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Care memorie: l’autobiografia letteraria 4

Noi  maneggiamo masse di colore incerto, sovente credendo sia  rosso e invece è un blu, e trepidando sempre non appena vogliamo discernere. La tragedia del bene intenzionato è la tragedia dell’omino che dovrà essere ammassato all’alba tanto blu, e nel buio brancica e teme sempre di scegliere i rossi, e poi magari sono i gialli. La coscienza non è più che un fiuto, un colore conosciuto al tatto […]”.

Nel dicembre 1937 Cesare Pavese scriveva queste righe sul suo diario, che poi verrà pubblicato con il titolo Il mestiere di vivere 1935-1950 (ed. Einaudi 1990): amore, morte/suicido, arte/letteratura, questi i grandi temi intorno ai quali s’articola l’universo pavesiano del diario, che Italo Calvino aveva definito come ricerca di una tecnica poetica ed insieme d’un modo di stare al mondo, e Marziano Guglielminetti, sottolineando come il diario di per sé non sia frequente come forma letteraria in Italia, evidenzia come per Pavese rappresenti l’estremo baluardo contro le ingiurie dell’esistenza e, contemporaneamente, il luogo cui affidare la confessione ultima: infatti, cessare di scrivere ha coinciso col cessare di vivere.

In un’appendice che raccoglie i Pensieri Cassati dallo scrittore troviamo un frammento datato 8 gennaio 1937: “Prose del sogno romanzo = sono disteso in fondo al tunnel senza sapere l’avvenire, ed ecco che discende il delinquente inaspettato come in un libro, e io vorrò catturarlo. Già prima ne aveva fatte, costui. Mi ero dunque acquattato nel tunnel come un personaggio, non sapendo l’avvenire, e il delinquente scende come un altro personaggio”.

Il Diario di un incubo. Taccuini 1919-1935 di Howard Philip Lovecraft (ed. Oscar Mondatori 1994) è anch’esso opera di uno scrittore, ma qui più che in Pavese si tratta esclusivamente di riflessioni ed appunti sul proprio lavoro, idee e abstract di storie, elenchi di personaggi, descrizioni di sogni e di luoghi, reali o immaginari o una mescolanza di entrambe le cose, e preferenze letterarie, ritratti, riassunti: tutti oggetti fantastici e/o letterari che costituivano per Lovecraft la materia prima allo stato magmatico su cui intervenire successivamente, nelle varie fasi dell’elaborazione di un racconto: “Per la prima volta nella mia vita sto tenendo un “taccuino d’appunti”, ammesso che tale termine possa venire applicato a un ricettacolo di pensieri fantastici e raccapriccianti”.

Questa la definizione del suo Diario che Lovecraft stesso fornisce in una lettera del gennaio 1920, indirizzata all’amico Rheinhart  Kleiner; anche fisicamente il taccuino si presentava come un insieme di fogli sciolti, da poter utilizzare velocemente e con comodità, all’occorrenza. Quattordici anni dopo, nel 1934, lo scrittore ne preciserà le fonti e le funzioni: “Si tratta di meri spunti o impressioni occasionali destinati a stimolare la memoria o l’immaginazione. Varie ne sono le fonti: cose lette, episodi casuali, idee futili & così via”.

Jean Genet invece dipinge il proprio autoritratto “presunto” nel Diario del ladro (ed. Il Saggiatore 2002), un libro che "non vuol essere – dice – proseguendo nel cielo il proprio solitario cammino, un’opera d’arte, oggetto staccato da un autore e dal mondo. La mia vita  potevo dirla in altro tono, con altre parole. L’ ho eroicizzata perché avevo in me quanto occorre per farlo, il lirismo. […] sulla povertà e sul delitto punito ho messo il dito nel modo più pesante, e a più riprese. Andrò verso di loro […]".

Genet è stato realmente in carcere, e ce ne ha parlato anche Edmund White nella sua biografia, Ladro di stile (ed. Il Saggiatore 1997) dove il Diario del ladro viene riconosciuto come ultimo tassello di una leggenda incredibilmente reale, al punto di consegnare Genet, a buon diritto, alle elette schiere dei poeti maudit.
Per approfondire
Saggi e diari di scrittori. Le collocazioni sono quelle dei testi che si trovano alla Biblioteca Comunale Passerini-Landi di Piacenza , dove possono essere presi in prestito anche tramite il servizio interbibliotecario di prestito :
tel.0523-492408; info. 0523-492410;
Sala a Scaffali Aperti 0523-492412;
Sezione Didattica 0523-492404.

La posta sul banco: diario collettivo di scuola/Giorgio Zanin, Paolo Venti
Campanotto 2002 – Collocazione: 373.13 ZAN

Confessioni e diari/Franz Kafka
A.Mondadori 1996 – Collocazione: NT KAF FRA

Diario: memorie di vita letteraria 1851-1896/Edmond e Jules de Goncourt
Bulzoni 1988 – Collocazione: 848.803 GON

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatomercoledì 2 marzo 2005
modificatomercoledì 2 marzo 2005