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Le ragazze di Harry Potter

Pensieri sparsi e spersi di una mamma curiosa ma non troppo

Si riconoscono subito: sono autorevoli, carine, avventurose, scattanti e vagamente incoscienti come Lui, l’Harry che sullo schermo è interpretato da “Daniel Redfìffe [!]” ”Ma no, Ludo!” “Ah già è vero si chiama Daniel Redpòffy (Redcliffe, in realtà).

E poi sono a volte insopportabilmente saccenti, autoreferenziali, saputelle e sicure di sè, con tanti e tanti capelli lunghi e con la situazione sempre in pugno, come Hermione (pronuncia: Ermaiòuni. Che a me fa tanto venire in mente, chessò, Er Pantera per esempio. Ma si sa, l’inglese mica si legge come si scrive. Sono furbi loro).

Capita anche di vederle svagate, indecise, un po’ perplesse per quello che sta succedendo, agitate ma anche distratte come Ron, quello con i capelli rossi, che ha meno carisma di Harry ed è meno irritante ed onnisciente di Ermaiòuni, ma ha quello spirito di gruppo che forse a loro due difetta un pochino, ed infatti è sempre fedelmente presente al loro fianco nella logica vincente del tutti per uno uno per tutti.

Che poi anche Ron ha avuto il suo momento di gloria: vi ricordate la magistrale descrizione della partita a scacchi animata nella Pietra filosofale? La resa filmica era davvero azzeccata. Ma non mancano le sfumature strafottenti e cattivelle alla Draco Malfoy per intenderci, il ragazzino snob e doverosamente antipatico che impersona il Nemico del nostro eroe ad Hogwarts, o le tendenze al comportamento acritico e gregario che si riscontrano nei due portaborse del medesimo, Tiger e Goyle.

 

Poi, una caratteristica curiosa ma costante: usciti in Italia già da qualche anno, i libri di Joanne K. Rowling non hanno immediatamente avuto quel successo oceanico che ci si aspettava, forse, e le ragazze a dodicianni consideravano in genere Harry P. uno che se la tira da matti ma che in fondo è anche un cacasotto. Poi, compiuti i 13, scatta la grande passione, indubbiamente mediata dalla trasposizione cinematografica sia di Harry Potter e la pietra filosofale (ed. Salani 1998) che di Harry Potter e la camera dei segreti (ed. Salani 1999).

E dopo, giù a valanga tutta una serie di ricadute esiziali per le incerte finanze domestiche: collegamenti a tappeto al sito ufficiale di Daniel Redcliffe, il ragazzino con la faccia da Harry Potter che più Harry Potter non si può anche se nei libri in edizione italiana le illustrazioni ce ne danno un’immagine molto diversa, e che grazie al personaggio che impersona nei film è diventato famosissimo ed intervistatissimo, nonché a quello dell’autrice e dei film usciti da noi.

Pagine e pagine di stampate con foto policrome del Mitico e dei suoi due colleghi (“Ehi voi laggiù, le cartucce si stanno scaricando a vista d’occhio, arggghh!”), lunghissime telefonate sul tema e (questo è il bello) racconti che hanno per co-protagonista il Nostro, reinventato con nuove avventure e nuovi personaggi che interagiscono con lui. Questo sì che è interessante: la misura della significatività ed autenticità di una creazione letteraria si può valutare, secondo me, anche in rapporto a queste ri-creazioni, alle riscritture, in altri termini, che utilizzano un personaggio in un contesto del tutto inventato per dargli una vita nuova, diversa da quella già stampata e letta sui libri da cui è nato, con nuove finalità ed inediti tratti psicologici ed anche fisici.

 

Se questo accade per Harry Potter vuol dire che, primo, questo ragazzino non esattamente irruente (non è aggressivo, non compete, si capisce benissimo che studiare gli interessa  fino a lì), o spensierato (è orfano) né bellissimo, ma con una gran capacità di costruirsi solide anche se non numerose amicizie (della serie pochi ma buoni) ha una sincerità di base che lo fa vivere di fianco a noi giorno per giorno, insomma buca non lo schermo ma la pagina scritta e diventa tridimensionale, vero. E, secondo, che produce effetti secondari in parte devastanti (aumento vertiginoso delle bollette di luce, telefono e delle spese per le vettovaglie necessarie fra una seduta e l’altra di chiacchiera e navigazione a caccia di Lui) usura rapida di stampanti e risme di carta, cene procrastinate ad orari impossibili, lezioni rimandate a dopocena e conseguente nervosismo familiare diffuso) ed in parte estremamente positivi come: stimolo alla fantasia ed alla scrittura creativa individuale e di gruppo, frequenza nelle sale cinematografiche e successivi confronti fra l’opera letteraria e la sua versione in film. Non è poco.

Ma a voi piace Harry Potter?

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatolunedì 24 marzo 2003
modificatomartedì 28 dicembre 2004