Vogliamo proseguire con i menu del mistero, fino a fare indigestione di suspence? Ed allora, signori e signore, ecco qua: Il delitto è servito (di Maurizio Gelatti – ed. Il leone verde 2005): l’autore analizza ventidue romanzi di Agatha Christie focalizzando l’attenzione sull’elemento cibo, sia come veicolo di delitto che come cornice narrativa del medesimo, sia infine come fase del racconto, puro e semplice piacere del palato vissuto e descritto da Hercule Poirot, miss Marple oppure qualcuno dei personaggi che interagiscono con loro. Per esempio uno dei racconti della raccolta Tre topolini ciechi ed altre storie, (ed. Mondadori 1996) che ha fornito lo spunto per la celebreTrappola per topi, in cartellone a Londra dal 1952, s’intitola La torta di more e vi si può trovare, fra l’altro, parecchi riferimenti a piatti tipici della gastronomia britannica, ma non solo: nel Curry di pollo e riso, infatti, s’intrecciano molteplici influssi, da quello coloniale (il curry) a quello semplicemente esotico (il riso pilaf, di origine turca). E rimaniamo in tema di riso: Calixthe Beyala in Come cucinarsi il marito all’africana (ed. Epoche 2004) ci propone un’avvincente escalation di strategie culinarie maliziosamente deduttive attraverso un gioco di scrittura ma anche un gioco di raffinato abbindolamento erotico come suggerisce Dada Rosso nella prefazione, che si conclude così: “sotto sotto quel “prendilo per la gola” che ci accompagna a slalom tra una ricetta e un’altra alla fine deve fare i conti con il retrogusto di scetticismo e di malinconia che è filo conduttore di tutti i suoi romanzi”.
Parliamo ancora di riso, questa volta da tutt’altro punto di vista: Barbara Buganza ci conduce In cucina con Banana Yoshimoto. L’amore, l’amicizia, la morte, la solitudine nel cibo (ed. Il leone verde 2003): “Il cibo è determinante alla comunicazione tra le persone” ha dichiarato la scrittrice in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Secolo XIX nel novembre 2001 e citata nell’Introduzione. In questo contesto si situa l’attenzione al cibo come fattore culturale oltre che come elemento primario per la sopravvivenza, particolarmente evidenziato nelle modalità di preparazione e trattamento delle vivande e delle tavole, cui l’Oriente riserva una speciale attenzione; come sottolinea infatti Barbara Baganza, è la stessa collocazione dei cibi nei piatti ad acquistare per i giapponesi una valenza estetico-spirituale, e non soltanto degustativa: “Osservando un vassoio di bocconcini di sushi, ad esempio, si ha l’impressione di guardare una cartina geografica, dove fiumi di pesce, valli di alghe e colline di riso sono rappresentativi degli ambienti dai quali i cibi provengono. Fa parte del senso estetico proprio del popolo giapponese, fatto di equilibrismi tra forma e colore, dove miniaturizzazione è sinonimo di bellezza e di sintesi.”
Un genere di riso più nostrano, più ancorato alle tradizioni italiane è senza dubbio quello di due grandi autori: Carlo Goldoni e Carlo Emilio Gadda. Se da un lato ad Arlecchino, eterno affamato, preme di conservare ciò che ha di più caro: l’appetito, dall’altro si rileva come non esista una solo commedia goldoniana dove di cibo e tavola non si parli, come dice Flavio Russo in A cena con la Locandiera. Le ricette di Carlo Godoni (ed. Il leone verde 2004): Mangiano dame e cavalieri, vedove e cicisbei, lavandaie e servitori; ed ecco la famosa ricetta veneta dei Risi e bisi, ma anche quella, forse meno nota, del Risotto con la castradina, o quella della Zuppa di riso coi fegatini arrostiti, o ancora il Risotto con la meola, che altro non è che una variante del Risotto alla milanese, di cui Carlo Emilio Gadda si fa vate e nume tutelare in particolare ne Le meraviglie d’Italia (ed. Einaudi 1964): “la fame di Gadda è fame onnicomprensiva: se da un lato è fame letterario-esistenziale, dall’altro svela, da copione, fame autobiografica nella risicata età scolare, si sa, penosa e penata, e fame della guerra 1915-18”, spiega Massimo Novelli ne La gran fiera magnara. Le ricette di Carlo Emilio Gadda (ed. Il leone verde 2003). Assente invece il riso in Pastakiller. Il sapore giallo-noir della pasta, (ed. Moranti 2005) antologia di 12 racconti di altrettanti autori italiani in cui domina incontrastata la pasta, qui nell’insolito ruolo di malvagia istigatrice al delitto.