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Cinque sensi per leggere: 5 – Il gusto

Il gusto e la golosità, il mangiare, i cibi e la loro manipolazione, il banchetto ed il suo allestimento, le stanze dove si cucina hanno trovato ampio spazio in letteratura: la funzione primaria dell’alimentarsi e l’apparato che l’accompagna assumono di frequente, nelle pagine dei romanzi e dei racconti d’ogni tempo e paese, una gamma estremamente ricca di significati e valenze psicologiche, storiche e folkloriche.

Molte sono le grandi opere che presentano risvolti o intrecci gastronomico-letterari, per esempio nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni il Cap.VI fornisce una puntuale descrizione del pasto a base di polenta bigia, di gran saraceno che costituisce, nella Lombardia del XVII secolo, l’unico cibo per la numerosa famiglia di Tonio, l’amico da cui Renzo si reca per chiedergli di far da testimone al suo matrimonio segreto con Lucia.

Anche Ippolito Nievo ci parla di una cucina, la cucina del castello di Fratta, ne Le confessioni di un italiano: qui, sul filo della memoria, l’autore ricorda la sua infanzia, per la quale la cucina rappresentava il più consueto ricovero e che a lui, bambino, appariva come un antro acherontico, caratterizzato da dimensioni epiche e gigantesche di ogni utensile o mobile che vi si trovasse alloggiato, “dove le tenebre erano rotte dal crepitante rosseggiar dei tizzoni e da due verdastre finestrelle imprigionate da una doppia inferriata. Là un fumo denso e vorticoso, là un eterno gorgoglio di fagioli in mostruose pignatte […]”

E naturalmente non può non essere citato Marcel Proust e la sua celebre descrizione del tè sorseggiato insieme alla madeleine che, ne Alla ricerca del tempo  perduto. Dalla parte di Swann (ed. Einaudi 1961) costituisce il punto di partenza per il viaggio nel proprio passato: “E quando ebbi riconosciuto il gusto del pezzetto di madeleine che la zia inzuppava per me nel tiglio, subito […] la vecchi casa grigia verso strada, di cui faceva parte la sua camera, venne come uno scenario di teatro a saldarsi al piccolo  padiglione prospiciente il giardino e costruito nel retro per i miei genitori […]” 

Allontaniamoci dalla zona dei ricordi per fare una rapida incursione in tutt’altra sfera, quella propugnata da Filippo Tommaso Martinetti e Fillìa (L. Colombo) nel Manifesto della cucina futurista (in: La cucina futurista – ed. Sonzogno, 1932): la cifra è senza dubbio quella della provocazione divertita che giunge a sfidare apertamente la pastasciutta, cibo da considerarsi “passatista” e quindi da combattere in nome di piatti come il Carneplastico: […] composto da una grande polpetta cilindrica di carne di vitello arrostita ripiena di undici qualità diverse di verdure cotte. Questo cilindro disposto verticalmente nel centro del piatto, è coronato da uno spessore di miele e sostenuto alla base da un anello di salsiccia che poggia su tre sfere dorate di carne di pollo.” 

Probabilmente questo paleo-simil-spiedino in agrodolce, non privo di un suo suggestivo fascino, non avrebbe stuzzicato nemmeno lontanamente le papille gustative nonché la creatività di Karen Blixen, autrice del racconto Il pranzo di Babette (nella raccolta Capricci del destino – ed. Feltrinelli 1992) da cui è stato tratto l’omonimo film girato da Gabriel Axel nel 1987: Allegra Alacevich, nel suo A pranzo con Babette (ed. nel 2003 da Il leone verde nella collana Leggere è un gusto) propone una rilettura del racconto blixeniano attraverso un riferimento costante alla biografia della sua autrice, ed alle ricette che costituiscono l’ossatura della storia narrata.

Più piccante la vicenda che si snoda, sempre attraverso capitoli che iniziano con ricette particolarmente adatte alla situazione, nel libro di Calixthe Beyala Come cucinarsi il marito all’africana (ed. Epoche 2004): qui l’accento è sulle valenze erotiche del cibo, sulla base dell’assunto per il quale “L’unica ricchezza di un uomo” […] sono i piccoli piaceri della vita: mangiare, bere e fare l’amore. Il resto passa e basta

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altre storie da assaggiare. Le collocazioni sono quelle dei testi che si trovano alla Biblioteca Comunale Passerini-Landi di Piacenza, dove possono essere presi in prestito anche tramite il servizio interbibliotecario di prestito: tel.0523-492409; info. 0523-492410; Sala a Scaffali Aperti 0523-492412; Sezione Didattica 0523-492404; http://www.biblioteche.piacenza.it 

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La  cucina di Bahia, ovvero Il libro di cucina di Pedro Archanjo e Le merende di dona Flor /di Jorge Amado e Paloma Jorge Amado  Einaudi 1998Collocazione: NS AMA JOR

- Cibo / di Melena Janeczek 
Mondadori 2002 – Collocazione: N JAN HEL

- Ricette per un delitto / di  Danila Comastri Montanari 
Todaro 2002 - Collocazione: NARR COM DAN

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatogiovedì 16 marzo 2006
modificatogiovedì 16 marzo 2006