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Signore degli anelli
e delle pietre, misteriose e preziose…
Il Signore degli Anelli (ed. Rusconi 1974: ma è solo una fra le tante) è nato come progetto di ricerca autonoma, prima che come romanzo vero e proprio: Ronald R. Tolkien, che all’epoca insegnava letteratura inglese, decide infatti di ripercorrere le grandi saghe fantastiche del genere romance, per la pura gioia della lettura. E non si sbagliava: il successo del libro è stato ed è tuttora gigantesco; il pubblico, soprattutto giovanile e soprattutto maschile, lo ha letto e riletto, chiosato e citato, arricchito e riscritto, quasi, tramite l’invenzione di trame e personaggi nuovi da inserire nell’avventura di Frodo ed i suoi amici; e lo stesso romanzo è alla base di un noto gioco di ruolo, Dungeons & Dragons, per non parlare della recente versione cinematografica nonché dei videogiochi nati su questa scia.
Stiamo andando verso i territori della fantascienza, o meglio ancora della fantasy, e dunque soffermiamoci, anche qui per la pura gioia della lettura, sull’incipit di Strega d’aprile (nella raccolta: Le auree mele del sole; ed. La Tribuna 1964) delizioso, magico racconto di Ray Bradbury: Nell’aria, sopra le valli, sotto le stelle, su di un fiume, uno stagno, volava Cecy. Invisibile come i nuovi venti di primavera, fresca come il respiro del trifoglio che si levava dai campi al crepuscolo, volava. Veleggiava fra le colombe morbide come bianco ermellino, si fermava negli alberi e viveva nei fiori in boccio […] “E’ primavera – pensò Cecy – questa notte sarò in ogni cosa vivente del mondo.” Ora abitava nitidi grilli sulle strade di catrame, ora sgocciolava in rugiada su un cancello di ferro, […] in quella sera della sua vita in cui aveva appena compiuto diciassette anni. “Voglio innamorarmi” […] L’aveva detto a pranzo. E i suoi genitori avevano spalancato gli occhi e si erano irrigiditi sulle loro sedie. [...] “Ricorda – era stato il loro consiglio – tu sei straordinaria, tutta la nostra famiglia è strana e straordinaria, non possiamo mescolarci o sposarci con gente ordinaria, perderemmo i nostri poteri magici se lo facessimo.”
Ben più inquietanti gli esseri che compongono le schiere del “Piccolo Popolo” descritto da Arthur Machen nel racconto La storia del sigillo nero (nella raccolta: Il quarto libro della fantascienza, a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini; ed. Einaudi 1991), nel quale il protagonista, etnologo, partendo dall’ipotesi che gli elfi, gli gnomi, le fate ed i folletti che abitano il folklore celtico siano i rappresentanti di uno stato non al di sopra, ma al di sotto di quello naturale, insomma uno stadio preumano […] al quale cercavano di riportare anche gli esseri umani, giunge a domandarsi: […]da quanto tempo erano scomparsi, gli esseri del “Piccolo Popolo”? E soprattutto: ERANO DAVVERO SCOMPARSI? E sul sigillo che dà il titolo al racconto sta incisa la risposta, condensata in una formula sillabica di sessanta segni, che farà rispuntare dalla terra il Piccolo Popolo, e basata su un nome simbolico che è Ixaxar. Dirà subito dopo il professor Gregg, il protagonista, scomparso e dato per morto senza che ne sia stato rinvenuto il cadavere: Ixaxar. Non so chi sia o che cosa sia. Questo, e il fatto che il “Piccolo Popolo” esiste, è tutto ciò che so.
Nessun simbolo, nessuna sillaba, nemmeno una scalfittura, invece, sul Monolito di Tycho, in arte AMT-1: in altri termini, il monolite di 2001: Odissea nello spazio di Arthur Clarke (ed.TeaDue 1988), sul quale si spendono infinite teorie: Altare, punto di rilevamento topografico, tomba, strumento geofisico. Le caratteristiche più salienti dell’oggetto sono quelle esterne: la forma, perfettamente geometrica, ed il colore: In nessun punto si scorgevano segni qualsiasi, o una qualunque attenuazione di quell’estremo nero-ebano. Lo si sarebbe detto la cristallizzazione stessa della notte […] Per analogia questa descrizione ricorda, sotto certi aspetti, quella di una pietra preziosa, l’ossidiana, che insieme ad altre ventitre pietre preziose compare ne Il libro delle pietre preziose, testo musulmano medievale redatto dal sapiente tunisino Ahmad al-Tifasi nella prima metà del XIII secolo (ed. Marsilio 1999): L’ossidiana migliore proviene dall’India; è una pietra nerissima, priva di fenditure, lucida come uno specchio […]. E, nella sezione relativa alle proprietà e virtù di questa pietra, troviamo che essa è […] utile nella confezione dei colliri [..]; polverizzata […] rafforza e rende nitida la vista purchè sia mescolata a semi di cavolfiore, bile di uomo empio e muschio.
E voi, avete un talismano?
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | lunedì 7 aprile 2003 |
| modificato | giovedì 10 aprile 2003 |


