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Progetti per l'integrazione di studenti stranieri in Emilia-Romagna

Nelle scuole dell' Emilia Romagna la densità di studenti stranieri è, come in gran parte del Nord Italia, superiore alla media nazionale. Le politiche regionali hanno previsto percorsi di integrazione dettagliati, linee guida che si stanno concretizzando nelle aule così come in altri centri aggregativi.
L'Emilia Romagna ha varato per questo motivo il “Programma di integrazione dei cittadini stranieri”. Il piano, adottato in base alla legge regionale 2/2004 ogni 3 anni, è uno strumento di programmazione efficace per gestire la crescente presenza di migranti sul territorio emiliano romagnolo.

Nelle scuole dell’Emilia-Romagna si sono già realizzate numerose iniziative per colmare i deficit linguistici dei giovani immigrati e per consentire l’utilizzo di altre lingue comunitarie. Tramite il progetto "Lingue e Culture", imparare l'italiano senza perdere la lingua madre la Regione Emilia-Romagna mette a disposizione 100 mila euro per formare i docenti. L’obiettivo è quello di elaborare metodi e materiali utili ad insegnare a bambini e ragazzi stranieri l’italiano, non attraverso la soppressione della loro lingua madre, ma mettendoli in grado di usare sia l’italiano che la lingua d’origine. Le direttive europee prevedono infatti l’apprendimento di almeno due lingue comunitarie oltre a quella materna durante il curricolo scolastico, dalla scuola dell’infanzia all’università. E l’educazione alle lingue non è più rivolta al solo inglese, ma si configura fin dalla più tenera età come educazione plurilingue.

Studenti liceo Marconi

Il Programma 2009/11, recentemente approvato dall’Assemblea legislativa della Regione ER, pone 3 obiettivi: alfabetizzazione, mediazione, antidiscriminazione. Comprendere e parlare la lingua del posto dove si abita, inserirsi nella società e capire quali sono gli strumenti per non essere discriminati sono i primi passi che ogni straniero dovrebbe fare per sentirsi davvero cittadino. E per farlo è fondamentale che le istituzioni garantiscano in questo senso un aiuto che possa rivelarsi efficace anche grazie al contributo di tutti gli altri cittadini.

Il lavoro che ha preso il via in molte delle scuole della regione è stato coordinato invece dalle istituzioni locali come le province che sono stati in molti casi i soggetti più attivi sul territorio.

La Provincia di Parma ha promosso da tempo una rete interistituzionale per l’integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole. Nel 2009 altri istituti scolastici hanno deciso di aderire al patto, nato nel 2007 tra enti locali, amministrazione scolastica e scuole del territorio, incentrato sulla lingua italiana come prima vera porta d’ingresso nella nostra società. E' infatti sempre più importante rispondere alla presenza ogni anno più significativa di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole della provincia di ogni ordine e grado: una presenza che richiede alle scuole di ripensare la metodologia e la didattica al fine di tutelare l’integrazione di questi alunni in un contesto educativo interculturale.
Con la firma dell’iniziativa, finanziata dalla Provincia con 40.000 euro, i sottoscrittori hanno ribadito l’impegno a favore dello sviluppo e della certificazione delle competenze linguistico-comunicative in italiano lingua seconda, puntando all’ottimizzazione delle conoscenze in italiano da parte degli studenti stranieri iscritti al secondo ciclo d’istruzione.
Nel patto vengono riconfermati i due livelli di intervento del 2007/2008: l’insegnamento dell’italiano come lingua dello studio; l’insegnamento dell’italiano a livello iniziale. L’intento primo rimane quello di rendere sempre più effettiva l’integrazione degli alunni stranieri nel territorio.
Al termine dell’anno scolastico, come già avvenuto l’anno scorso, gli alunni stranieri verranno sottoposti a un esame di certificazione che darà loro una “patente” linguistica, un certificato che permetterà di riconoscere i livelli di competenza raggiunti nella lingua studiata.
Rientra nel progetto anche la formazione degli stessi docenti che è sempre più necessaria per fornire agli insegnanti gli strumenti professionali indispensabili per far fronte alla nuova realtà plurilinguistica e pluriculturale della scuola. I corsi di aggiornamento proposti sono progettati e diretti dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Parma.
L’accordo di rete hà la durata di un anno. Oltre alla Provincia hanno firmato il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Parma, il Centro Territoriale Permanente Parmigianino, il CTP di San Secondo Parmense, l’Ufficio Scolastico Provinciale e diversi Istituti Scolastici, ai quali si sono aggiunti anche il CTP di Fornovo Taro e il Comune di Fidenza.

Logo La scuola che voglioLa Provincia di Bologna ha invece pensato di aiutare gli studenti extracomunitari sul versante dell'orientamento scolastico ed ha per questo pubblicato una serie di guide ad hoc per gli studenti stranieri che devono decidere cosa studiare dopo la terza media (http://www.guidascuolesuperiori.provincia.bologna.it/).

Accordi per l'integrazione di studenti stranieri sono stati elaborati anche a livello comunale.

Il Comune di Imola ha firmato insieme ai dirigenti scolastici, all’Asp ed al Cisst del Circondario imolese il “Protocollo per l’accoglienza degli alunni stranieri”, in vigore fino al luglio 2010, relativo alle scuole materne, elementari e medie inferiori.
A indicare alle scuole la classe più opportuna per ogni singolo alunno straniero sarà un’apposita “Commissione per l’orientamento”, composta da rappresentanti della scuole, mediatrici interculturali, assistenti sociale, che valuta ogni singolo caso, al fine di definire l’inserimento più mirato possibile, tenendo conto anche di una distribuzione degli studenti nel territorio, fra tutte le scuole. La Commissione fa parte dello sportello “Un mondo a scuola”, istituito dal Centro per le famiglie, con lo scopo di fornire alle famiglie straniere le informazioni per accedere ai servizi educativi ed alle scuole strumenti di facilitazione dell’integrazione scolastica.
In aggiunta all’inserimento mirato nelle classi, con il supporto della mediatrice interculturale, il protocollo di accoglienza prevede anche ulteriori interventi in orario extrascolastico di continuità nell’apprendimento della lingua italiana, a favore degli studenti stranieri. In specifico si tratta dei corsi di alfabetizzazione pomeridiani “A scuola di Italiano” e del laboratorio linguistico svolto durante l’estate. I corsi “A scuola di Italiano” sono divisi a seconda del grado di conoscenza della lingua su tre livelli: per studenti in ingresso; per studenti già avviati; infine per studenti di terza media per aiutarli nel proseguire gli studi superiori. Questi corsi si svolgono un pomeriggio alla settimana in tre scuole: Innocenzo da Imola, Valsalva e Cappuccini, coinvolgendo in totale una cinquantina di alunni. Il laboratorio linguistico estivo è mirato sia a bambini di recente immigrazione per favorire il futuro inserimento scolastico sia per consentire a chi ha già frequentato la scuola di non perdere il contatto con la lingua italiana durante l’estate.
Mediamente ogni anno sono tra i 130 ed i 170 gli alunni stranieri che utilizzano le varie opportunità previste dal Protocollo d’intesa per l’accoglienza.

A Reggio Emilia il comune ha organizzato lo scorso inverno un percorso di educazione interculturale per 80 ragazzi stranieri. L'iniziativa è stata pensata per prevenire possibili situazioni di disagio ed emarginazione e con l'obiettivo di avvicinare i ragazzi provenienti da altri paesi alla lingua, alla cultura e ai servizi della città. Il percorso di educazione interculturale, realizzato grazie alla collaborazione dell’istituto superiore Filippo Re e del Ctp (Centro territoriale permanente), ha coinvolto un’ottantina di adolescenti di diverse nazionalità – soprattutto cinesi, rumeni, ghanesi, ma anche ucraini, moldavi, marocchini, tunisini, indiani e sudamericani – che frequentano, oltre alla Filippo Re, gli istituti Jodi, Galvani, Motti, Iti, Chierici, Secchi, Levi, Scaruffi, Tricolore, Matilde di Canossa e alcune scuole superiori della provincia. Il corso, della durata di sette settimane, è stato articolato in lezioni tradizionali, in un laboratorio teatrale e in alcune uscite che hanno consentito ai ragazzi di conoscere il territorio e i servizi a loro disposizione. Oltre ai docenti, il percorso educativo è stato supportato anche da quattro ragazzi che aderiscono al progetto di volontariato civile “Benvenuti a Reggio” di ‘Leva giovani’. L’esigenza di realizzare percorsi di educazione interculturale e di integrazione proviene dall’esperienza maturata dal Comune in occasione dei corsi precedenti. Per esempio, per quanto riguarda la comunità cinese – la terza del Comune di Reggio, con oltre 2000 cittadini, la quarta della provincia, con 4000 – una ricerca realizzata nel 2007 ha evidenziato che gli immigrati cinesi trovano Reggio Emilia accogliente ed ospitale, ma non riescono ad integrarsi a causa delle difficoltà linguistiche, difficoltà che coinvolgono l’intera comunità, ma penalizzano soprattutto i giovani. E dalla stessa comunità cinese reggiana è emersa la richiesta di apprendimento della lingua come elemento primario di integrazione.

In Regione c'è anche chi ha pensato di analizzare i bisogni di una particolare categoria di studenti stranieri, quelli diversamente abili.Logo Incontri del Mediterraneo
La Facoltà di Psicologia dell'Università di Cesena ha condotto una ricerca sulle esigenze e sulle difficoltà che incontrano insegnanti e genitori.  
Dall'indagine è emerso che i bambini disabili stranieri hanno gli stessi "bisogni speciali" degli altri ragazzini, ma con "l'aggravante" di conoscere, più o meno bene, una lingua diversa. E anche "la cultura differente e la fatica dei maestri, dei professori e degli insegnanti di sostegno di rapportarsi con la famiglia di origine, nonché la loro scarsa preparazione sui temi dell'approccio interculturale alla disabilità, sono variabili che rischiano non solo di non dare risposte concrete all'integrazione scolastica ma anche di incidere sulla diagnosi funzionale dei bambini disabili figli di genitori immigrati - spiega Alain Goussot, docente di Didattica e pedagogia speciale alla Facoltà di Psicologia di Cesena -. Soprattutto quando si tratta di distinguere tra difficoltà e disturbi dell'apprendimento". A essere indagati sono stati i "bisogni speciali" di una decina di alunni disabili stranieri, sui 17 certificati dall'Asl, che frequentano le scuole elementari e medie della città.

A Rimini sono stati presentati invece nei mesi scorsi alcuni progetti di integrazione culturale che sono stati condotti nelle scuole della provincia. L'occasione per fare il punto della situazione sono stati gli “Incontri del Mediterraneo” che si sono tenuti a Riccione. Fra le iniziative più interessanti, presentate per l'occasione, c'è stata anche Crossing Tv , la prima web tv italiana realizzata da una redazione interculturale di giovani con il sostegno del Comune di Bologna e del Ministero della solidarietà sociale.

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Proprietà dell'articolo
fonteSophia
creatogiovedì 23 luglio 2009
modificatolunedì 12 ottobre 2009