“Per cinque minuti scrivi qualcosa: qualunque cosa. Scrivi come se stessi passeggiando in un bosco sconosciuto facendo molta attenzione a ogni particolare, oppure come se, senza poter vedere, stessi tastando una massa indistinta chiedendoti che roba è, se è viva o no, se all’improvviso ringhierà, morderà, si rivolterà contro di te. Scrivi di continuo, senza rileggere e senza fare correzioni, senza pensare al risultato di quello che stai scrivendo: non pensare. Ascolta ciò che viene e permettigli di esistere.”
Ottimi suggerimenti, questi, che Deena Metzger in Scrivere per crescere: una guida per i mondi interiori (ed. Astrolabio 1994) fornisce a chi è interessato a tenere un diario: solo in una fase successiva ci sarà il tempo per essere curiosi ed andare a caccia del senso di ciò che si è detto domandandosi di dove viene: dopo aver scritto di getto per un po’, ci si ferma a rileggere, ma per il momento è utile soltanto permettere alle parole di fluire all’esterno.
Tenere un diario non è difficile: cominciare a farlo è una sfida; un inizio può essere quello d’immaginare d’essere in viaggio, seguendo questo schema: 1. vedere e sentire con tutti e 5 i sensi; 2. descrivere oggettivamente; 3. lasciare che le parole escano liberamente dal nostro pensiero, senza ostacolarle in alcun modo. Alcuni ulteriori modelli per un diario (cartaceo oppure online: i blog, per esempio) possono essere: 1. tenete un diario delle 4 stagioni, seguendone i mutamenti; potreste anche scrivere un diario attraverso la storia del vostro legame con un elemento della natura, per esempio un albero, o la pioggia, la nebbia; un prato; una spiaggia; 2. scrivete il diario dei vostri sogni, registrandone la data e descrivendoli così come ve li ricordate; 3. il diario dell’Invisibile: provate a parlare di vostre esperienze con fatti insoliti (i dejà vu, per esempio) oppure immaginate e descrivete, come fa Giorgio Bassani in Dietro la porta, dialoghi tra persone conosciute che stanno parlando di voi.
Se poi siete già scrittori, ecco che il diario diventa un ponte gettato sulle vostre opere per poterle meglio attraversare, una porta che si spalanca sul vostro laboratorio personale: “26 novembre 1943. Chi sa “ascoltarsi” vive più vite. Per chi attinge alla propria sensibilità profonda il passato non è mai morto; non solo, ma la sua vita presente si dilata immensamente di là dai suoi limiti apparenti, ad abbracciare innumerevoli esperienze” Guido Morselli in questo passo del suo Diario (Ed. Adelphi 1988) sottolinea l’importanza del sapersi ascoltare, proprio come fa Deena Metzger nel suo libro; quello di Morselli è essenzialmente un diario per appunti: su cose, persone, fatti, riflessioni personali e sul proprio lavoro attraverso l’inconsueta tecnica di servirsi dei propri personaggi per pensare come potrebbero farlo solo loro, trascrizioni di passi tratti da altre opere (Platone, Maupassant).
Più soggettive le registrazioni diaristiche di un altro scrittore: “Domenica 27 giugno 1920. A volte mi assale all’improvviso l’idea che forse i miei lavori sono troppo primitivi e all’antica oppure goffi e troppo poco audaci. Mi guardo in giro alla ricerca di forme nuove e organizzo esperimenti con le mie sensazioni al pari degli autori più recenti. Poi però torno all’idea che essenza dell’arte è la semplicità, la grandezza e il sentimento e che essenza della sua forma è la freddezza.” Bertolt Brecht ci parla di sé nei suoi Diari 1920-1922 (ed. Einaudi 1983): ventenne, si racconta in maniera aperta e spregiudicata, con una scrittura senza mediazioni e ripensamenti che per questo si differenzia da quella dei giornali di lavoro tenuti durante l’esilio e negli ultimi anni, lasciando emergere una figura venata di cinismo ma simpaticamente canagliesca e a volte puerile, che tuttavia nell’uso di un linguaggio fortemente plastico ed espressionista già lascia intuire il profilo del grande scrittore.