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Scrivere, scrivere

Come costruirsi una cassetta degli attrezzi

In On writing. Autobiografia di un mestiere (ed. Sperling & Kupfer 2001) l’autore, Stephen King, dice: Per scrivere al meglio delle proprie capacità, è opportuno costruire la propria cassetta degli attrezzi e poi sviluppare i muscoli necessari a portarla con sé. Il genere di narrativa di cui King è uno dei maggiori rappresentanti non è il mio genere preferito: la sua autobiografia sì. E’ semplicemente meravigliosa, e se scrivere in maniera così (apparentemente) spontanea è forse il risultato di una disciplina e di una pratica letteraria attenta e costante, bhe, devo dire che King è il miglior esempio di quello che scrive su queste pagine e dei suggerimenti che dà a chi pensa di mettersi a scrivere.

 

Per esempio, è molto simpatico il ricordo dei suoi inizi in quest’arte: a sei anni si trova a trascorrere quasi tutto un anno a casa per una serie ininterrotta di malattie, e allora ”Mandai giù sei o sette tonnellate di fumetti, alzai il tiro arrivando a Tom Swift e Dave Dawson (un eroico pilota della seconda guerra mondiale, le eliche dei cui vari aeri “artigliavano” immancabilmente il cielo […]) e giunsi alle raccapriccianti storie di animali di Jack London. A un certo punto cominciai a scrivere racconti per conto mio. L’imitazione precedette la creazione: copiavo parola per parola i fumetti della serie Combat Casey […] e, quando mi sembrava il caso, li arricchivo con descrizioni personali. “Erano in una fattoria, accampati in un dannato stanzone.”, scrivevo, per esempio: dovevano passere un paio d’anni prima che scoprissi che dratty (=dannato) e drafty (=pieno di spifferi) erano due parole diverse. Nello stesso periodo ricordo che confondevo details (=dettagli) con dentals (=dentali) e credevo che una bitch (=in gergo, stronza, puttana) fosse una donna particolarmente alta di statura. […] A un certo punto mostrai a mia madre uno di questi ibridi scopiazzati e lei ne fu deliziata: ricordo il suo sorriso un po’ meravigliato, come se le fosse difficile credere che un frutto del suo grembo potesse essere così dotato, praticamente un bimbo prodigio, accidenti.[…] Mi chiese se avevo inventato la storia da me e fui costretto ad ammettere che l’avevo copiata quasi tutta da un giornalino a fumetti. […] “Scrivine una tutta tua, Stevie […] Sono sicura che tu sapresti fare di meglio. Scrivine una tua.” 

 

Altre cassette degli attrezzi si trovano in  I ferri del mestiere. Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti, di Carlo fruttero e Franco Lucentini  (ed. Einaudi 2003), raccolta di scritti sparsi estratti da introduzioni, prefazioni, schede di lettura dei due autori che nel corso degli anni, pur avendo ignorato apertamente le scuole di scrittura, hanno in realtà distribuito su queste pagine per così dire “occasionali” gran parte di una vera e propria teoria letteraria, con esortazioni, consigli pratici, sgridate, esempi ai futuri aspiranti scrittori.  

 

Infatti Scrivere è un tic, sostiene Francesco Piccolillo nel suo libretto sui metodi degli scrittori (ed. Minimum fax 1996), che vuole illustrare i modi di lavorare di “molti scrittori che abbiamo amato o che non ameremo mai, perché qui c’è spazio per Céline come per Ken Follett, entrambi scrittori, entrambi con un senso dell’artigianalità, che è ciò che vale. E’ ciò che vale perché è ciò che può essere migliorato. E’ la “tecnica”, per usare un termine poco piacevole. E la tecnica va allenata. Se a Carl Lewis bastasse volare come una gazzella, se a Maradona fosse bastato avere il piede che gli è stato regalato, perché si sarebbero allenati? Migliorare con l’allenamento è possibile, avere le gambe di Carl Lewis o il piede di Maradona non voglio dire che sia impossibile, ma certo non dipende da noi.

 

Ed a proposito di scrittori: dalle lettere di Anton Checov, Pietro Brunello ne ha selezionate alcune che contengono suggerimenti e consigli sullo scrivere, nonché preziose indicazioni sulle origini di alcune opere dell’autore russo, e che si trovano raccolte in Senza trama e senza  finale. 99 consigli di scrittura (ed. Minimum fax 2002): Anton dice al fratello Alexandr nell’aprile 1889: “Non forbire, non limare troppo, sii sgraziato e audace. La brevità è la sorella del talento.”; ed a Marija Kiselëva, il settembre di tre anni prima: “Scrivete su ogni specie di soggetti – allegri e lugubri , bene o male. Mandate racconti, bozzetti, aneddoti, barzellette, freddure, ecc. ecc.

 

Insomma, scrivete. Ma prima,leggete. E poi,rileggete. Anche quello che scriverete voi vi sembrerà diverso.  

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Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatolunedì 26 maggio 2003
modificatolunedì 26 maggio 2003