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Biblioteche da romanzo
.. “la biblioteca m’era ducato sufficiente” …
... commentava un po’ amaramente Prospero, duca di Milano, a seguito della sua cacciata dalla città per opera del fratello Antonio, che l’aveva spodestato: è la La tempesta di William Shakespeare (ed. Sansoni 1964) che ci serve da introduzione per partire alla scoperta dei molti libri che di biblioteche parlano ed in biblioteca sono ambientati. La biblioteca come luogo di lavoro: e dunque i/le bibliotecari/e, di volta in volta ammirati/e o vituperati/e, temuti e cercati, a partire da Arthur Rimbaud che, nel corso dell’inverno del 1873, si trovò a trascorrere lunghi mesi nella biblioteca di Charleroi ed ebbe quindi a che fare con il suo riottoso bibliotecario, che si opponeva tenacemente e sistematicamente alle sue richieste di libri restandosene eternamente seduto. E Les assis (=I seduti) è appunto il titolo di una feroce satira in versi scritta dal giovane poeta in quel lungo e faticoso inverno, per vendicarsi dell’intera razza dei bibliotecari, che così descrive:
“Neri di verruche, butterati, inanellati / di verde, rattrappite ai femori le dita … / Questi vecchi, per sempre intrecciati ai sedili, / … Tremano del tremito doloroso del rospo. / Ah! Non fate che si alzino! E’ il naufragio.. / Sorgono, stronfiano come gatti picchiati … / Tornati a sedere, affogati i pugni nei polsini sozzi, / ripensano a coloro che li hanno fatti alzare / E dall’alba fino a sera, grappoli di amigdale / tremano a morte sotto i menti macilenti … / […]
Bhe, facendo parte della categoria direi che c’è poco da rallegrarsi: questo è il ritratto di uno di noi fatto da un illustre utente; però è consolante avere a disposizione ben altri ritratti, come quello di Tatjana (chi è Tatjianaaa?), splendido esemplare di bibliotecaria di cui ci parla Giuseppe Culicchia in Paso doble (ed. Garzanti 1998) dove il protagonista, Walter, che lavora in una edicola-videoteca, racconta di lei: “Tatjana era tedesca. Faceva la bibliotecaria al Goethe Institut. Tutti i giorni passava da noi per conto della biblioteca a comprare la “Frankfürter Allgemeine” e la “Süddeutsche Zeitung”.[…] Tatjana era alta, rossa, con gli occhi azzurri. Calzava strani zoccoli di sughero e indossava sempre maglie e pantaloni larghissimi, ma si intuiva che sotto tutta quella stoffa si nascondeva un corpo pazzesco.” I modi per provarci con una bibliotecaria tedesca? Hanno più a che fare con la sua nazionalità che con la professione: “All’inizio, battendole gli scontrini, provai a fischiettare “Heidi”, “Stille nacht” e la “Cavalcata delle Walkirie”.
Ma, oltre ad ospitare talvolta bibliotecarie avvenenti e bibliotecari scorbutici, la biblioteca è anche un luogo potenzialmente pericoloso, e Stephen King ne è ben consapevole: in Il poliziotto della biblioteca (ed. Sperling Paperback 1993) il protagonista si trova a vivere in un incubo a causa della mancata restituzione di un libro in biblioteca: la bibliotecaria morta torna come vampiro e cerca di vampirizzarlo per ritornare giovane e riprendere il suo lavoro di bibliotecaria, durante il quale spaventava i bambini con racconti terrificanti.
Per non parlare dei killer che amano i libri, sebbene in un modo un po’ speciale: Il collezionista d’ossa, di Jeffrey Deaver (ed. Sonzogno 1999) racconta di una serie di delitti commessi ispirandosi a quelli narrati in un libro rubato in biblioteca dal killer, che da quel momento lo considera come un portafortuna, un talismano, ma che invece sarà la pista che condurrà gli investigatori ad acciuffarlo, attraverso il reperimento di frammenti di inchiostro e cellulosa che consentono di risalire al timbro e quindi alla provenienza del volumetto: “Un libro della biblioteca rilegato in cuoio rosso!”.
Ancora di Stephen King è It (ed. Sperling Paperback 1995), romanzo nel quale una biblioteca ed un bibliotecario giocano un ruolo fondamentale nella lotta alla presenza inquietante che minaccia una cittadina americana; ecco come King descrive l’ambiente: “Ben adorava la biblioteca. Ne amava la perenne frescura. […], il mormorante silenzio, rotto solo da sporadici bisbigli, dal tonfo ovattato di un bibliotecario che timbrava libri e tessere, o dallo sfogliar di pagine nella Sala Periodici, dove s’intrattenevano gli anziani a leggere giornali inseriti in lunghi bastoni. Amava l’illuminazione, quella dei raggi obliqui che entravano dalle alte e strette finestre nel pomeriggio, o quella raccolta in pozze pigre sotto i globi appesi al soffitto con catenelle nelle sere invernali.[…]
Sembra proprio di esserci …
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | lunedì 14 aprile 2003 |
| modificato | lunedì 14 aprile 2003 |



