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Biblioteche di primavera
Marzo - Il mandorlo tentava di germogliare. Le giornate si erano allungate, terminando spesso con magnifici tramonti di cieli striati di rosa. […] La gente di Provenza salutava la primavera con inusitata vivacità, come se la natura avesse praticato a ciascuno un’iniezione di brio.[…] Si vedevano dappertutto fiori, piante e primizie, mentre per le strade erano spuntati tavolini e sedie. C’era nell’aria la sensazione della ripresa delle attività e qualche ottimista si apprestava ad acquistare espadrillas, prese dagli scaffali variopinti fuori dalle calzolerie.
Chi c’è stato sa che è la Provenza è esattamente come ce la racconta Peter Mayle in Un anno in Provenza (ed. EDT 2001), un libro autobiografico che descrive, con partecipazione ed arguzia, le esperienze dell’autore nel Midi, mese per mese: nello stesso marzo suggeriamo di leggere in particolare il brano che riguarda Bernard, il pisciniste, affetto dal brutto vizio di mordere le dita dei dentisti che hanno la disgrazia di lavorare all’interno della sua bocca; ma val la pena di leggersi d’un fiato l’intero libro. E poi di fare i bagagli e partire per la Provenza.
Diversa è naturalmente la stagione che fa da leit-motiv alla Sonata di primavera di Ramòn del Valle-Inclàn. Appartenente al polittico delle quattro Sonate che l’autore spagnolo comporrà successivamente, tra il 1902 e il 1905, e che comprende la Sonata d’Estate, d’Autunno e d’Inverno, sviluppa l’idea base della corrispondenza esistente fra le diverse ed alterne fasi della sensualità umana e quelle della natura. Ciascuno dei quattro romanzi può considerarsi dunque, in questa prospettiva, come una tappa del percorso amoroso dell’Io narrante, il Marchese di Bradomìn, e non stupisce, in un contesto narrativo che è proprio del decadentismo europeo, la posizione iniziale, in apertura d’opera, di un Sonetto autunnale per il Marchese di Bradomìn. Ma ecco qualche assaggio di primavera spagnola: “Era una notte di primavera, silenziosa e fragrante. L’aria agitava i rami degli alberi con un movimento carezzevole, e la luna illuminava a tratti l’ombra e il mistero dei fogliami. Si sentiva passare per il giardino un lungo brivido e poi tutto rimaneva nella pace amorosa delle notti serene. Nell’azzurro profondo tremavano le stelle, e la quiete del giardino sembrava vincere la quiete del cielo. Lontano, il mare misterioso e ondeggiante esalava il suo eterno lamento.”
È triste la primavera della margheritina e dell’allodola protagoniste del racconto La margheritina di Hans Christian Andersen (ed. Einaudi 1954): “Stammi a sentire! Laggiù in campagna, vicino alla strada maestra, c’era una villa: l’hai certo vista anche tu, una volta o l’altra! Davanti c’era un giardinetto con tanti fiori e una cancellata dipinta, e lì accanto, sul ciglio di un fossato, era spuntata una margheritina, tra la più splendida erba verde. Il sole brillava su di lei caldo e glorioso come sui grandi, bellissimi fiori del giardino , e per questo cresceva a vista d’occhio. Eccola lì, una mattina, tutta sbocciata, con i suoi piccoli petali bianchi luminosi disposti come tanti raggi intorno al piccolo sole giallo del centro.” L’umile margherita verrà risparmiata dal taglio riservato ai titolati tulipani ed alle sprezzanti peonie del vicino giardino, farà amicizia con una vivace allodola che purtroppo verrà fatta prigioniera e rinchiusa con lei al centro di una zolla di terra dentro ad una gabbia, dove entrambe verranno lasciate morire di fame e di sete da ragazzini incoscienti e crudeli, che si pentiranno e faranno un funerale onorevole al piccolo uccello, mentre la zolla di terra con la margheritina sarà gettata via,“nella polvere della strada maestra.”
E torniamo ad una scena in notturna con la Notte di Pasqua narrata da Anton Checov nel quinto volume dei suoi Racconti (ed. Einaudi 1962): anch’essa ospita una suggestiva descrizione di una notte primaverile, evocando quelle baldanzose ed invadenti“acque di primavera” che ritroviamo nel titolo di un romanzo scritto da Ivan Turgenev nel 1872: Acque di primavera (ed. Passigli 1989): “L’acque di primavera, in piena baldoria, avevano scavalcato tutt’e due le rive ed erano dilagate ampiamente sulle zone circostanti, invadendo orti, distese di prati e paludi per modo che, sulla superficie liquida, non era raro veder emergere, isolati, platani e cespugli, rassomiglianti – nell’oscurità – a scogli arcigni.”
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | giovedì 18 marzo 2004 |
| modificato | giovedì 18 marzo 2004 |

