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Variazioni sul tema bookcrossing
”Passa, il libro?” “Non ancora, non ancora, non ancora”- borbottò Caronte. Per un menu sfiziosissimo, una ricetta-novità: passato di libro in brodo tuttigusti. M’è passato il libro finalmente, mi faceva un male!
Il triplice titolo dal sapore apertamente ironico getta una luce non proprio seria sull’argomento, peraltro consistente al punto da suscitare una qualificatissima polemica su “Vibrisse”, il settimanale online di lettura e scrittura creative diretto da Giulio Mozzi, oltre a costituire il soggetto ed il progetto del sito ministeriale www.passalibro.rai.it: e dunque chiariamo di cosa si sta parlando, innanzi tutto. L’iniziativa, nata negli U.S.A. non molto tempo fa e titolare di un sito che è www.bookcrossing.com, consiste nell’abbandonare (qualcuno usa il verbo liberare) un libro, opportunamente segnalato tramite un’etichetta, in locali pubblici in modo che altre persone lo possano trovare e leggere, per poi lasciarlo a propria volta a disposizione di altri/e potenziali lettori/lettrici; infatti la parola letteralmente significa “traghettare libri”. In Italia è stata Fahrenheit, popolare trasmissione radiofonica in onda tutti i giorni su Radio3, a lanciarla in concomitanza con lo svolgimento, a Mantova, di FestivaLetteratura.
Gli entusiasti sostengono che l’obiettivo del bookcrossing è “trasformare l'intero mondo in una grande libreria", gli scettici che è un’idea bislacca ma che può funzionare: tanto per dire qualche cifra, comunque, in America i libri in circolazione con questo tipo di traghetto sono 271.295, e gli iscritti al sito 96.536. (Ma gli Stati uniti sono grandi…) Lì la schedatura avviene sul sito, dove s’incontrano gli iscritti per lo scambio dei libri, che partono così per un itinerario le cui tappe verranno via via rilevate da nuove segnalazioni, inviate per posta elettronica al sito stesso. Non mi è chiara la procedura: le etichette chi le mette, concretamente, sopra il libro? Ogni volta che qualcuno lo trova, nuova etichetta? E se qualcuno se lo tiene senza dire niente? E se non viene fatta nessuna segnalazione al sito? Sono una bibliotecaria un tantino perplessa ma, che dire: nel sito americano ci rassicurano: nella tabella dati che riporta i numeri che vi ho detto prima, alla voce “good karma” compare priceless. Che anche qui non mi è chiarissimo: vuol dire gratis (ma non è free?) oppure, che è molto diverso, senza prezzo? E perché dovrebbe essere senza prezzo liberarsi di un libro che si ritiene importante? Perché le opere abbandonate questo devono essere: non i libri che butteremmo subito nella spazzatura (che notoriamente non è un traghetto d’alcunchè) ma quelli che ci sono sommamente piaciuti. E allora a che pro buttarli via? E’ condivisione la parola magica, sì, condivisione; tant’è che il primo giorno dell’iniziativa il luogo dell’abbandono è stato scelto in base ad un duplice criterio: o perché lo si è ritenuto più idoneo di altri al ritrovamento, oppure, e qui sta il bello, il fascino della cosa, in un luogo che si interpreta come simbolo del contenuto del libro stesso.
E siccome si tratta di un viaggio, i libri liberati seguitano a vagolare incessantemente qua e là, in tutti i luoghi e città italiane dove ci sia chi è disposto a favorirne la circolazione con l’utilizzo di questo sistema, definito da messaggio nella bottiglia. Innanzi tutto, scusate tanto, nella bottiglia il messaggio ci sta bello comodo e forse al limite si bagna un po’, se il tappo non tiene bene; poi qualcuno prima o poi lo trova, certo, ma mica lo butta via di nuovo, di solito. E chi mi dice che sia la lettura lo scopo finale del viaggio, o dell’esilio? Supponiamo che capiti nelle mani di qualcuno che in cucina ha un tavolo con una gamba sbilenca: le gambe dei tavoli sanno leggere? Altra cosa: la procedura. Abbiamo visto come funziona in U.S.A., anche se per la verità ho qualche dubbio che tutto vada liscio, nel percorso, ma qui?
Vediamo: su PassaLibro troviamo una segnalazione che aiuta in questo senso, e che riporto per intero: “Particolare importantissimo. Sulla prima pagina interna del libro bisogna scrivere, utilizzando penne, pennarelli e tutto quel che si desidera, queste frasi:
QUESTO NON E' UN LIBRO ABBANDONATO, MA UN LIBRO CHE CERCA LETTORI. CHI LO TROVA, LO LEGGA E LO FACCIA CIRCOLARE, E NE DIA NOTIZIA A FAHRENHEIT, RAI RADIO3, 06 3244958 oppure fahre@rai.it Fahrenheit seguirà via radio e via e-mail le tappe di ognuno dei libri che sono stati lasciati liberi”. La cosa in qualche modo deve pur funzionare, tant’è che c’è lì in bella vista una coloratissima piantina d’Italia con le varie regioni, cliccando su ognuna delle quali compare la situazione libro per libro, tappa per tappa, con messaggi di accompagnamento i più svariati, che è sempre un modo per fare scrittura facendo pat-pat sulla spalla al ramingo pria che s’imbarchi per ignota destinazione, quasi una sorta di viatico personale ed a volte un po’ criptico.
E forse mandare allo sbaraglio i libri può anche essere questo: un pretesto per scrivere di sé. Il che costituisce pur sempre un buon motivo, mi pare. O no?
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | lunedì 3 marzo 2003 |
| modificato | lunedì 3 marzo 2003 |
