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Dove? I luoghi narrati: la strada

La strada, luogo fisico di transito, in senso metaforico rappresenta l’itinerario, il viaggio che è tanto reale quanto interiore: perché La strada è di tutti (ed. Feltrinelli Traveller 1998, con la prefazione di Fernanda Pivano), dice Cesare Fiumi raccontandoci nel suo libro le perlustrazioni lungo quelle stesse strade americane che Jack Kerouac aveva percorso e narrato quarant’anni prima, da New York alla California, dal Texas al Messico legando insieme la mitologia del West con la nuova Frontiera, in una ricerca inesauribile di tracce romanzesche e di un passato che non si può dire perché non lo si è mai vissuto. E che ci fa ripetere con John Ely nella strofa della sua ballata posta in occhietto al libro, The road goes on forever, la strada non finisce mai ma prosegue sempre, “oltre il bagliore del cofano”.

Strada come viaggio, viaggio spesso in solitaria: Viaggiatore solitario è il titolo di un romanzo del solito Kerouac (ed. SugarCo 1987), una solitudine che è rovescio della medaglia di quella libertà cercata avidamente ed insistentemente dallo scrittore, nell’affannoso tentativo di incontrare persone e situazioni autentiche sul suo cammino, di immergersi in una realtà che non lo deludesse, “Qui sulla terra scura / prima di andare tutti in Paradiso.”

Il titolo del primo capitolo è “Molo della notte senza casa”, e notturno è anche il clima del romanzo noir scritto da Raoul Montanari Il buio divora la strada (ed. Baldini&Castaldi 2002), un thriller nero dove il protagonista, Alex, sprofonda sempre più in un buio allarmante, compiendo un viaggio dentro ad una città, Milano, dai mille labirinti reali o immaginati, alla ricerca di un padre creduto morto ma che invece, forse, non lo è.

E di delitti ci parla anche Danila Comastri Montanari in Una strada giallo sangue. Venti secoli di delitti lungo la via Emilia (ed. Diabasis 1999): qui la strda è il filo conduttore lungo il quale si dipanano crimini cronologicamente disposti lungo un percorso che va dalla preistoria (“Naso di cane”) all’Ottocento (“Un abbaino in via Pietralata”), passando per l’arrivo dei Romani (“La torre dei Triumviri”), la via Francigena durante il Giubileo del 1300 (“I delitti del Giubileo”) nonché il Cinquecento (“Ser Niccolò e il dentifricio della contessa”) ed il secolo dei Lumi (“Sua Eminenza e il caso della collana scomparsa”): utile per fini informativi e didattici è l’appendice nel quale l’autrice ci offre “Luoghi, reperti e testimonianze” oltre ad indicazioni bibliografiche relative ad ogni racconto ed alle varie ambientazioni. 

Un poliziesco è anche Il mistero della strada di Sintra di Eça de Queiroz e Ramalho Ortigâo (ed. Sellerio 1991), libro basato su un’elegante finzione letteraria per la quale la narrazione, comparsa a puntate su un quotidiano, si sviluppa per articoli successivi, in apparenza réportages giornalistici che descrivono i fatti avvenuti per l’appunto sulla strada che dà il titolo al romanzo, e che solo alla fine si rivelano per pura invenzione.

Sulla strada avvengono dunque incontri, fatti e misfatti: ce li descrive nella loro luce più cruda Clarence Cooper jr. nel suo romanzo La strada (ed. Baldini&Castaldi 1998), che inizia così:

“Quella notte, per la prima volta, Rudy Black si rese amaramente conto della Strada, i cui strani, dissociati ritmi risuonavano nell’aria fredda; quella percezione partiva dai colpetti delle sue scarpe costose sul selciato fino all’alone sulla sua testa, formato dai luminosi capelli ondulati. Tutti gli elementiche costituivano La Strada – le luci, le prostitute, i bavosi al volante delle loro auto, lo strepito della musica jazz proveniente dal negozio di dischi sull’angolo della 77ma e Maple Street – disgustavano Rudy, ruffiano e spacciatore, e lo facevano sentire un alieno, isolato come uno straniero, sebbene non conoscesse altra atmosfera se non questa. Il contatto con La Strada era simile a quello con la carne morta.”

Non è una strada qualunque, quella di Cooper, ma La Strada, un’immagine quasi mitologica, un percorso di discesa agli inferi suburbani degli slums da dove l’autore proveniva e dai quali non uscirà, morendo presto, a 44 anni.

Il vagabondaggio è al centro di un’altra strada poco nota, quella raccontata da Jack London, più conosciuto per Martin Eden o Zanna Bianca, nell’omonimo romanzo La strada (ed. Einaudi 1997). Qui lo scrittore raccoglie alcune pagine autobiografiche nelle quali ci narra le sue esperienze di hobo, cioè viaggiatore clandestino che si spostava prevalentemente a bordo di treni merci che si muovevano lungo tutta l’America, trovando sul suo cammino un’umanità precaria e truffaldina ma orgogliosa della propria libertà, coraggiosa nelle difficoltà e soprattutto nell’affrontare quotidianamente i nemici di sempre: i poliziotti.

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatomartedì 18 maggio 2004
modificatomartedì 18 maggio 2004