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Progetti per l'integrazione di studenti stranieri
Integrazione ed educazione multiculturale sono e saranno per i prossimi anni due punti di riferimento su cui fondare l'attività didattica delle scuole di ogni ordine e grado. Un processo graduale e costante che sin da ora vede protagonisti, insieme alle scuole, diversi attori istituzionali impegnati in percorsi linguistici e di alfabetizzazione ma anche in iniziative collaterali volte al pieno inserimento dell'alunno.
La scuola italiana in questi ultimi anni ha subito una trasformazione antropologica non indifferente. I cambiamenti a cui è stata soggetta hanno influito sulla didattica, sull'organizzazione dei docenti e soprattutto sulla composizione delle classi. Una società sempre più multietnica infatti ha posto i docenti di fronte ad un agglomerato di studenti molto variegato. Fino a qualche anno fa una classe di una qualsiasi scuola era composta, per lo più, da studenti italiani e i problemi di integrazione riguardavano esclusivamente alunni diversamente abili. Oggi la situazione è molto diversa perché il numeri di studenti stranieri è in aumento in tutte le scuole e, anche se con proporzioni diverse, riguarda gli istituti di ogni ordine e grado.
L'Italia ha accumulato sul versante dell'integrazione formativa un ritardo rispetto al resto d'Europa che è principalmente imputabile a ragioni storiche e antropologiche. In Inghilterrra, Francia o Germania ci sono ancora notevoli problematiche per quanto riguarda l'integrazione, ma questi Paesi sono stati soggetti ad ondate immigratorie in epoche precedenti rispetto all'Italia e quindi le politiche di inclusione sono state affrontate con notevole anticipo.
Il problema dell'integrazione di alunni stranieri diventa però problematico soprattutto con gli studenti appena arrivati in Italia. Le indagini svolte in tutta la Penisola con i presidi delle scuole medie hanno evidenziato che ad avere difficoltà maggiori rispetto ai coetanei sono solo i ragazzi appena arrivati. Per gli altri, i risultati sono buoni e non mancano le pagelle da record. "Ci sono bocciati e bocciati, e anche stranieri e stranieri".
Presidi e insegnanti concordano: in genere i ragazzi stranieri si impegnano di più e hanno una condotta migliore. "Molti genitori stranieri, soprattutto dell'Est europeo, attribuiscono alla scuola grande importanza - spiega Vinicio Ongini, dell'ufficio Integrazione alunni stranieri del ministero dell'Istruzione - E chiedono a quella italiana più impegno e severità. Di conseguenza anche fra i figli c'è più rispetto. E infatti non mancano i risultati eccellenti". La richiesta di severità arriva pure da altre comunità, come quelle indiana e cinese: "E anche qui non è raro trovare eccellenze, ad esempio in matematica, sebbene spesso i risultati complessivi non siano buoni. Ma bisogna considerare la distanza linguistica, le condizioni sociali e lavorative della famiglia". "Quando alle difficoltà linguistiche - spiega Alessandra Salvati, referente per l'integrazione alla Ser Lapo Mazzei di Prato - si sommano scarsa attenzione della famiglia, precarietà, indigenza, il risultato è che il ragazzo si demotiva, innalza un filtro affettivo che impedisce ogni tipo di apprendimento. Quando invece il contesto è motivante si vedono esempi positivi di inserimento, specie per chi è qui da più tempo. Abbiamo alunni molto bravi e già orientati a frequentare superiori impegnative". "A molti figli di immigrati ormai consigliamo di proseguire gli studi al liceo", aggiunge Luciana Di Nunzio, preside alla prestigiosa media Parini, a Milano. Qui, molti degli studenti non italiani ormai di "straniero" hanno solo il nome.
Ma quali sono i numeri dell'integrazione? In quali regioni le politiche scolastiche si sono rivelate più adeguate? E, soprattutto, dove è stato necessario agire con progetti mirati per l'inserimento nelle classi di alunni stranieri?
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Una delle ultime indagini condotte dal Ministero della Pubblica Istruzione a riguardo risale al 2007. Dai dati si comprende che in tema di immigrazione e di inserimento scolastico vi sia in Italia una forbice che distingue la situazione del Nord da quella del Sud.
Gli alunni con cittadinanza non italiana nel 2007 erano circa il 5,6% del totale con punte del 6,8% nella scuola primaria. A livello regionale si raggiungono in zone come l'Emilia-Romagna o la Lombardia punte del 10% mentre siamo solo all'1% in Campania, Puglia o Sicilia. Gli studenti stranieri che frequentano le scuole italiane provengono in particolare da Albania, Romania e Marocco. Distaccati di diverse migliaia di unità sono gli studenti cinesi, dell'ex Jugoslavia e del Sud America.
I dati mostrano un progressivo allungamento della carriera scolastica di studenti stranieri. Circa l'80% si iscrive ad istituti tecnici o professionali. In quest'ultimi, in particolare, gli alunni non italiani sono il 7,5% del totale contro solo un 1,2% per quanto riguarda i licei classici.
Sono numeri che rispecchiano il trend immigratorio più in generale dell'Italia che vede le comunità straniere insediarsi in particolare nei distretti produttivi del Nord Italia. Le grandi città sono quelle che hanno un più alto numero di studenti stranieri ma, a fianco di queste, vi sono città come Prato o Alessandria, in cui la realtà industriale ha favorito la crescita di comunità locali di immigrati.
| fonte | Sophia |
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| creato | giovedì 23 luglio 2009 |
| modificato | lunedì 12 ottobre 2009 |


Le iniziative dell'Unione Europea per l'integrazione