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Indici ed indicatori scolastici in una visione internazionale

Analisi e studi evidenziano quanto e come scelte politiche ed investimenti possano incidere sulla qualità della scuola e sul benessere di un paese

I sistemi scolastici di molti paesi sono stati oggetto in questi anni di indagini ed analisi da parte di istituzioni internazionali che hanno inquadrato le trasformazioni socio-culturali della scuola e dell’universo formativo. Studi importanti che evidenziano quanto e come scelte politiche ed investimenti possano incidere sulla qualità della scuola e sul benessere di un paese.

Le analisi sul sistema scolastico che sono state realizzate a livello internazionale permottono oggi di verificare il grado di sviluppo di un Paese e forniscono un quadro sulle possibilità di crescita delle nuove generazioni.

DOSSIER EU-RA

Fra i dossier interessanti proposti negli ultimi anni spicca quello prodotto dall’Eu-Ra (European Research Associates) per la Commissione europea intitolato key education indicators on social inclusion and efficiency. L’analisi, che ha preso in considerazioni dati Eurostat, Ocse e rilevazioni nazionali, ha suddiviso la propria analisi in 4 capitoli: benchmark nazionali ed internazionali, politiche di spesa nel settore scolastico, efficienza del sistema educativo e inclusione scolastica.

ANALISI UNESCO

L’Unesco ha invece concentrato la sua analisi sull’utilizzo delle tecnologie nella didattica. L’indagine sull’Ict nei sistemi educativi è stata pubblicata nel 2006 e prende in considerazione vari progetti regionali: dal Sud America, dove è stato lanciato alla fine degli anni 90 il progetto LABORATORIO (Latin American Laboratory for the Assessment of Quality in Education), all’Africa dove, nello stesso periodo, è stato presentato il risultato del progetto SACMEQ (Southern and East Africa Consortium for Monitoring Educational Quality), all’Asia con l’Asia Pacific Regional Survey (UAPRS).

Il sistema scolastico internazionale è stato inoltre periodicamente analizzato anche da diversi enti ed agenzie come IEA, CIDREE ed OCSE.

IEA

La IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement) è un'associazione indipendente di centri di ricerca educativa, con sede ad Amsterdam. E' stata fondata nel 1958 e, attualmente, vi aderiscono 53 paesi. Scopo della IEA è quello di condurre ricerche comparative internazionali nel campo della valutazione educativa. Attraverso i suoi progetti la IEA mira a definire degli standard internazionali che possono aiutare i decisori politici ad individuare, a livello comparativo, punti di forza e di debolezza dei rispettivi sistemi educativi. L'elevata qualità dei dati forniti contribuisce ad aumentare la comprensione di fattori esterni ed interni alla scuola che influenzano in modo determinante l'apprendimento e l'insegnamento. Le indagini IEA costituiscono una fonte di informazioni preziosa per coloro che lavorano al miglioramento della qualità della scuola.

CIDREE

Il consorzio europeo CIDREE (Consortium of Institutions for Development and Research in Education in Europe), di cui fa parte per l’Italia anche l’Invalsi, è un consorzio di istituzioni per lo sviluppo e la ricerca nel campo educativo in Europa. Lo European Network of Policy Makers for the Evaluation of Education Systems è composto da rappresentanti dei 15 stati membri ed ha come scopo quello di facilitare e promuovere, attraverso lo scambio di informazioni sulle politiche educative nei vari paesi, la cooperazione riguardo ai temi della valutazione educativa.

OCSE

L'OCSE è un'organizzazione internazionale, costituita a Parigi nel 1961, che aiuta i governi a far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali poste dall'economia mondiale. Raggruppa attualmente 30 paesi industrializzati e intrattiene relazioni attive con circa 70 paesi in tutto il mondo, svolgendo un ruolo guida nella definizione di buone pratiche e nella promozione del buon governo nei settori pubblici e privati. Grazie alle sue attività di analisi e di supervisione settoriale, l'OCSE permette agli Stati di preservare la competitività dei loro settori economici chiave, favorendo inoltre l'adozione di nuovi orientamenti strategici.

L’analisi dell’OCSE sui sistemi scolastici è oggi una delle più importanti e complete ed è effettuata prendendo in considerazione i seguenti parametri:

     A. Risultati delle istituzioni scolastiche e impatto dell'apprendimento
     B. Risorse finanziarie e umane investite nell'educazione
     C. Accesso all'educazione, partecipazione e progressione
     D. Contesto pedagogico e organizzazione scolastica

I dati triennali presentati alla fine del 2010 dall’OCSE nell’ambito del progetto PISA (Programme for International Student Assessment) evidenziano come la spesa in istruzione e formazione – misurata in rapporto al prodotto interno lordo – rappresenti uno degli indicatori chiave per valutare le policy attuate in materia di crescita e valorizzazione del capitale umano. L’indicatore consente di quantificare, a livello nazionale e internazionale, quanto i paesi spendono per migliorare le strutture e incentivare insegnanti e studenti a partecipare ai percorsi formativi.

In Europa l’incidenza della spesa pubblica in istruzione e formazione sul prodotto interno lordo si aggira intorno al 5,2 %. Il dato, riguardante l’Ue 27, vede paesi molto distanti da questo dato come Slovacchia, Bulgaria e Grecia, che presentano tutti valori al di sotto del dato medio europeo di almeno un punto percentuale. Tra gli Stati membri che stanziano più risorse, in percentuale del Pil, per l’istruzione e la formazione vi sono Danimarca (7,0 %), Svezia (6,9 %), Regno Unito (6,3 %) e Cipro (7,8 %).

Dall’ultima indagine OCSE-PISA è emerso anche il quadro delle competenze degli studenti dell’Ue. In Italia i risultati segnano un progresso rispetto alle edizioni precedenti dell’indagine ma più di uno studente italiano su cinque presenta competenze in lettura inferiori a quelle basilari. In Svezia, Francia, Paesi Bassi e Belgio il contingente dei migliori supera il 9 per cento, mentre raggiunge il 14,5 % in Finlandia. Nella matematica il punteggio medio nazionale è superiore a quello europeo di 9 punti ma il 25 % dei 15enni non raggiungere il livello valutato sufficiente: solo Lituania (26,3 %), Grecia (30,4)%, Romania e Bulgaria (entrambe circa 47 %) mostrano risultati peggiori. I due livelli apicali della scala della matematica includono il 9,0 % degli studenti delle scuole italiane, mentre la quota sfiora o supera il 20 % in Finlandia, Belgio e Paesi Bassi.

IL SISTEMA SCOLASTICO FINLANDESE

Può essere interessante a questo proposito evidenziare le eccellenze del sistema scolastico finlandese e il metodo di insegnamento che sta applicando il paese scandinavo per quanto riguardo le discipline scientifiche.

In Finlandia, nei primi quattro anni di scuola, si prevede un insegnamento integrato di biologia, geografia, fisica ed educazione alla salute. Dagli obiettivi, i contenuti essenziali e la descrizione di competenze attese alla fine della classe quarta si comprende che l’educazione alla salute non ha un ruolo marginale. Nel paragrafo “Sicurezza” sono previste anche modalità comportamentali che prevengano il bullismo e la violenza, gli incidenti stradali e domestici. La parte che riguarda gli organismi e gli ambienti di vita prevede un riconoscimento dei viventi e non viventi, degli ambienti di vita (su cui si innestano nozioni di geografia) e delle più comuni specie di piante, funghi, e animali. Le competenze sono descritte prevalentemente come un “un sapere come…”. La parte relativa ai “fenomeni naturali” riguarda fenomeni fisici relativi al suono, alla luce, al calore, al magnetismo, all’elettricità e si indaga il funzionamento di semplici strumenti e le forze che agiscono in determinate strutture. L’ambito chimico riguarda le sostanze e i materiali della vita di tutti i giorni, la loro conservazione e il riciclaggio, le proprietà dell’aria, le proprietà e i cambiamenti di stato dell’acqua. Le conoscenze indicate non sono acquisibili in modo approfondito in questa fascia di età, sono nozioni date.

Nelle classi quinta e sesta la biologia viene insegnata insieme alla geografia. L’insegnamento della biologia è organizzato in modo da promuovere l’idea della biodiversità e quindi dell’uomo come parte della natura. L’educazione alla salute è inglobata in questi due insegnamenti. Gli argomenti biologici vengono raggruppati in “Organismi e ambienti di vita” e in “Anatomia, funzioni vitali, crescita, sviluppo e salute dell’essere umano”. Il primo gruppo prevede l’identificazione della flora e della fauna individuabili negli ambienti circostanti, gli ambienti di vita , la crescita delle piante, la loro riproduzione. Il secondo gruppo di argomenti riguarda le principali funzioni del corpo umano, la riproduzione , i cambiamenti che accompagnano la pubertà, i fattori che entrano in gioco nelle relazioni umane (controllo delle emozioni, tolleranza), diritti e responsabilità degli alunni in quella determinata fascia di età. Qui l’educazione alla salute ha un grande ruolo.

La biologia, come materia autonoma, viene studiata negli ultimi tre anni del ciclo d’istruzione obbligatorio. I prerequisiti dell’insegnamento sono i fenomeni della vita e si prosegue nello studio introducendo l’evoluzione, i fondamenti dell’ecologia, la struttura e le funzioni vitali dell’essere umano. Troviamo fra i contenuti essenziali: la natura e gli ecosistemi, la vita e l’evoluzione, l’ambiente naturale. Le competenze alla fine dei tre anni hanno una denominazione diversa che è la stessa anche per geografia, chimica e fisica: “Criteri per la valutazione finale per una votazione di otto”. In questa parte si capisce che l’insegnamento della biologia proposto nella fascia di età 13-15 anni è altamente specialistico. Gli alunni infatti devono, ad esempio, saper descrivere le principali caratteristiche della struttura della cellula, saper spiegare la fotosintesi, descrivere la riproduzione di piante, animali, funghi e microbi, spiegare le caratteristiche dell’evoluzione. Devono saper descrivere organi e tessuti, saper spiegare la formazione di gameti, nonché i concetti chiave associati all’ereditarietà.

Nel National curriculum finlandese  troviamo tutte le tematiche che incontriamo nelle prove dell’OCSE-PISA. C’è da riflettere se sia la strada indicata dal National Curriculum finlandese quella da seguire per migliorare l’insegnamento scientifico o se sia solo un modo per arrivare a buoni posti nelle classifiche internazionali.

DISPERSIONE SCOLASTICA E PARTECIPAZIONE AL SISTEMA FORMATIVO

Dati interessanti in Europa emergono anche per quanto concerne dispersione scolastica e partecipazione al sistema formativo dopo la fine del ciclo obbligatorio. Nel 2009 il valore medio dell’indicatore nell’Ue27 si è attestato al 14,4 %. Circa un giovane su sei non prosegue gli studi.

I paesi con un valore inferiore al 10 % sono numerosi: tra i più virtuosi ci sono quelli dell’Est, Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia e Slovacchia (tutti con quote intorno al 5 %). In fondo a questa classifica ci sono invece, insieme all’Italia, Malta, Spagna e Portogallo.

La partecipazione dei giovani al sistema di formazione anche dopo il termine del periodo di istruzione obbligatoria è considerato un fattore essenziale per garantire l’ampliamento delle conoscenze e delle competenze, preparare i giovani a una più consapevole partecipazione sociale e facilitare l’apprendimento continuo anche nell’ambito della vita lavorativa.

Nei paesi Ue19 il tasso medio di partecipazione dei giovani in età 15-19 anni al sistema di istruzione è pari all’84,9 %, mentre quello della fascia 20-29 anni supera di poco il 25 %. In entrambi i casi, la partecipazione dei giovani italiani risulta inferiore, con il divario più consistente nella fascia 20-29 anni.

Nella generalità dei paesi considerati, più di 8 studenti 15-19enni su 10 partecipano al sistema di istruzione (più del 90 % in Polonia e Belgio). Si segnala in negativo la posizione del Regno Unito (72,6 %), associata anche a una contenuta partecipazione dei 20-29enni (17 %). La più elevata partecipazione alla formazione terziaria si rileva nei paesi scandinavi, dove coinvolge più di un giovane su tre e, in Finlandia, supera il 40 %. Ad eccezione della Germania (28,4 %) altri importanti paesi Ue si collocano al di sotto dei valori medi: in Francia la quota non raggiunge il 20 %.

QUALITA' DELL'ARIA NELLE SCUOLE

Non possiamo identificare il sistema scolastico solo con la qualità del processo formativo. Tanti altri fattori incidono sul “star bene a scuola”: la qualità degli edifici scolastici e l’ambiente circostante, per esempio, sono due di questi.

A questo proposito è stata elaborata a livello internazionale una ricerca sulla qualità dell’aria nelle scuole. Il progetto, che ha visto protagonista, oltre all’Italia, anche Albania, Austria, Bosnia Erzegovina, Serbia, Slovacchia, Ungheria e Norvegia è stato denominato Search (School environment and respiratory Health of children). Fra il 2005 e il 2009 sono state fatte indagini sullo stato di alcuni edifici campione, sul livello di pulizia, sulle polveri presenti e sulla salute dei bambini.     

Nel nostro paese sono state esaminate 13 scuole in sei Regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia e Sardegna) e sono stati coinvolti circa 1.000 alunni. La fotografia scattata è quella di edifici scolastici piuttosto anziani, circa il 50% è stato costruito prima del 1960, il più vecchio si trova ad Ispra in Lombardia, costruito ai primi del '900 mentre il più moderno si trova a Roma e risale agli anni '90.

Le ricerche che sono state pubblicate da più parti hanno permesso non solo di fare confronti internazionali fra le politiche e le decisioni prese da Stati diversi ma anche di fotografare alcune situazioni nazionali in modo dettagliato come evidenziano queste case history.

CASE HISTORY EUROPEA: INDICATORI NEL SISTEMA EDUCATIVO TICINESE

Il sistema scolastico ticinese è stato al centro di un progetto svolto dall’Ufficio studi e ricerche (USR) del DECS (Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) del Cantone Ticino. La ricerca, pubblicata nel report “Scuola a tutto campo”, ha permesso di raccogliere alcuni indicatori che forniscono alle autorità politiche un utile strumento per valutare la qualità della scuola.

La ricerca ha fatto emergere 6 ambiti prioritari d’indagine: l’equità; le transizioni all’interno del sistema scolastico e i titoli conseguiti; le competenze acquisite; la persona, il civismo e l’integrazione sociale; l’innovazione scolastica; le risorse umane e finanziarie. Per ogni campo sono stati in seguito individuati degli indicatori, ognuno dei quali analizza determinati aspetti. Per il campo dell’equità, ad esempio, sono stati considerati il divario educativo (le disparità di apprendimento degli studenti), la selettività scolastica (la distribuzione degli allievi in base a caratteristiche sociali, economiche e geografiche) e la speranza di scolarizzazione (la durata probabile degli studi).

Dallo studio, effettuato fra il 2002 ed il 2005, sono emersi diversi aspetti positivi del sistema scolastico ticinese, ma anche alcuni punti deboli. Tra gli elementi soddisfacenti, occorre evidenziare in particolare il divario tra gli allievi migliori e quelli peggiori, in termini di risultati nelle prove internazionali, che in Ticino è significativamente più contenuto sia rispetto al piano nazionale che alla media internazionale. L’origine sociale è un fattore che esercita una minore influenza sulla riuscita scolastica in questo Cantone rispetto al resto della Svizzera. Inoltre, in Ticino vi è una maggiore integrazione nel sistema formativo regolare di alunni che presentano delle diversità o degli handicap: gli allievi inseriti nelle scuole speciali rappresentano infatti solo il 2% della popolazione scolastica contro una media nazionale del 6%, un dato che rafforza ulteriormente l’equità del sistema scolastico ticinese. Un altro elemento favorevole per questo Cantone è l’elevato tasso di studenti ticinesi che conseguono la maturità alla fine del liceo, che si situa al di sopra della media svizzera.

Tra i fattori che suscitano invece qualche interrogativo figurano le competenze conseguite alla fine della scuola dell’obbligo misurate dallo studio internazionale PISA. Va infatti rilevato che le prestazioni degli allievi quindicenni della Svizzera italiana riguardanti la comprensione di testi scritti e la cultura matematica e scientifica risultano le più deboli a livello svizzero, pur collocandosi nella media internazionale.

CASE HISTORY AMERICANA: INDICATORI PER IL SISTEMA EDUCATIVO CANADESE

Fra  i paesi che stanno cercando di stabilire indicatori in grado di fotografare il proprio sistema scolastico c’è anche il Canada che sta investendo in questa direzione molte risorse, anche al fine di armonizzare i propri parametri a quelli dell’OCSE.

Nel 2009 in Canada è stato pubblicato Education Indicators in Canada: An International Perspective, un testo del PCEIP (Pan-Canadian Education Indicators Program) in cui sono stati suddivisi gli indicatori scolastici utilizzati dalle autorità secondo tre direttrici:

  1. l’impatto del sistema scolastico sul livellio d’apprendimento e sul mondo del lavoro
  2. le forze umane e finanziarie investite nell’educazione
  3. accesso al sistema educativo e livello di partecipazione


Il tasso di scolarizzazione in Canada è molto alto e supera abbondantemente la media dei paesi Ocse: l’87% della popolazione adulta ha terminato le scuole superiori, nei paesi OCSE la media si ferma al 70%. Questi risultati sono stati raggiunti con investimenti costanti e cospiqui nel settore dell’istruzione: i paesi Ocse spendono mediamente in istruzione una percentuale del Pil pari a circa il 5,7% mentre il Canada supera questa media arrivando nel 2007 al 6,2%.

La situazione canadese non è invece delle più rosee se si osservano i dati sull’abbandono scolastico. In questo caso il Canada mostra un ritardo rispetto ad altri paesi OCSE perchè la percentuale di giovani fra i 15 ed i 19 anni che non seguono più percorsi scolastici è pari al 20 % contro una media Ocse del 16%.

Proprietà dell'articolo
fonteExtrapola
creatolunedì 7 marzo 2011
modificatomercoledì 16 marzo 2011