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Storie di libri
... di roghi, di parole. E di passioni
Per primo venne Ray Bradbury e quella sua famigerata società descritta in Farenheit 451 (ed. Mondadori 1989): Montag, il protagonista del romanzo, da cui è stato tratto l’omonimo film per la regia di François Truffaut, lavora come pompiere alla rovescia: nella realtà in cui si trova a vivere, infatti, gli incendi non si spengono ma si accendono, e le squadre di addetti hanno una funzione più politico-repressiva che civile.
Conseguentemente, l’attrezzatura di cui sono dotati è costituita non da pompe che erogano acqua bensì da lanciafiamme da cui esce il fuoco destinato a distruggere i libri conservati in segreto dagli oppositori del sistema; ma l’insoddisfazione per la routine quotidiana e l’inquietudine che Montag avverte distintamente preparerà l’incontro con una donna che gli farà conoscere sentieri inesplorati, e soprattutto un modo totalmente diverso di vedere le cose.
Difficile dimenticarsi dell’incipit della prima parte, che ha per titolo “Il focolare e la salamandra”:
“Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. […] l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiamma divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro a una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell’antico scherzo, spingere un’altea su un bastone dentro la fornace mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.”
Sì, i libri non solo parlano di esseri viventi, ma a volte lo sono essi stessi, così come sono vive le storie che racconta Maurizio Bettini nei racconti di Con i libri (ed. Einaudi 1998): l’autore ricorda vicende vissute e personaggi inventati, libri visti da lontano e magari rivissuti, storie mitologiche e miti nuovi, [dal risvolto di copertina, n.d.r.] facendo del narrare e del leggere una dimensione fisica dell’esistenza, un potere palpabile, a volte un’arma, comunque un entità con cui è necessario misurarsi.
Qualche esempio: un uomo ed una donna abitano ciascuno i libri dell’altro, amandosi senza mai incontrarsi direttamente, più o meno come succede in una mailing list. Infatti agli appuntamenti che si danno inviano i loro personaggi preferiti: così mentre Odette Swann (dalla Recherche di Proust) si trova a Parigi con Julien Sorel (da quale romanzo?), in Scozia, nel castello di Ravenswood, madame Chauchat (e lei? Da che libro esce?) incontra Tom Jones (da Henry Fielding). Nel frattempo loro due prendono il sole in spiagge diverse, lontanissime l’una dall’altra, oppure spengono la luce e scivolano soli nel sonno;
Cidippe, fanciulla greca che abita l’isola di Delo, si trova catturata dalla trappola della lettura allorché nei pressi del tempio di Artemide raccoglie da terra una mela sulla quale sta incisa una frase, che lei legge ad alta voce: “Giuro per Artemide di non sposare altri se non Aconzio.” Ed il suo è un giuramento a tutti gli effetti, perché senza saperlo e senza volerlo la fanciulla si legherà per sempre ad Aconzio: a dimostrazione del grande potere della lettura, in particolare di quella a voce alta, come in questo caso.
A me è piaciuto molto, dei racconti di Bettini, Pippa Passes, che nel titolo si richiama ad una poesia di Robert Browning nella quale si accenna all’usanza di conservare nei libri fiori essiccati “gialli boccioli appassiti / fra pagina e pagina”; il protagonista si interroga, incuriosito, su quel titolo così particolare, e incomincia ad abbozzare un’ipotesi: “Secondo me Pippa passa proprio perché aveva l’abitudine di mettere dei boccioli nei libri. […] Bisogna evitare di mettere nei libri fiori o foglie perché, appassendo, fiori e foglie trasmettono il tempo ai libri: che da questo contagio sono di per sé immuni. […] Nessuno direbbe mai che Lucia Mondella “passa”. Lucia sta lì, e dall’inizio alla fine – dall’inizio alla fine del libro, dall’inizio alla fine del tempo – continua a fare le stesse cose: tiene gli occhi bassi, è insidiata da Don Rodrigo, si nasconde nel convento della Monaca di Monza. […] anche […] se io non sto affatto leggendo i Promessi Sposi e anzi tengo il libro accuratamente chiuso sullo scaffale, non c’è dubbio che Lucia continui imperterrita a comportarsi nello stesso modo. Ci mancherebbe altro che Lucia – non vista, non letta – si fosse messa a fare delle cose diverse!
Questa mi sembra una buona idea per incominciare a scrivere un libro… E non c’è solo Lucia …
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | martedì 6 maggio 2003 |
| modificato | martedì 6 maggio 2003 |
