“Perché questo Tu sei, piccolo Dio che nasci / e muori e poi rinasci sul ciclo delle foglie: / una voce che smuove e turba anche il cristallo, / il mare, il sasso, il nulla inconsapevole”: Maria Luisa Spaziani in questi suoi Versi per la Messa di mezzanotte (nella raccolta: Poesie 1954-1996, ed. Mondadori 2000) esprime un sentimento religioso venato di panteismo, evidenziando il significato di rinnovamento e rigenerazione perpetua della vita spirituale portato dal Natale. I segni del Natale sono quelli di sempre, che tutti conosciamo: l’albero, il presepe.
E per Guido Gozzano è quest’ultimo a simboleggiare l’infanzia, ed il ricordo che a quei momenti si associa, raccolto in un paesaggio di gesso, muschio e vetro: ”La pecorina di gesso / sulla collina in cartone, / chiede umilmente permesso / ai Magi in adorazione. / Splende come acquamarina / il lago, freddo e un po’ tetro, chiuso fra la borracina, / verde illusione di vetro. / Lungi nel tempo, e vicino / nel sogno (pianto e mistero) / c’è accanto a Gesù Bambino, / un bue giallo, un ciuco nero.” (Natale, in: Tutte le poesie, ed. Mursia 1993).
Molto lontano sia dal disincanto triste dei crepuscolari che dal sapore ancora ottocentesco che hanno questi versi: “Notte fredda e stellata di Natale, / sai tu dirmi la fonte onde zampilla / improvvisa la mia speranza buona?” nei quali Umberto Saba (Nella notte di Natale, in: Tutte le poesie, ed. Mondadori 1998) esprime il suo senso del Natale come serena festa dell’amore, è invece Giuseppe Ungaretti nel suo celebre Natale : “Lasciatemi così / come una cosa / posata / in un / angolo / e dimenticata” (in: Vita d’un uomo. Tutte le poesie. Ed. Mondadori 2003).
Altri poeti italiani del secolo scorso hanno dedicato al Natale alcune composizioni: per chi voglia approfondire l’argomento c’è il saggio di Ada Federici a titolo Il Natale nella poesia italiana del Novecento (in: Presepi e tradizioni di Natale, ed. Analisi 1994). Il Natale cade nel cuore dell’inverno, e se questa circostanza nulla toglie allo sfolgorio della festa ed al valore connesso all’evento della nascita del Cristo, occorre tuttavia ricordare come per i poeti dei secoli scorsi fosse primaria l’equazione inverno=tempo che passa, conducendo alla fine inevitabile di ogni essere umano: “[…] Chè il tempo infaticabile conduce / l’estate nell’inverno orrido, e ve l’affonda / - Linfa stretta dal gelo, vive foglie perdute, / beltà sommersa in neve e squallore dovunque – “ questo il senso metaforico dell’inverno per William Shakespeare (Sonetto n.5, in: Sonetti, ed. Einaudi 1965).
Di sé il poeta dirà, nel famoso Sonetto n.73, “Contempla in me quell’epoca dell’anno / quando le foglie ingiallite, poche o nessuna, pendono / da quei rami tremanti contro il freddo, / nudi cori in rovina, ove dolci cantarono gli uccelli. / Tu vedi in me il crepuscolo di un giorno, / quale dopo il tramonto svanisce all’occidente, / subito avvolto dalla notte nera, / gemella della morte, che tutto sigilla nel riposo. […]” L’inverno è la vecchiaia e la morte, è la stagione peggiore tanto per la natura che per gli esseri umani: questo sostiene il poeta, con un’amarezza ed un pessimismo dagli echi leopardiani.
Il Natale lo si trova non solo in poesia, ma anche in prosa: c’è un bel libro di Jennifer Johnston che s’intitola L’albero di Natale (ed. la Tartaruga 1994) e che inizia così: “Era sempre un gran giorno quando si portava a casa l’albero di Natale. L’odore fresco di aghi di pino nelle stanze che sapevano d’inverno, l’emozione nello svolgere le decorazioni di vetro luccicante dalla carta velina in cui undici mesi prima erano state accuratamente riposte; […] I primi giorni dell’albero erano quasi più belli del Natale vero e proprio, che in realtà non era mai all’altezza delle nostre aspettative.”
Non resta che assaporare, a questo punto, un breve passo della Lettera di Natale indirizzata alla figlia lontana dalla nonna dell’incisore piacentino Bruno Missieri, pubblicata in acquaforte (ed. APT di Piacenza tirata in soli 100 esemplari numerati, 1992): “Ada carissima, dal Giovanni ti mando un po’ di cibo per il mangiare del Santo Natale. Quest’anno non sarò con voi e così mi accontento di farti crescere la nostalgia di noi. Nella cesta trovi i burattini, l’anguilla marinata e un bel vaso di mostarda. Tutta roba per il magro della cena di Vigilia che è la riunione più bella. Prepara il pieno dei tortelli con gli spinaci, ricotta fresca, uova, senza essere avara con il grana che te lo mando nostrano e stagionato. […] Se vuoi strafare con i tuoi, prepara le lumache di Bobbio al forno con burro, pecorino e contorno di spinaci.”