Vai all'homepage Vai alla pagina contatti Vai alla pagina della mappa del sito Vai alla pagina del motore di ricerca interna al sito Vai alla pagina della guida e dichiarazione di accessibilità Vai all'inizio della pagina

Vai all'inizio della pagina

Emilia-Romagna, un piano regionale per le scuole di montagna

L’Emilia-Romagna si candida ad essere una delle regioni trainanti per l’innovazione delle scuole di montagna. Forti investimenti strutturali e best practices avanzate hanno la posssibilità di far vedere concretamente come le nuove tecnologie possono far rivivere culturalmente un territorio e le ricchezze che questo può offrire

Il territorio dell’Emilia-Romagna presenta molti comuni montani, zone di periferia a cui la Regione sta cercando, anche in tempi di ristrettezze economiche, di fornire servizi di qualità per evitarne lo spopolamento.
 
Uno dei principali motori vitali di queste comunità è rappresentato dalla scuola, spesso unico centro culturale della montagna.

I continui tagli di risorse hanno messo a rischio molte di queste realtà montane che devono combattere contro spopolamento ed una normativa che non favorisce le scuole di montagna. Un caso esemplare è evidente in quello che è successo nelle comunità montane di Parma. Lo scorso anno è stato necessario un intervento straordinario, con l'applicazione di nuovi parametri di formazione delle classi: in molte scuole si sono dovute formare delle pluriclassi con più di 18 alunni, nonostante la normativa preveda che 18 sia il numero massimo.

Per questo motivo la Regione Emilia-Romagna ha deciso di dedicare alle scuole di montagna un piano strutturato di sviluppo e mantenimento che permetta a queste istituzioni di rimanere un centro nevralgico del territorio attraverso azioni e progetti comuni che mettono al centro l’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica.

Ma quali sono i numeri che caratterizzano la scuola di montagna in Emilia-Romagna? Nelle montagne dell'Emilia-Romagna ci sono 159 scuole primarie, 86 medie e 38 superiori, con oltre 27 mila studenti. Questi i dati emersi il 3 maggio a Reggio-Emilia nel corso della Conferenza regionale della scuola di montagna tenutasi al centro Malaguzzi che ha visto protagonisti, in diversi dibattiti ed interventi, molte personalità del mondo scolastico regionale. Fra queste Patrizio Bianchi, assessore regionale alla scuola, Stefano Versari, vice direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale e Ilenia Malavasi, assessore provinciale all’Istruzione di Reggio Emilia.

La Conferenza ha posto l’accento sulla necessità di un’adeguata normativa per le scuole periferiche, per quel che riguarda le risorse economiche e l’avvicendamento degli insegnanti, e su un maggior utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica.

La conferenza ha rappresentato soprattutto il momento d'avvio del progetto Scuola@Appennino, con cui la Regione, in collaborazione con l'Ufficio scolastico provinciale e le amministrazioni locali, intende creare una rete tra scuole, istituzioni, associazioni e famiglie per valorizzare l'offerta educativa e sostenerne la qualità.

Durante la Conferenza regionale sono stati effettuati collegamenti con insegnati, presidi ed alunni delle scuole dell'Emilia-Romagna, dalla montagna piacentina fino alla Val Marecchia in provincia di Rimini, così da raccontare in presa diretta, condividere ed approfondire via web problemi, progetti ed esperienze maturate nelle scuole dell'Appennino.

Nel corso della giornata sono state illustrate tante esperienze innovative di didattica e condivise le maggiori criticità legate al “fare scuola” in montagna.

Il vice direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Versari ha specificato che "la priorita è quella di fare rete, partendo dalle singole esperienze in atto nelle scuole e dalle nuove tecnologie, per esempio le tremila lavagne digitali che nelle scuole della nostra regione consentono di comunicare con altre classi".

La responsabile del servizio Istruzione e integrazione dei sistemi formativi della Regione Emilia-Romagna, Cristina Bertelli, ha affermato invece che "tra i punti forti delle scuole di montagna ci sono dei docenti straordinari, i quali sono disponibili e creativi nonostante le difficolta ed il turnover. Ciò che manca è la continuità didattica ed il rafforzamento del senso di appartenenza non più ad una comunita chiusa, quella locale in cui ha sede la scuola, ma piuttosto a comunita piu ampia".

In questa direzione va il progetto Scuola@Appennino, con lo slogan Una scuola grande come la regione, reso possibile grazie ad una rete in banda larga che Lepida sta realizzando in Emilia-Romagna e nella sua dorsale sud, per effettuare collegamenti in fibra ottica.

Scuola@Appennino si propone in definitiva come rete di collaborazione fra istituti scolastici per:

  • valorizzare l’offerta educatica;
  • adottare metodologie didattiche innovative;
  • garantire flessibilità, innovazione e miglioramento della didattica nelle strutture educative esistenti nell’appennino.

Con questo progetto la Regione si propone di migliorare la qualità scolastica negli istituti dell’Appennino, contrastando il digital divide e migliorando la comunicazione e l’interazione tra sedi e plessi distaccati nelle attività educative. Attraverso questa rete di lavoro sarà inoltre possibile promuovere le best-practices attuate dagli enti locali, portandole in altri contesti. Un piano di lavoro che si propone anche di trovare sinergie con progetti analoghi in corso in altre regioni italiane.

Le azioni con cui si concretizzerà questo impegno prevedono:

  1. la creazione di una rete attraverso le scuole di montagna con banda larga collegata alla Rete Lepida;
  2. la fornitura di attrezzatura tecnolgica come le lavagne interattive multimediali (LIM);
  3. introduzione di metodologie di insegnamento interattivo nei contesti pluriclasse e dove vi è la necessità di collegare sedi e plessi distaccati;
  4. formazione mirata dei docenti in merito all’utilizzo di nuove tecnologie;
  5. elaborazione di materiali didattici fruibili on-line su ScuolaER e DidatticaER.

Didattiche innovative per le scuole di montagna

La proposta lanciata dalla Regione vuole far leva sulle tecnologie per abbreviare il divario digitale e per connettere le varie realtà scolastiche. Per questo motivo si cercherà di diffondere sul territorio le best practices già avviate sul territorio regionale nel campo della didattica tecnologica, quali il progetto Lepida Scuola e il progetto Cl@ssi2.0.

Lepida Scuola

Lepida Scuola è un progetto nato e promosso a Reggio Emilia e provincia cinque anni fa. Prevede, attraverso il web, la costruzione di una comunità allargata per condividere idee e pratiche per la didattica e l’apprendimento. E’ un progetto rivolto ad insegnanti e studenti e, in questi cinque anni, ha esteso il suo raggio d’azione a 60 istituti dell’Emilia-Romagna di ogni ordine e grado. Una partecipazione che ha visto coinvolti oltre 200 insegnanti e 1000 studenti in centinaia di progetti.

Interagendo sul campo, con insegnanti, pedagogisti ed esperti di e-learning il progetto ha subito una progressiva evoluzione, diventando un laboratorio di sperimentazione di forme innovative di didattica. Lepida Scuola è un insieme coordinato di azioni che garantiscono l’attuazione in classe di una didattica più vicina ai bisogni del singolo alunno, dando ai docenti gli strumenti per praticare una didattica per competenze.

Nello specifico Lepida Scuola si propone di:

  • mettere i docenti in grado di praticare in aula metodi didattici coerenti con l’approccio per competenze e centrati sull’alunno;
  • promuovere in diverse scuole della regione sperimentazioni di didattica coerenti con l’approccio per competenze;
  • favorire l’integrazione efficace delle tecnologie nell’attività quotidiana del docente

All’interno della cornice di Lepida Scuola sono stati avviati tanti progetti grazie ad un ambiente di progettazione che sostiene il docente e gli studenti. Un ambiente necessariamente virtuale e basato sulle tecnologie di rete che favorisce la condivisione delle risorse comuni tra docente e studente e mantiene la tracciabilità del lavoro.

L’ambiente di Lepida Scuola prevede una comunità virtuale chiusa in cui si progettano e producono materiali didattici (schede) che  devono essere protetti. Per questo nell’ambito di Lepida Scuola si è deciso di gestire l’ambiente virtuale affidandosi ai server di SELF (Sistema di e-learning federato per la Pubblica amministrazione in Emilia-Romagna) ed utilizzando Moodle, la piattaforma collaborativa per l’e-learning.

Cl@ssi 2.0

Un altro progetto che in Emilia-Romagna sta contribuendo notevolmente a migliorare la didattica ed a cui le scuole di montagna devono attingere per potersi valorizzare è Cl@ssi 2.0. Il progetto nazionale sostenuto dall’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica ha permesso a molte scuole di dotare alcune classi di tecnologie fondamentali per l’innovazione didattica. Il finanziamento, variabile fra i 15.000 ed i 30.000 euro per classe, ha dato la possibilità a molte classi di acquistare devices tecnologici come PC e LIM (lavagne interattive multimediali). Ad esse sono state affiancate delle vere e proprie postazioni tecnologiche che hanno permesso di digitalizzare tutto il lavoro fatto in classe: dalla gestione delle presenze con il registro on-line, come avviene all’IIS di Castiglion dei Pepoli(BO), alla creazione ed utilizzo di “learning object”. L’utilizzo del PC è stato in molti casi associato a quello delle LIM, dell’iPod e del podcast per sperimentare nuove forme di didattica attiva in cui sono risultati fondamentali anche gli ambienti di collaborazione virtuale, in particolare la piattaforma Moodle e quelle di cloud compunting.

All’interno di Cl@ssi 2.0 si sono creati anche gruppi di lavoro che hanno sviluppato nuovi modi di fare didattica con le nuove tecnologie, gruppi propositivi che hanno visto partecipi docenti da tutta la regione, insieme alla partecipazione della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna.

La produzione di cotenuti digitali in Cl@ssi 2.0 si è estesa dai learning object ai video didattici, strumenti che hanno fatto capire quanto sia importante co-costruire oggetti d’apprendimento fra docenti e studenti. Progetti che oggi sono in molti casi consultabili e riutilizzabili cliaccando sul sito del Miur InnovaScuola.

La realizzazione di questi contenuti didattici multimediali ha però posto in primo piano il problema della qualità. Molti docenti non sono infatti ancora pronti per realizzare questi contenuti e serve quindi un investimento sul prodotto per alzarne il livello. Diventa importante saper selezionare il materiale didattico.
 
Alcune iniziative locali

Una delle esperienze più interessanti di teledidattica per le scuole di montagna è stata avviata in Emilia-Romagna nel Comune di Bardi, in provincia di Parma, con Scuola@Bardi.

Il progetto decennale ha permesso di portare nelle montagne dell’appennino parmense le principali tecnologie per la teledidattica che sono state utilizzate per combattere lo spopolamento e per far collaborare i vari plessi fra loro.

Un’iniziativa di rilevanza nazionale che rappresenta una sperimentazione riuscita e pressoché unica: Scuola@Bardi è stato pensato per gli istituti superiori del territorio ed oggi è un caso di successo proposto al Miur come buona pratica da sostenere e da prendere a modello per mantenere e irrobustire l’offerta di scuola secondaria in territori come quelli montani.

L’idea di fondo è infatti proprio questa: avere le lezioni della scuola superiore anche in territori decentrati, garantendo la qualità formativa a studenti e famiglie, evitando il pendolarismo per alcuni giorni la settimana. Grazie alle tecnologie multimediali e telematiche gli studenti dell’Alta Valceno iscritti al biennio delle superiori del territorio, indipendentemente dall’indirizzo scelto, seguono per tre giorni la settimana a Bardi le lezioni delle materie dell’area comune (italiano, storia, inglese, matematica, educazione fisica e religione).

Nei tre giorni restanti invece vanno nelle scuole superiori frequentate, dove possono, con la loro classe, seguire le discipline specifiche del corso di studio scelto. Il progetto è stato attivato nell’anno scolastico 2000-01 dalla Provincia in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale e diversi soggetti del territorio, tra cui le scuole, i comuni, la comunità montana, il distretto scolastico. Ad oggi sono più di 200 gli alunni che in 10 anni hanno potuto utilizzare questo programma/metodo di studio.

Monitorando gli esiti di questi anni si può dire che il servizio di teledidattica messo in atto nelle scuole superiori di Bardi consente sia di evitare il pendolarismo ma anche di offrire un servizio di grande qualità grazie alla connessione in banda larga e agli strumenti tecnologici per la didattica.

L’accordo di rete tra gli istituti superiori ha permesso di elaborare una programmazione delle materie comuni strutturata per moduli didattici dai contenuti omogenei, flessibili, rispondenti alle esigenze socio-culturali e professionali dei ragazzi (che possono frequentare indifferentemente indirizzi liceali, tecnici e professionali) ma comunque in grado di assicurare la certificazione degli apprendimenti.

Il progetto ha potuto contare fin dal suo esordio sul grande sforzo messo in campo dalla Provincia per la diffusione e l’utilizzo delle nuove tecnologie, con il supporto strategico del Laboratorio di telematica per il territorio (Ltt). Ciò ha favorito l’introduzione delle nuove tecnologie applicate alla didattica e significative esperienze di formazione a distanza.

Anche per l’anno scolastico 2010/11 le istituzioni, Provincia in testa, hanno confermato l’impegno per la prosecuzione dell’iniziativa: la Provincia di Parma ha assicurato la presenza di due tutor didattici e di un tecnico di laboratorio telematico, la gestione della piattaforma “Studio On line” e la manutenzione delle attrezzature informatiche; l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna e l’Ufficio Scolastico Provinciale di Parma hanno invece messo a disposizione il personale docente; il Comune di Bardi ha concesso i locali e ne ha curato la gestione, e anche la Comunità Montana Ovest ha partecipato con un proprio finanziamento per sostenere il progetto.

Anche in Valtrebbia, in provincia di Piacenza, si stanno mettendo in atto azioni di teledidattica per permettere ad alcuni istituti scolastici della comunità montana di superare il digital divide.

Due progetti importanti sono partiti l’anno scorso: il primo ha permesso di consegnare 32 computer portatili alla prima classe dell'Istituto Superiore Tramello di Bobbio, grazie all’adesione al progetto regionale dal titolo Montagna giovane. Il secondo progetto, di lungo periodo,  permetterà di attrezzare un'area della comunità montana per creare un vero e proprio telecentro in cui accedere a corsi specifici di formazione. Tutto questo per dotare i territori marginali e disagiati, come le frazioni, di uno strumento che in caso di assenze o impossibilità a frequentare le lezioni consenta comunque agli studenti di poter rimanere in pari con le lezioni.

Proprietà dell'articolo
fonteeXtrapola
creatogiovedì 14 luglio 2011
modificatogiovedì 14 luglio 2011