“Fin dall’infanzia, la mia prima azione automatica è quella di affondare il naso in mezzo al libro aperto. Voluttà dei manuali scolastici nuovi. La loro carta lucida mi rinfrescava le gote mentre i loro effluvi di mandorla amara mi mandavano in deliquio. Prezioso odore un po’ speziato dei miei Racconti e leggende del mondo greco e barbaro, con carta vellutata come una buccia di pesca. I libri hanno un odore buono o cattivo”. (Annie François, La lettrice - ed. Guanda 2000). Il capitolo intitolato “Odori” di questo romanzo che parla di come si legge, e dove, è dedicato al coinvolgimento olfattivo nella lettura, che per l’autrice ha un’intensità pari a quella degli altri sensi, primo fra tutti la vista, com’è ovvio, chiamati a interagire con la pagina scritta. “La carta, l’inchiostro, la colla: sarebbe semplice decrittare quest’alchimia olfattiva. Ma diventare un “naso”.. che ironia, per un lettore !” prosegue Annie François, consapevole della completa fisicità del senso dell’olfatto, che convive con quello che la scrittrice chiama aspetto “ludico” della lettura.
Ma se ora affrontiamo il percorso inverso, (non più l’odore del libro, ma l’odore nel libro) proponendoci in altre parole non tanto di rievocare percorsi olfattivi legati ai libri nella nostra storia di lettori, quanto di ricostruire all’interno di un testo l’universo degli aromi (gradevoli o meno) non si può che far riferimento al famoso romanzo Il profumo, di Patrick Süskind (ed. TEA 1992)”; la vicenda è nota: vi si narra la vita di Grenouille il quale, nato senza alcun odore corporeo e diventato celebre profumiere perché dotato di rare capacità di riconoscimento di animali/oggetti/persone tramite l’olfatto, sviluppa questa sua prodigiosa caratteristica orientandola alla manipolazione degli altri esseri umani, che riesce a controllare proprio attraverso i suoi profumi. Ciò che balza in primo piano è la straordinaria ricchezza, quantitativa e qualitativa, del lessico utilizzato da Süskind (celebre la pagina nella quale Grenouille, bambino che sin’allora non aveva ancora parlato, pronuncia la sua prima parola: legno); la varietà e molteplicità delle parole che l’autore usa in relazione al “legno” è direttamente proporzionale all’alto tasso di fisicità e di localizzazione del senso interessato: infatti, più un senso è circoscritto, maggiore è la difficoltà, sul piano letterario, di creare, tramite quel senso, descrizioni suggestive con le tecniche più consuete: l’unico sentiero percorribile è proprio quella della diversificazione e raffinazione del linguaggio. Dagli oggetti all’ambiente attraverso un filo conduttore: il ricordo.
Così per esempio accade in due testi molto lontani fra loro, ma accomunati dall’attenzione che riservano all’ odore dei luoghi: L’odore dell’India, di Pier Paolo Pasolini (ed. Longanesi 1962) dove lo scrittore narra il suo viaggio compiuto insieme a Moravia, e nel quarto capitolo si sofferma sul “solito altissimo odore che mozza il fiato. Quell’odore di poveri cibi e di cadavere che, in India, è come un continuo soffio potente che dà una specie di febbre. E’ quell’odore che, diventato un po’ alla volta un’entità fisica quasi animata, sembra interrompere il corso normale della vita nei corpi degli indiani.”
Questo odore fisicamente percepito come a se stante lo ritroviamo in un interessante racconto di una scrittrice egiziana contemporanea, Sahar al-Mughi, inserito nell’antologia Rose del Cairo (ed. E/O 2001) ed intitolato La fragranza del luogo: qui gli odori sono memoria e la risvegliano, inducendo la protagonista a compiere un tuffo nel passato per approdare, sul filo dei ricordi, proprio a quell’odore di libri da cui siamo partiti: “L’odore di libri vecchi impregna ancora di sé questo luogo. Antichi manoscritti, tomi di al-Nafri, Ibn ‘Arabi, al-Rumi, al-Gilani, al-Suhrawardi, Sa’udi, Hadif; volumi di Platone, Cartesio, Hegel, Nietzsche, Freud. L’odore di libri vecchi mi rimprovera anni ormai perduti. [om.] La fragranza del luogo si insinua nei pori assetati del mio animo e li permea di sé. Al calore di questo posto, acerbo, il cuore attinge e si disseta. E a sfiorare la mente, un lieto interrogativo: Dove sei stata per tutti questi anni”? ”