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Intervista al Prof. Paolo Terenzi
1. Quale è il quadro che emerge dai risultati della sua ricerca sulle buone prassi per la lotta alla dispersione scolastica in Emilia-Romagna ?
1. Quale è il quadro che emerge dai risultati della sua ricerca sulle buone prassi per la lotta alla dispersione scolastica in Emilia-Romagna ?
R: Il quadro delle azioni di contrasto alla dispersione prese in esame in Emilia-Romagna appare nel complesso positivo.
L’indagine qualitativa, promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna e affidata al Dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna, non intendeva studiare il fenomeno della dispersione da un punto di vista teorico, né dal punto di vista dei ragazzi dispersi o a rischio di dispersione.
L’attenzione si è invece indirizzata all’analisi delle azioni di contrasto alla dispersione scolastica e di promozione del successo formativo in Emilia-Romagna.
In particolare, la ricerca individua e analizza alcune tendenze emergenti per offrire indicazioni significative, dal punto di vista teorico e dal punto di vista operativo, a coloro che sono interessati a studiare il fenomeno o che sono chiamati a fronteggiarlo attivamente.
Pur tenendo conto della peculiarità del metodo qualitativo (lo scopo della ricerca non era individuare nel territorio di riferimento un campione rappresentativo dal punto di vista statistico), il quadro dei soggetti intervistati (individuati mediante il coinvolgimento di una serie di testimoni privilegiati) è sufficientemente composito da consentire una presa di visione assai ampia e differenziata.
Le iniziative prese in esame provengono da tutte le province; i soggetti promotori sono pubblici, privati o di terzo settore; i destinatari sono ragazzi della Secondaria (di primo grado e di secondo grado) e giovani adulti che, per diversi motivi, non hanno portato a termine un regolare percorso formativo.
Le principali azioni individuate sono: azioni di accoglienza e accompagnamento nello studio; didattica laboratoriale; relazione con un tutor; punti di ascolto; continuità educativa scuola extra-scuola; potenziamento delle life skills; riorientamento e seconda opportunità.
2. Come si colloca l'Emilia-Romagna nello scenario italiano?
R: Gli indici della dispersione in Emilia-Romagna in media sono migliori rispetto a quelli nazionali.
Per offrire il quadro di insieme in cui si inserisce la ricerca qualitativa è utile proporre numeri relativi all' Emilia-Romagna. *
I dati sulle irregolarità (ripetenze e interruzioni) relativi al triennio 2003-2005 si attestano al 5% nel quinto anno della scuola Primaria, all’11% nell’ultimo anno della Secondaria di primo grado e raggiungono il loro massimo nel triennio della Secondaria di secondo grado (22-24% degli iscritti).
Nello specifico, i tassi di ripetenza appaiono in lieve diminuzione nella Secondaria di primo grado mentre rimangono preoccupanti nella Secondaria di secondo grado (in questo caso, peraltro, come si è visto, il fenomeno non è certo solo regionale, ma anche nazionale ed europeo).
Il quadro si differenzia rispetto al genere, agli indirizzi di studio e, anche se in misura minore, rispetto al territorio.
In Emilia Romagna, come in Italia, gli istituti meno colpiti sono i licei (2-2,5%), le irregolarità invece sono più consistenti negli istituti tecnici e negli artistici (7%) e soprattutto negli istituti professionali (9%).
Un dato preoccupante è anche quello degli studenti promossi con debito formativo che risultano essere il 28% nei licei e ben il 40% negli istituti professionali.
I tassi di abbandono scolastico sono particolarmente significativi nel passaggio dal primo al secondo anno delle scuole Secondaria di secondo grado dove si attesta (tra il 2003/2004 e il 2004/2005) attorno al 7,4%.
Il rapporto tra i diplomati dei corsi quinquennali delle scuole secondarie di secondo grado e la popolazione residente è del 78,4% in Emilia- Romagna (a fronte del 67,3% in Lombardia, del 72,7% in Veneto, del 74,9% in Toscana).
Il rapporto tra gli alunni ripetenti e gli iscritti complessivi nello stesso anno di corso, in tutti gli ordini di scuola, è minore o uguale in Emilia Romagna rispetto all’Italia (tab. 1).

3. E in rapporto all’Europa?
R:Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, gli obiettivi di Lisbona sono ancora lontani dall’essere raggiunti, sia in Europa, sia in Italia.

A titolo esemplificativo si riportano i dati Eurostat (tab. 2) sulla percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno terminato soltanto il primo ciclo dell’istruzione secondaria inferiore e non proseguono gli studi o la formazione.
Per questo primo indicatore il target che i paesi europei dovrebbero raggiungere entro il 2010, anche se il traguardo appare purtroppo ancora lontano, è fissato al 10% (rispetto al 2000, tra i paesi considerati solo la Spagna ha visto peggiorare la situazione).
Per questo secondo indicatore il target che i paesi europei dovrebbero raggiungere entro il 2010 è fissato all’85%, anche in questo caso l’obiettivo è ancora ben lungi dall’essere raggiunto.
Si notano anzi i casi della Spagna e della Germania in cui la situazione del 2005 è peggiorata rispetto al 2000.

Nel complesso, mi sembra si possa dire che le iniziative cercano di superare una logica emergenziale e di affrontare il problema della dispersione nell’ottica più comprensiva della promozione della successo formativo (il cambiamento di paradigma consente una attenzione alle potenzialità di tutti i ragazzi).
È molto diffusa e sviluppata anche la capacità di creare reti, sia nel contesto micro sia nel consueto macro, ed è in certi casi notevole la qualità della “restituzione” del lavoro svolto, dimostrata anche da pubblicazioni di carattere nazionale che sono state realizzate.
Sono stati analizzati progetti con caratteri di eccellenza e di innovazione, tali essere già o da poter diventare, esperienze guida anche a livello nazionale.
R: Alcuni operatori hanno evidenziato la necessità di elaborare strumenti di analisi ed indicatori necessari per monitorare e valutare in modo attendibile l’efficacia delle azioni intraprese.
Altre questioni emerse dalle interviste su cui appare necessario lavorare sono:
- la necessità di coinvolgere maggiormente le famiglie nella progettazione e nelle scelte da realzzare contro il disagio e la dispersione;
- prestare maggiore attenzione al disagio degli insegnanti per capire meglio anche il disagio dei ragazzi (i fenomeni sono per certi versi le due facce della stessa medaglia).
Al centro dell’attenzione deve essere posta la capacità dei servizi scolastici ed extrascolastici di generare beni relazionali, cioè beni creati e vissuti attraverso relazioni sociali affidabili a carattere cooperativo.
Per un quadro più dettagliato si rimanda al volume
P. Terenzi, Contrasto ala dispersione e promozione del successo formativo. Buone pratiche in Emilia-Romnagna, FrancoAngeli, Milano, 2006
(uscita prevista settembre 2006).
* Cfr. USR, Irre, Regione Emilia-Romagna, Emilia Romagna. Una scuola tra autonomia ed equità. Rapporto regionale 2006 sul sistema di istruzione e formazione, Tecnodid, Napoli, 2006. I dati statistici regionali e i confronti con le medie nazionali, sono stati tratti dai preziosi contributi di A. Spallacci, Emilia-Romagna e Italia: indicatori a confronto (pp. 23-31) e di L. Stellacci, Gli indicatori di Lisbona e l’Emilia-Ronagna (pp. 43-56). Si veda anche Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, Essere studenti in Emilia-Romagna, Bologna, Settembre 2005, pp. 39-44. Si vedano anche: Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, Essere studenti in Emilia-Romagna, Settembre 2005; C. Bertelli, F. Marostica, S. Versari, Dispersione e orientamento, in Usr, Irre, Regione EmiliaRomagna, Una scuola alla prova. Rapporto regionale 2005 sul sistema di istruzione e formazione, Tecnodid, Napoli, pp. 118-131.
| creato | martedì 20 giugno 2006 |
|---|---|
| modificato | martedì 20 giugno 2006 |

