Vai all'homepage Vai alla pagina contatti Vai alla pagina della mappa del sito Vai alla pagina del motore di ricerca interna al sito Vai alla pagina della guida e dichiarazione di accessibilità Vai all'inizio della pagina

Vai all'inizio della pagina

Cinque sensi per leggere: 1 – La vista

Gusto, tatto, olfatto, udito, vista: questi, in ordine di apparizione sul nostro palcoscenico percettivo ed in scala dal più al meno circoscrivibile, i cinque sensi che usiamo quotidianamente. Il gusto, tramite il quale il lattante percepisce il sapore del suo alimento principale, il latte per l’appunto, è quello che usiamo per primo; successivamente, attraverso il tatto, inizia l’esplorazione del mondo circostante, che prosegue, s’approfondisce e s’affina con l’olfatto; udito e vista stabiliscono fra noi e la realtà dei legami permanenti ed inscindibili: fra i due, la vista è senz’altro il senso che più si presta all’astrazione (noi possiamo”vedere” immagini non solo esterne, ma anche interne a noi), e la lettura ha nella vista il suo cardine anche se non si possono escludere, per esempio, l’olfatto (l’odore della carta dei libri) né il  tatto (la sua consistenza).

Organo della vista sono gli occhi, “specchio dell’anima” e strumento espressivo che riverbera le emozioni più intense, che già gli Stilnovisti consideravano veicolo del sentimento amoroso teorizzandone la funzione essenziale nel rapporto amante/oggetto d’amore: “Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia, quand’ella altrui saluta / ch’ ogne lingua deven tremando muta / e gli occhi non l’ardiscon di guardare.” Così Dante si esprime nel notissimo XV sonetto della Vita Nova dedicato a  Beatrice, che prosegue, nella prima terzina: “Mostrasi sì piacente a chi la mira / che dà per gli occhi una dolcezza al core / che ’ntender nolla può chi nolla prova.”
 
Premesse illustri che servono a introdurre un rapido sguardo (né potrebbe essere altrimenti!) sulla narrativa contemporanea: “Era come tutte le altre bambine della sua età, né troppo tranquilla né troppo turbolenta, aveva due occhi immensi sempre accesi da una luce dolce e cangiante. – Con quegli occhi grandi, - le aveva detto il nonno, - vedrai cose che non ti piaceranno, cose che la tua anima rifiuterà, ma avrai la saggezza e la forza di volontà per non dire niente, e permettere che gli uomini coltivino la sventura, la menzogna e l’inganno [om.] Vedrai il giorno levarsi prima nei tuoi occhi e poi diffondersi sulle montagne e sui torrenti. Sarà nei tuoi occhi che ogni notte trascorsa lascerà un pezzetto dei tuoi sogni, ogni storia troverà seguito in un'altra [om.].”
 
Il brano tratto dal Prologo di A occhi bassi, di Tahar Ben Jelloun (ed. Einaudi 1991) terzo romanzo della sequenza iniziata con Creatura di sabbia e proseguita poi con Notte fatale, ci presenta l’antefatto di una storia la cui protagonista, Fatima, giunta a Parigi dal Marocco e depositaria inconsapevole di un segreto ancestrale, inciso nelle linee della mano, racconta in prima persona la sua quotidiana realtà di immigrata; la medesima ambientazione (la Parigi degli emigrati dall’Africa del nord) si ritrova ne L’occhio del male, di Björn Larsson (ed. Iperborea 2002), dove si confrontano da un lato l’integralista islamico Rachid, che sta progettando un’azione terroristica d’effetto devastante, e sull’opposto versante Alain, militante dell’estrema destra razzista, mentre invece Amhed, sposato a Mireille, francese, e con una figlia, Fatima, rappresenta colui che s’impegna in scelte coraggiose perché aperte alla comprensione ed all’accettazione; dovrà tuttavia scontare con il rapimento di Fatima la propria indipendenza di pensiero, la propria generosità ed il bisogno di rifarsi un’esistenza nel luogo in cui vive, giorno dopo giorno, insieme alla sua famiglia. 
 
Altre famiglie, altre figure importanti sono protagoniste di una galleria di ritratti tutta al femminile, e tutta di zie: quella che anima le pagine di Donne dagli occhi grandi, di Angeles Mastretta (ed. Giunti 1998): “La zia Veronica era una bambina dagli occhi profondi e dalle labbra sottili. Capiva tutto al volo, e a scuola il tempo non passava mai.”
Per continuare a leggeregli occhi in primo piano. Le collocazioni sono quelle dei testi che si trovano alla Biblioteca Comunale Passerini-Landi di Piacenza, dove possono essere presi in prestito anche tramite il servizio interbibliotecario di prestito: tel.0523-492409; info. 0523-492410; Sala a Scaffali Aperti 0523-492412; Sezione Didattica 0523-492404;
http://www.biblioteche.piacenza.it

- Gli occhi dell’imperatore/ Laura Mancinelli
Einaudi 1993 - Collocazione: NARR MAN LAU
- Gli occhi di Anna Marta/Alice Vieira
Salani 2000 – Collocazione: NARR VIE ALI
-L’occhio più azzurro/ Toni Morrison
Frassinelli 1998 - Collocazione: NA MOR TON
Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatolunedì 13 febbraio 2006
modificatogiovedì 16 febbraio 2006