e Raymond Massey; nella trama del film ritroviamo gli eventi ed i personaggi del romanzo di Steinbeck: un giovanotto pieno di complessi (James Dean per l’appunto) ambisce all'affetto ed alla stima del padre ma è nello stesso tempo innamorato della ragazza del fratello. Ad un certo punto scopre che la madre, creduta morta, in realtà gestisce un bordello e, per invidia e gelosia, lo rivela al fratello sgretolando così i già fragili equilibri familiari. Nel primo capitolo Steinbeck ci descrive il paesaggio della sua infanzia, quella valle del Salinas  che costituisce lo scenario della storia, e poi ricorda: “Ricordo i nomi che da bambino davo alle erbe e ai fiori nascosti. Ricordo dove si trova il rospo e a che ora si svegliano d’estate gli uccelli - e l’odore degli alberi e delle stagioni - che aspetto aveva la gente e come camminavano; ricordo anche il loro odore. La memoria degli odori è molto tenace.”  

Nella dedica all’amico Pascal Covici, l’autore ci fornisce un’ottima definizione di ciò che un libro può essere: “Caro Pat, mi hai pescato a intagliare nel legno una specie di statuina e mi hai detto: “Perché non fai qualcosa anche per me?”. Ti ho chiesto che cosa volevi e mi hai risposto: “Una scatola”. “Per farne che?” “Per metterci la roba dentro.” “[…]. Ecco, questa è la scatola. C’è dentro quasi tutto quello che ho, eppure non è piena. Ci sono dentro dolore ed eccitazione, sentimenti buoni o cattivi e pensieri cattivi e pensieri buoni – il piacere di disegnare e un po’ di disperazione e l’indescrivibile gioia della creazione. E oltre a tutto questo, in cima, tutta la gratitudine e l’amore che ho per te.

E la scatola non è ancora piena.”

Anche le donne hanno viaggiato nel West e ce lo hanno raccontato: Una lady nel West. Tra pionieri, serpenti e banditi sulle Montagne Rocciose è il titolo del libro che raccoglie le lettere, originariamente indirizzate alla sorella e successivamente pubblicate nel 1879, scritte da Isabella Lucy Bird, che viaggiò per tutta la sua vita e testimoniò in numerosi libri le sue esperienze; nella Nota alla seconda edizione Isabella descrive, ”a beneficio delle donne viaggiatrici” l’abbigliamento che usa durante i suoi viaggi, che ”consiste in una giacca sagomata, una gonna lunga fino alle caviglie e pantaloni alla turca chiusi da un’arricciatura sopra gli stivali: una tenuta molto pratica e femminile, adatta alla montagna e ai viaggi disagevoli in qualunque parte del mondo”.

E, nella lettera 15, ci dà un colorito spaccato della sua vita coi pionieri: “E’ così facile vivere con gli uomini; non si agitano mai, non brontolano, non si lamentano, non fanno storie per ogni cosa. Dovresti vederci al mattino, in cucinino […] Vedresti Kavan accanto alla stufa mentre sta friggendo la cacciagione, me che lavo i piatti della cena e Buchan che li asciuga, oppure tutti e due che cucinano mentre io spazzo il pavimento. […] Verso il tramonto ognuno esce a sbrigare le sue faccende, Kavan va a spaccare la legna, Buchan a prendere l’acqua, io lavo i secchi del latte e abbevero i cavalli.

Bhe, sembrerebbe semplice. Sembrerebbe. E poi, è davvero così facile?

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Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatogiovedì 24 luglio 2003
modificatogiovedì 24 luglio 2003