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Come Pinocchio: bugie e bugiardi in letteratura 1

Nascondere la verità ed elaborare una storia falsa, sostituiva del vero, sono i due aspetti principali che caratterizzano la menzogna: dunque il primo, grande ed abilissimo bugiardo è stato Ulisse, che la dea Atena definisce mai sazio d’inganni (Odissea – ed. Mondadori 1981) e di cui Omero evidenzia più volte la saggezza, tutta fondata sulla sua manifesta abilità nel mentire e sull’autocontrollo e l’ingegnosità personale che gli permettono di affrontare e superare da vincente ogni situazione, anche la più complessa e difficile (il celebre episodio del ciclope accecato da “Nessuno” è in tal senso emblematico). Le menzogne letterarie possono essere identificate come tali solo passando per la loro smentita: è cioè necessario che chi le mette in opera venga contraddetto (sbugiardato, letteralmente): tre le possibili fonti di tale contraddizione:  il personaggio medesimo (con il lapsus, ad esempio), il narratore, oppure un altro personaggio, interno al racconto, che si propone come testimone (veritiero) dei fatti. Ma quali sono le cause delle bugie?

Gianna Schelotto, psicologa, affronta in un romanzo il problema: Perché diciamo le bugie (ed. Mondadori 1996). “Per amore o per odio, per coraggio o per viltà, per furbizia o per scemenza […]”, innumerevoli secondo l’autrice le motivazioni che inducono gli esseri umani a mentire. Ma siamo davvero sicuri che la verità sia il negativo (in ogni senso) della menzogna? Siamo proprio certi che, sempre, la verità sia la scelta migliore? La scrittrice narra e riflette su vicende e personaggi, e così facendo porta in primo piano l’intreccio inestricabile di menzogna e verità, che non possono essere meccanicamente equiparabili alle categorie, rispettivamente, di buono (la verità) e cattivo (la bugia); e non si può che essere d’accordo quando sostiene che la bugia perfetta, come il delitto del resto, è tale perché, per definizione, è invisibile. Chiude il libro una gustosa “Appendice” che elenca alcune delle più frequenti frasi bugiarde: “E’ stato fantastico”; “Non lo faccio per i soldi, ma per una questione di principio”; “Ti chiamo io”; “Non so mentire”; “Niente di personale”; “Non faccio per vantarmi”  eccetera, eccetera.
 
Anche le illusioni (e le autoillusioni), quindi, sono una forma di menzogna: un modello esemplare di personaggio che si crea un mondo fittizio, intessuto di bugie e finta serenità, è Anna Aemelin, protagonista insieme al suo contrario, Katri Kling, dell’Onesta bugiarda di Tove Jansson (ed. Iperborea 1997); Anna illustra libri per l’infanzia ed abita un suo personale universo del tutto avulso dalla realtà che la circonda, tenero ed edulcorato come i suoi disegni, mentre Katri si caratterizza per un realismo, una schiettezza ed una sincerità che rasentano talvolta la brutalità, attraverso la quale minerà sin dalle fondamenta il mondo di beate illusioni che Anna s’era costruito su misura, mutandone radicalmente il carattere grazie a massicce iniezioni di diffidenza. In chiusura tuttavia Katri cerca di tornare sui suoi passi, smentendosi pur di riconsegnare ad Anna la protezione di quella che Carmen Giorgetti Cima chiama, nell’introduzione, una ibseniana menzogna vitale: “Devi sapere che ti ho mentito fin dall’inizio, ho detto cose non vere di altre persone, avevo torto e adesso te lo devo confessare, non servirà a  nulla ma devo farlo.”  La sua interlocutrice tuttavia, che oramai ha imparato la lezione, non le crede, lasciando il lettore, con un senso di disagio e spaesamento, a domandarsi quale sia la via d’uscita da questo sottile ed inquietante labirinto costruito su verità e menzogna.
 
E se si vuole approfondire il percorso tematico sulle tipologie di genere si può leggere Le bugie delle donne, di Ljudmila Ulickaja (ed. Frassinelli 2005), che nell’Introduzione si rifà ancora una volta al mondo classico, dal quale abbiamo preso le mosse, citando la consorte di Ulisse, Penelope, ed il suo espediente, la tela, per evidenziare come le difettasse “una speciale qualità femminile: l’arte della frottola. Tra l’altro, le fandonie  femminili, a differenza di quelle maschili, pragmatiche, sono un tema assai appassionante. Le donne fanno tutto diversamente, in un altro modo pensano, sentono, soffrono e … mentono.”
Per continuare a leggerealtre storie, altre bugie. Le collocazioni sono quelle dei testi che si trovano alla Biblioteca Comunale Passerini-Landi di Piacenza, dove possono essere presi in prestito anche tramite il servizio interbibliotecario di prestito: tel.0523-492409; info. 0523-492410; Sala a Scaffali Aperti 0523-492412; Sezione Didattica 0523-492404;
http://www.biblioteche.piacenza.it

- Il tartufo – di Moliére/ - Einaudi 1976 – Collocazione: 842.4 MOL
- Il bugiardo – di Carlo Goldoni/ Einaudi 1963 – Collocazione: 852.6 GOL bu
- Decameron – di Giovanni Boccaccio/ Einaudi 1987 - Collocazione: 853.1 BOC de
Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatovenerdì 24 marzo 2006
modificatovenerdì 24 marzo 2006