“La donna da Macy’s mi ha chiesto: “E’ interessato all’elfo a tempo pieno, all’elfo serale o all’elfo-weekend?”. “Elfo a tempo pieno” le ho detto. [om.] Oggi pomeriggio sono andato nell’ufficio all’ottavo piano del Paese di Babbo Natale e un tizio mi ha detto: “Congratulazioni. Signor Sedaris. Da oggi lei è un elfo” Nel suo libro Ciclopi (ed. Mondadori 2003) David Sedaris, fra le altre innumerevoli avventure e mestieri di una vita errabonda, ci racconta, in un capitolo intitolato I diari del Paese di Babbo Natale, il periodo trascorso in un grande magazzino newyorkese facendo l’elfo durante il periodo natalizio: queste pagine hanno segnato in realtà, negli anni ’90, il debutto letterario ed in questo caso anche radiofonico di Sedaris, che realizza grazie ad esse un immediato, strepitoso successo sia per la loro travolgente comicità che, ad un livello d’approfondimento maggiore, per la messa in luce dello snaturamento contemporaneo del Natale ad opera della rincorsa ai regali fini a se stessi, del consumismo estremo che maschera a malapena la cruda realtà dei rapporti di lavoro, la solitudine e l’incomprensione reciproca e l’isolamento dei bambini, che del Natale sono sempre stati, o avrebbero dovuto essere, i protagonisti. Nella medesima raccolta, accanto ad altri istruttivi, e fulminanti, capitoli, alcuni autobiografici altri no dedicati per esempio a Il bollettino di omofobia di Glen vol.3 n.2, ad Una collezione di tic (quelli dell’autore: “se avessi applicato i miei tic alla breakdance non avrei avuto rivali”) ed ai Parenti stretti, troviamo un altro racconto d’ambientazione natalizia, scritto sotto forma di lettera: Buone feste ai nostri amici e alle loro famiglie!!!, grottesca vicenda di una famiglia, i Dunbar, alle prese con una ragazzina vietnamita avuta dal marito prima del matrimonio, e con l’omicidio di un neonato: la lettera, scritta dalla madre sospettata del delitto ed in attesa di un’udienza in tribunale, si conclude con alcune edificanti parole: “La comunanza dei sentimenti, il desiderio di stare con la famiglia e gli amici: sono questi i veri valori che noi celebriamo con le feste di Natale, non è così?” Sì, perché come dice una filastrocca popolare di origine pisana: ”Del Natale non v’è uguale / in famiglia con la griglia, / il padrone è il capitone, / sulla mensa del buon Chianti / reca gioia a tutti quanti!” (cit. in “Se metti un ceppo nel camino Natale è vicino” – ed. Coop, s.d.).
L’origine della festa più sentita dalla cristianità risale alla latinità tarda: nel Cronografo (antenato degli Almanacchi) redatto da Dionisio Filocalo nel 354 troviamo infatti uno dei più antichi calendari liturgici cristiani diffusi a Roma, dove compare, in corrispondenza della data del 25 dicembre, questa frase: ”Natus Christus in Betleem Judeae”, e questa è l’unica testimonianza che resta, nonostante le innumerevoli ricerche storiche, di una data precisa, dal momento che i Vangeli non indicano un giorno specifico. In questo senso si può affermare che il 25 dicembre sia una data simbolicamente ricollegabile alla festa imperiale del Sol invictus, stabilita da Aureliano il 25 dicembre: d’altro canto anche nell’Antico Testamento si trovano riferimenti dei profeti a Gesù come Luce e Sole; sempre nell’Antico Testamento si identifica l’abete come Albero Cosmico situato al centro del giardino dell’Eden e dal quale Adamo ed Eva traggono nutrimento: in tal modo al Cristo-Sole si somma il Cristo-Albero della vita, ed ecco perché l’albero di Natale conosciuto in tutto i mondo è l’abete, e lo si addobba con luci e doni.
L’abete e la simbologia dell’albero alimentano innumerevoli leggende in tutt’Europa, che evidenziano un po’ ovunque la forte connotazione allegorica e religiosa di questo tema come ad esempio nella fiaba delle Dolomiti “Gli alberi che cantano” in: Il bosco. Miti, leggende e fiabe, di A.Mari e U.Kindl (ed. A.Mondadori 1989), dove sette abeti racchiudono altrettante anime di fanciulle, una per una abbattute dalle asce dei boscaioli tranne l’ultima, salvata da un nobile cavaliere di passaggio nel folto bosco.