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Tutti giù per terra: ci sono gli ESAMI
Per studiare avevo rinunciato anche a scrivere. […] In qualche maniera mi preparai per l’esame. All’interrogazione risposi a tutto ma non ricordai che Socrate era morto a causa della cicuta. “Che cosa gli vogliamo dare”, domandò il professore all’assistente, “diciotto?”. In realtà poi Walter, il protagonista di Tutti giù per terra di Giuseppe Culicchia (ed. TeaDue 1997) l’esame non lo passerà perché l’assistente, perfido come sempre, gli rivolgerà una domanda sibillina: Lei nel corso dell’anno ha frequentato? E il Walter dovrà, ancora una volta, alzarsi dalla sedia per lasciare il posto allo studente successivo: perché il professore non se la ricorda, la sua faccia.
Non come se la ricordano, probabilmente, i camerieri e la padrona del caffè Fiorio, che ospitavano, ai tempi della scuola, lui ed i suoi amici Enza e Ciccio: eravamo quelli con i capelli strani: Enza fosforescente, Ciccio con la cresta e io rasato a zero. Un po’ diversi da Arlecchino, Pulcinella e Colombina, i tre esaminandi di cui si occupa il dottor Balanzone in apertura del primo quadro di Gli esami di Arlecchino di Gianni Rodari (Ed.Einaudi 1987): Quando si alza il sipario, il dottor Balanzone sta esaminando Arlecchino, Pulcinella e Colombina. Passeggia avanti e indietro fregandosi le mani. I tre esaminandi stanno stretti in gruppetto, impauriti. BALANZONE: Dunque, signori illustrissimi, eccoci finalmente al gran giorno degli esami. Ora si vedrà se le signorie loro hanno studiato o se hanno scaldato i banchi. Io setaccerò le loro intelligenze con i setaccio finissimo della mia scienza. Colombina, la più spiritosa dei tre, aggiunge subito: Io ho gli occhi pieni di numeri, signor professore. Guardi l’occhio destro … vede quel 17 che è rimasto lì, proprio sotto la palpebra? Mi dà un fastidio! Naturalmente alla domanda “quanto fa uno più uno” nessuno sa rispondere: infatti per Pulcinella il risultato è “meno” dato che, come tutti sanno, uno più uno meno … uno più uno meno … , mentre per Arlecchino è 11 (provi a scrivere uno vicino a un altro uno); Colombina invece non si smentisce: lei chiede una domanda più difficile perchè io quelle facili non le ho studiate. Però in questi esami c’è qualcosa che non va se perfino all’esaminatore, Balanzone, non tornano i conti: Ho esaminato diciassette scolari e ne ho bocciati venti. Chissà com’è! Chissà cos’è!
Certo che studiare, quando fa caldo poi, non è semplice, ne sa qualcosa un certo Tom Sawyer, che nel romanzo di Mark Twain Le avventure di Tom Sawyer (ed. Einaudi 1981) lotta accanitamente per star sveglio, all’inizio del settimo capitolo: Quanto più cercava di concentrare la sua attenzione sul libro, tanto più le sue idee se ne andavano per conto loro. Infine, con un sospiro e uno sbadiglio, si arrese, vinto. Gli pareva che l’intervallo del mezzogiorno non dovesse giungere mai. […] Il soporifero mormorio di venticinque scolari che studiavano intorpidiva l’anima, come l’irresistibile ipnotismo che diffonde il ronzio delle api. Ma arriva il ventiduesimo capitolo, e Le vacanze si avvicinavano. Il maestro, che era sempre severo, divenne anche più severo ed esigente di prima, perché voleva che la classe facesse bella figura il giorno degli esami.
A noi europei continentali risulta estranea come pratica didattica, ma in area anglosassone (britannica e statunitense) l’uso delle punizioni corporali è diffusissimo sin dalle origini dell’istituzione scolastica stessa, ed in Inghilterra è stato non proprio vietato ma in qualche modo disciplinato solo in anni recenti; dunque non c’è da stupirsi se nella classe di Tom, come in tutte le altre classi di quel tempo e di quel civile paese, La verga e la sferza ormai non conoscevano più un momento di requie, almeno tra i ragazzi più piccoli. Erano solo i più grandi, e le signorine dai diciotto ai vent’anni, che venivano risparmiati. L’intero capitolo è estremamente interessante perchè descrive nei dettagli i saggi di fine anno scolastico, dalle recite in versi ai componimenti originali delle signorine, dagli esercizi di lettura alle gare di compitazione, dalle prove di latino agli esami di geografia.
Ma non esistono esami solo per i/le ragazzi/e, ci sono anche quelli riservati agli adulti: in Esame per promozione di grado, (in: Racconti, ed. Einaudi 1974), Anton Checov ci narra le vicissitudini di Efìm Zachàryc Féndrikov, ricevitore in un ufficio postale, vicino ai sessanta, che tenta la scalata ad un grado superiore e teme il professore di geografia, Gàlkin, che ce l’ha a morte con lui per questioni d’ufficio.
Insomma, come dice Eduardo, Gli esami non finiscono mai. Davvero.
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | mercoledì 11 giugno 2003 |
| modificato | giovedì 12 giugno 2003 |

