La dispersione scolastica e il successo formativo

Analisi di un fenomeno



 
La dispersione è un fenomeno complesso è può essere definita come insieme di fattori che modificano il regolare svolgimento del percorso scolastico di uno studente. In ambito scolastico non si identifica semplicemente con l’abbandono, ma riunisce un insieme di cause (irregolarità nelle frequenze, ritardi, non ammissione all’anno successivo, ripetenze, interruzioni) che possono sfociare nell’uscita anticipata dei ragazzi dal sistema scolastico. Per analizzare le cause della dispersione e le sue dimensioni occorre intrecciare variabili soggettive e macro-sociali, anche se lo sviluppo socio-economico resta il fattore discriminante per il manifestarsi del fenomeno. E la discriminazione, in Italia, non è tra regioni del nord e del sud, ma tra le diverse aree di una stessa regione o anche tra i vari territori di una metropoli.
 
La dispersione incrocia più mondi formativi, dalla scuola alla formazione professionale fino al lavoro e una raccolta di dati sulla dispersione che sia da sfondo per riflessioni e scelte concrete richiede pertanto un’integrazione delle varie fonti amministrative e una loro utilizzazione sistematica ed integrata che, allo stato attuale, risulta ancora di ardua attuazione nel nostro paese.

Per quantificare correttamente il fenomeno della dispersione occorrerebbe comunque partire dall’insieme degli aventi diritto, che può essere costruito solo ricorrendo alle informazioni anagrafiche in possesso dei comuni e del Servizio Sanitario Nazionale. Il confronto tra questi dati e quelli forniti dal sistema scolastico e, dopo la scuola media, anche da quelli della formazione professionale e del lavoro, consentirebbe di accertare chi è “scivolato fuori” – drop out - dal sistema scolastico. I dati attualmente a disposizione del ministero della Pubblica istruzione consentono invece, al momento, soltanto di individuare chi è a rischio di dispersione e/o abbandono. 

In ambito europeo la Conferenza di Lisbona ha individuato nella riduzione della dispersione uno dei cinque benchmark che i Paesi membri dovranno raggiungere nel campo dell’istruzione entro il 2010. L’indicatore che viene utilizzato per dar conto del fenomeno della dispersione in ambito europeo è calcolato ricorrendo alla rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat. L’indice è definito come la “quota di giovani (18-24enni) che hanno conseguito un titolo di studio al massimo ISCED 2 (scuola secondaria di primo grado) e che non partecipano ad attività di educazione/formazione rispetto ai giovani di età 18-24 anni” (early school leavers). L’obiettivo al 2010 è quello di ridurre la quota degli early school leavers al 10%.  

 

La lotta alla dispersione scolastica parte in Italia da un'analisi costante della situazione sul territorio. Nel 2008 il Ministero della Pubblica Istruzione ha pubblicato un aggiornamento degli indicatori di base al 2007 per capire come si sta evolvendo il fenomeno della dispersione nel nostro Paese.

Attualmente è possibile confrontare i dati 2005 dei vari paesi europei, mentre a livello nazionale sono disponibili le stime, fino al dettaglio regionale, aggiornate al 2006. A livello europeo nel 2005 la percentuale dei dispersi dei 25 Paesi membri è stata pari al 14,9%, mentre in Italia, gli school leavers rappresentano il 21,9%: rispetto all’obiettivo del 10% entro il 2010, il nostro Paese ha oltre undici punti di differenza da colmare e continua ad avere un divario piuttosto rilevante rispetto agli altri Paesi europei. Nel 2006 comunque si assiste ad un miglioramento rispetto all’anno precedente che porta la percentuale nazionale al 20,6%

Uno dei principali fattori che influiscono sul rischio di uscita dal sistema scolastico è la mancanza di regolarità negli studi dovuta agli insuccessi scolastici. Nell’anno scolastico 2004/05  il 2,7% degli studenti scrutinati della scuola secondaria di primo grado e l’11,4% di quella di secondo grado non è riuscito a concludere con successo l’anno scolastico. Le maggiori difficoltà si determinano soprattutto all’inizio dei due cicli di istruzione, quando lo studente si trova ad affrontare un nuovo ambiente e nuove discipline: il 2,9% degli studenti del primo grado e il 18,1% del secondo grado devono ripetere il primo anno, quota che si va riducendo al crescere degli anni di corso. Le ragazze mostrano una maggiore attitudine allo studio con risultati migliori rispetto ai loro coetanei maschi.

Prendendo a riferimento i dati dell’anno scolastico 2004-05, su 100 iscritti della scuola secondaria di secondo grado, 17 studenti non riescono a concludere positivamente il proprio anno di studi.
 
 
La prevenzione della dispersione e la promozione del successo formativo: esperienze in Europa

La “fascia di dispersione” comprende persone con un’età compresa tra i 18 ed i 24 anni che non posseggono diplomi di nessun tipo o che hanno a stento ottenuto una istruzione di grado inferiore e hanno scelto di interrompere gli studi.
 
 

La lotta alla dispersione in Italia
 

La lotta alla dispersione scolastica parte in Italia da un'analisi costante della situazione sul territorio. Nel 2008 il Ministero della Pubblica Istruzione ha pubblicato un aggiornamento degli indicatori di base al 2007 per capire come si sta evolvendo il fenomeno della dispersione nel nostro Paese. I dati posti in evidenza dall'indagine aggiornano il monitoraggio mostrando i progressi italiani nell'elevamento delle competenze della popolazione. Un percorso che segue delle tappe ben precise, stabilite in sede comunitaria dal Consiglio Europeo di Lisbona del 2000 e definiti nel programma “Istruzione e Formazione 2010”.

Consulta le iniziative contro la dispersione attivate nel 2008

 

Contrasto alla dispersione e promozione del successo formativo: buone pratiche in Emilia-Romagna
 


I dati sull’abbandono e la dispersione scolastica indicano una situazione in Emilia-Romagna migliore della media nazionale, circa il 6 per cento dell’intera popolazione scolastica nella fascia d’età più a rischio, quella tra i 14 e i 17 anni, a fronte di un dato nazionale che si stima intorno al 20-22%. Tuttavia il fenomeno rimane presente, così come preoccupa l’aumento seppur lieve del numero dei bocciati e dei promossi con debiti formativi, che negli ordini di scuola della secondaria superiore supera il 30%, con punte fino al 50% nei primi e secondi anni degli istituti professionali.

Diverse iniziative per la lotta alla dispersione scolastica hanno avuto luogo anche in Emilia-Romagna. La regione, complice la forte presenza di studenti immigrati, deve elaborare strategie di contrasto alla dispersione su più fronti.

Il tema dei progetti per la lotta alla dispersione scolastica in Emilia-Romagna è stato oggetto di una ricerca promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna e realizzata dall’Università di Bologna, Dipartimento di Sociologia. La ricerca, effettuata su tutto il territorio della Regione, affronta il tema dal punto di vista qualitativo, ed è mirata ad un'analisi di progetti significativi nella prevenzione della dispersione e nella promozione del successo formativo che possano essere definite ‘buone pratiche’

 
 
 
Proprietà dell'articolo
fonteSophia
creatomartedì 19 agosto 2008
modificatomercoledì 19 novembre 2008