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“…proprio nei giorni che più infuriava il carnevale …”

Tra dame camuffate da filosofi, assassini blasonati, musi di bestie, tessuti preziosi e servi affamati

Per Edgar Allan Poe nel racconto La botte di Amontillado (in: Opere scelte; ed. Mondadori 1995) la qualità peculiare del periodo carnevalizio è paragonabile ad una tempesta, un uragano: infuria, infatti, proprio come un tifone, nel quale si scatenano ciecamente tutti gli elementi naturali più catastrofici ed incontrollabili.

Nella storia narrata qui il protagonista, Montrésor, che racconta in prima persona, ci dice del suo odio per Fortunato, italiano sedicente intenditore di vini che lo ha insultato, e nei confronti del quale giura di vendicarsi. E lo farà, proprio durante il carnevale, in occasione del quale gli capita d’imbattersi proprio nel suo nemico, che 
Doveva aver bevuto parecchio. Ed era mascherato. Indossava un vestito aderente, a colori contrapposti, e portava in testa un cappello conico adorno di sonagli che ogni tanto sottolineeranno, con il loro funesto tintinnio, alcuni momenti decisivi della vicenda come ad esempio, nel finale, allorché Montrésor, l’assassino, spinge la fiaccola all’interno della cripta in cui ha murato vivo il suo nemico e dalla quale non venne altro che un tintinnio di sonagli.

Dal macabro carnevale dello scrittore statunitense a quello interpretato nel 1925 dagli otto protagonisti, quattro donne e quattro uomini, del Carnevale di Karen Blixen (in: Carnevale [ed altri racconti]; ed Adelphi 1990); curiosamente, una delle quattro signore indossa un costume maschile e viceversa uno degli  uomini si presenta in abiti femminili:  La compagnia, per cominciare dalle signore, era così composta: un Pierrot di Watteau, Arlecchino, il giovane Søren Kierkegaard – il  geniale, profondo, disperato filosofo danese degli anni Quaranta, una sorta di macabro dandy – e Camelia, della quale la scrittrice subito dopo dirà che in qualsiasi punto si fosse reciso il suo esile corpo con una lama affilata – il collo, il braccio, la vita o il ginocchio – si sarebbe ottenuta una sezione perfettamente circolare. Mentre più oltre ecco comparire i signori: Dei quattro uomini, la dama veneziana era il padrone di casa, marito di Pierrot. Il suo costume era il più prezioso di tutti, ed egli ne sfoggiava il tessuto argenteo e i broccati smaglianti, che ricadevano come una grande cascata sotto il chiaro di luna […] Anche uno dei suoi amici era mascherato da Arlecchino, e aveva scelto quel costume perché aveva promesso alla ragazza che l’avrebbe eclissata. Ma era un Arlecchino moderno, o futuristico…
L’intero brano, delizioso, procede tra vivide immagini di stoffe seducenti e tessuti fascinosi, in un caleidoscopio di colori e sensazioni quasi tattili: davvero un bellissimo modo per parlare del carnevale.

Ma cosa c’è di più classico di un carnevale autenticamente veneziano?

Nella sceneggiatura scritta Da Federico Fellini e Bernardino Zapponi per il Casanova (ed. Einaudi 1976) la didascalia d’apertura è la seguente:

Venezia. Strade e piazze. Esterno notte.  E prosegue: Venezia, durante i carnevale. La grande piazza, le strade adiacenti sembrano deserte nella notte. C’è però un clima di attesa, di sospensione. Da lontano si sente un rullo di tamburi, e di altri curiosi strumenti, dai suoni dissonanti e strani. I suoni si avvicinano. Compaiono qua e là le prime maschere, bizzarre figure che escono dalle vie, o si affacciano dai canali salendo su dalle gondole. Sono maschere d’ogni genere: arlecchini, pulcinella, musi di bestie, diavoli, draghi, ecc.

Concludiamo questa rapidissima carrellata su alcuni carnevali letterari con una citazione che, nell’essere scontata , non è meno indispensabile e centrale.

Stiamo ovviamente parlando del
Servitore di due padroni di Carlo Goldoni (ed. Einaudi 1965), e precisamente del celebre monologo del primo atto: qui il carnevale c’entra poco, quasi niente direi, se non fosse per  quella maschera e quel costume d’arlecchino che il protagonista della famosissima piéce indossa, e che per associazione d’idee siamo abituati a connettere a questo periodo del mese di febbraio.
Lamentandosi della taccagneria del suo padrone, il sempre affamato Truffaldino esprime una sua personalissima, esilarante metodica per misurare il tempo:
Mezzogiorno della città l’è sonà, che è mezz’ora, e el mezzogiorno delle mie budelle l’è sonà, che sarà do ore.

E voi vi divertite, a carnevale?

 

 

LE MASCHERE ALLO SPECCHIO: una bibliografia carnevalizia ma non troppo

Le collocazioni sono quelle delle opere che si trovano presso la Biblioteca Passerini Landi di Piacenza, e sono ottenibili in prestito anche tramite il servizio di prestito interbibliotecario.

1. MASCHERE

  • I giochi e gli uomini: la maschera e la vertigine / Roger Caillois
    Bompiani, 1981
    Collocazione:                      MAGAZZ. 17o.06.18
  • Maschere, libretti e libertini: il mito di Don Giovanni nel teatro europeo / Angelica Forti-Lewis
    Bulzoni 1992
    Collocazione:                       MAGAZZ. 16C.08.59
  • La via delle maschere / Claude Levi-Strauss
    Einaudi 1985
    Collocazione:                          DEWEY 306.47 LEV Vi

 2. DOPPIO

  • La semiotica e il doppio teatrale / a cura di Giulio Ferroni
    Liguori 1981
    Collocazione:                       MAGAZZ. 16H.09.34
  • Il teatro e il suo doppio: con altri scritti teatrali / Antonin Artaud
    Einaudi 1968
    Collocazione:                       MAGAZZ. 17C.06.42
  • Il fantastico / Remo Ceserani
    Il mulino 1996
    Collocazione:                       DEWEY 809.915 CES

 3. SPECCHIO

  • Gioco di specchi: saggi sull'uso letterario dell'immagine dello specchio / a cura di Agostino Lombardo
    Bulzoni 1999
    Collocazione:                       MAGAZZ. 16C.08.54 
  • Il lettore allo specchio: sul romanzo e la scrittura / Abraham B. Yehoshua ; a cura di Alessandro Guetta
    Einaudi 2003
    Collocazione:               ND YEH ABR
  • Lo specchio: rivelazioni, inganni e science-fiction / Jurgis Baltrusaitis
    Adelphi 1981
    Collocazione:                       MAGAZZ. 16E.04.63. 
  • Ulisse e lo specchio: il femminile e la rappresentazione di sè nella Grecia antica / Francoise Frontisi-Ducroux, Jean-Pierre Vernant
    Donzelli 1998
    Collocazione:                          DEWEY 305.40938 FRO

4. VENEZIA

  • La morte a Venezia / Thomas Mann
    Einaudi 1991
    Collocazione:               NT MAN THO
  • A Venezia... un dicembre rosso shocking e altri racconti / Daphne du Maurier
    Biblioteca universale Rizzoli 1980
    Collocazione:  Biblioteca Comunale di CARPANETO       
    A 823.914 dumaud
Per informazioniInformazioni: 0523-492410;
Scaffale Aperto: 0523-492412;
Servizio di Prestito interbibliotecario: 0523-492409;
Sezione Didattica: 0523.492404
http://www.biblioteche.piacenza.it/

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatomercoledì 5 febbraio 2003
modificatogiovedì 3 febbraio 2005