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Progetti per l'integrazione di studenti stranieri in Italia
L'integrazione di uno studente straniero in una classe italiana può rappresentare per un insegnante una sfida davvero impegnativa ma può anche rivelarsi una risorsa importante per rinnovare la didattica. Un alunno che si ritrova in un Paese diverso dal proprio e che, da un giorno all'altro, ha come compagni di classe bambini o ragazzi che parlano una lingua diversa dalla propria affronta una situazione inaspettata che nasconde diverse problematiche.
Le scuole hanno capito che per ridurre l' 'impatto' è necessario intervenire prima di tutto sull'aspetto linguistico e quindi su quello culturale con progetti specifici di avvicinamento.
I progetti improntati fino ad oggi hanno sperimentato percorsi differenziati per scuola e per età degli alunni, ma sempre è stata messa in primo piano l'importanza linguistica dell'integrazione.
Un'importanza quella della conoscenza della lingua ribadita anche negli incontri dell'Asils- Associazione delle scuole di Italiano come seconda lingua e dall’Associazione Italian in Italy – Associazione Nazionale di Scuole di Lingua e Cultura Italiana.
L'Associazione si occupa di interculturalità, di didattica dell'italiano come L2 in età scolare e post-scolare e di strategie d'inserimento degli alunni stranieri nel sistema educativo nazionale. La sua attività è volta inoltre a dare ai docenti una formazione specifica per insegnare l'italiano agli stranieri.
Attività formative per il corpo docenti sono state pensate anche dal Ministero dell'Istruzione che ha organizzato un seminario di formazione per i dirigenti scolastici che
si ritrovano a gestire scuole con altissime percentuali di alunni stranieri. L'evento, dal titolo "Dirigere le scuole in contensti multiculturali", si è tenuto lo scorso maggio ad Abano Terme sotto la supervisione dell'Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale. Fra le iniziative ministeriali per l'intercultura rientra anche il concorso nazionale “I come Intercultura”, un progetto riservato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado per le celebrazioni dell'Anno Europeo del Dialogo Interculturale. Tre le categorie per le quali gli studenti potevano concorrere ci sono: opere cinematografiche e teatrali, articoli giornalistici di critica cinematografica e teatrale.
Come dimostrato dall'Asils l'attività di inserimento di ragazzi e bambini stranieri nella scuola può essere svolta anche da associazioni onlus, sindacati o da enti religiosi che possono affiancare gli istituti scolastici in questo delicato compito.
La Flc Cgil nel corso del convegno “Stesso sangue, stessi diritti. Una scuola di tutti, per tutti” ha presentato un documento denominato ''Piattaforma per l'inserimento degli alunni immigrati italiani'', contenente proposte per favorire l'integrazione. Fra queste: come dotare le scuole di organico funzionale per attuare una didattica per laboratori, in cui sia compreso anche il sostegno linguistico per gli alunni stranieri, o come finanziare corsi di formazione nazionali e territoriali per docenti, personale Ata e dirigenti scolastici. L'obiettivo è costruire una scuola multiculturale, distribuire in maniera equilibrata gli alunni stranieri nelle scuole per evitare la formazione di ''classi ghetto'', informare gli alunni stranieri al termine della scuola media secondaria su tutti i percorsi scolastici possibili, affinché l'istituto professionale non diventi per loro l'unica scelta, e creare un albo dei mediatori linguistici e culturali territoriali, a cui le singole scuole possano fare riferimento.
A Roma la Comunità Sant'Egidio ha ideato un progetto che prevede borse di studio per i bambini nomadi del campo romano di Via dei Gordiani che frequentano le elementari. I requisiti fondamentali sono fare meno di tre assenze al mese e non chiedere l’elemosina. Grazie all'iniziativa, nel maggio 2008, coloro che nell’istituto Iqbal Masih avevano una frequenza regolare erano il 47,30%, mentre nel maggio di quest'anno sono saliti all'80,2%. Un'iniziativa complementare l'ha svolta la Regione Lazio che ha realizzato un monitoraggio sull'integrazione dei bambini rom ed individuato nuove linee guida per avviare un concreto progetto di scolarizzazione.
Anche la Regione Lombardia ha pensato a progetti di inclusione per le comunità rom e sinti. E' stata pubblicata nei giorni scorsi la guida “Tutti a scuola”, un opuscolo per i genitori perché possano conoscere bene com´è organizzata la scuola lombarda, com´è scandita la giornata dei loro figli, quali sono i servizi che la scuola offre e quali sono le regole che occorre seguire per frequentarla. La guida è stata realizzata con i fondi messi a disposizione dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, dall´assessorato regionale alla Famiglia e Solidarietà Sociale, in collaborazione con l´Ufficio Scolastico regionale della Lombardia. Il testo, tradotto in tre lingue (italiano, rom e sinti), è stato elaborato con il contributo di docenti che da tempo operano in scuole con un' alta presenza di alunni rom e sinti e che hanno messo in atto buone pratiche di accoglienza e di inserimento scolastico. La Provincia di Milano invece ha investito sull'integrazione 2 milioni di euro preparando cento progetti in altrettante scuole superiori attraverso 300 facilitatori culturali.
Il Comune di Milano ha pensato a percorsi dedicati alle scuole per l'infanzia con “Milano: una scuola aperta al mondo”. Il progetto si è svolto per due anni in 15 scuole dell'Infanzia comunali ed ha coinvolto oltre 2.800 bambini, i loro genitori e circa 200 educatrici su tre percorsi affidati ad altrettanti enti che da anni si occupano di inclusione sociale e di integrazione dei cittadini stranieri.
All'iniziativa hanno collaborato la Fondazione Ismu, la Fondazione Iard, Age Lombardia e Nonni Anteas che hanno sviluppato percorsi specifici in diverse scuole del territorio. Milano ha fatto anche partire il progetto StarT, Strutture Territoriali di Accoglienza in Rete per l’inTegrazione. Si tratta di un progetto innovativo che mette in rete tutte le scuole di Milano che grazie al coordinamento tra quattro poli territoriali, promuove le attività di prima accoglienza, di inserimento scolastico e di insegnamento dell’italiano come seconda lingua, destinate agli alunni stranieri.
I 4 poli sono stati individuati presso le seguenti sedi scolastiche: I.C.S. Casa del Sole, I.C.S. Lorenzini Feltre, I.C.S. Tolstoj, I.C.S. Massa. I quattro istituti diventeranno i punti di riferimento, ciascuno per una zona della città, dove le famiglie di immigrati potranno rivolgersi per ottenere un servizio di orientamento prima dell'iscrizione. Attualmente le scuole primarie e secondarie di primo grado della città accolgono 15.327 gli alunni stranieri. Dei 9.832 bambini che frequentano le primarie, il 59.72 per cento è nato a Milano, mentre il 40.28 per cento è immigrato. Il dato si inverte alle scuole secondarie di primo grado: dei 5.495 iscritti, il 33.58% sono nati a Milano, mentre il restante 66.42% è composto da immigrati. Tra gli obiettivi del progetto c'è quello di garantire a tutti il diritto allo studio e al successo formativo, per fare in modo che il sistema scolastico sia sempre più dotato di competenze strutturali in grado di realizzare un’accoglienza capace di integrare buone prassi e favorirne la diffusione. Il progetto cercherà anche di favorire l'orientamento della scelta scolastica delle famiglie, per permettere una più equilibrata distribuzione degli alunni stranieri nelle scuole milanesi e monitorare i risultati raggiunti.
Nel Lazio il problema dell'integrazione è stato affrontato a livello sistemico dalla Regione che ha stanziato 3,4 milioni di euro per corsi di italiano e protocolli di accoglienza nelle scuole che hanno almeno un 5% di studenti con cittadinanza non italiana. Un finanziamento che giunge dopo la presentazione della “Carta per l'integrazione dei minori stranieri e per l'educazione interculturale". La Carta stabilisce dei principi fondamentali (principio della scuola comune, della centralità della persona in relazione con l'altro, e della prospettiva interculuturale) e prevede una serie di interventi e progetti. Tra questi, l'istituzione di un centro dati regionale per "conoscere i dati quantitativi e qualitativi sulla presenza dei minori e degli studenti di origine migrante", ma anche progetti per sostegno a scuole e famiglie, un protocollo di accoglienza nella fase di inserimento degli alunni nella scuola e un "piano regionale per l'apprendimento e il perfezionamento della lingua italiana".
Nel Comune di Latina l'assessorato ai servizi sociali ha messo in campo una serie di iniziative a favore delle scuole del territorio che hanno aderito al progetto 'Io, tu, l'altro' per l'anno scolastico 2008-2009.
Il progetto, nell'intento di facilitare l'integrazione degli alunni stranieri, prevede corsi di alfabetizzazione, di mediazione culturale, numerosi percorsi di sostegno e facilitazione ad una serena frequenza della scuola dei bambini e ragazzi, non tralasciando le iniziative di pedagogia interculturale a cui partecipano anche gli alunni italiani. L'Amministrazione ritiene che aumentando il benessere di bambini e ragazzi a scuola, si possa prevenire il fenomeno della dispersione scolastica, ancora alto tra i minori stranieri, contrastando altresì atteggiamenti di razzismo e xenofobia che possono svilupparsi con estrema facilità tra adolescenti lasciati senza guida.
A Roma l'assessore alle politiche educative Laura Marsilio ha deciso di organizzare progetti di integrazione negli asili coinvolgendo direttamente i rappresentanti delle comunità straniere e utilizzando i mediatori culturali per semplificare il rapporto tra immigrati e scuola. Inoltre, negli asili dei quartieri a maggior concentrazione di alunni stranieri si cercherà di comporre classi adottando il criterio della equa distribuzione dei bambini, con circa 5 bambini migranti per classe.
Il tema dell'integrazione degli alunni stranieri nelle scuole è stato oggetto di indagini sistemiche da parte delle regioni che hanno cercato di comprendere come il fenomeno incide sulle proprie scuole.
Nell’anno scolastico 2007/08 gli studenti con cittadinanza straniera, provenienti da ben 70 nazioni diverse, che hanno frequentato le istituzioni scolastiche del Piemonte sono stati 55. 543
ovvero il 14,4% in più rispetto all’anno scolastico precedente e circa sei volte in più rispetto al decennio precedente. Sono solo alcuni dei dati emersi dall’indagine che l’assessorato all’Istruzione e Formazione Professionale ha presentato in occasione di un seminario sull’integrazione che si è svolto presso il Museo di Scienze Naturali di Torino. La ricerca, il cui intento è stato anche quello di verificare gli effetti delle attività promosse dalla Regione in questi anni in tema di accoglienza degli studenti stranieri, colloca il Piemonte al quinto posto tra le regioni italiane, dopo Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio. Nell’anno scolastico 2007/08 la Provincia di Torino risulta essere quella principalmente interessata al fenomeno con 10. 527 alunni stranieri (10,8 %) inseriti nella Scuola Primaria, 5. 959 (10,4 %) nella Scuola Secondaria di Primo grado e 6. 293 (7,3 %) in quella Secondaria di Secondo grado. Segue la provincia di Cuneo e quella di Alessandria. La scuola primaria raccoglie il 40% circa dell’intera utenza, si assiste inoltre ad un aumento del numero dei bambini dai 3 a 5 anni nelle scuole dell’infanzia. Per le scuole primarie e gli Istituti Comprensivi i valori medi, circa la presenza di alunni di seconda generazione, sono più ampi, rispetto agli altri ordini di scuola, infatti queste istituzioni cominciano ad accogliere migranti ormai stabilizzati. Tra le principali difficoltà segnalate dagli insegnanti nel processo di integrazione tra stranieri e italiani, l’indagine evidenzia la tendenza all’autoisolamento dei gruppi etnici, la difficoltà a far rispettare agli allievi stranieri regole che non fanno parte della loro cultura, i condizionamenti razzisti da parte delle famiglie degli allievi italiani, la dispersione scolastica e in alcuni casi gli atteggiamenti eccessivamente aggressivi dei ragazzi. Tra le cause più frequenti di abbandono scolastico dei ragazzi stranieri, l’utilizzo dei ragazzi da parte dei genitori nelle loro attività lavorative, la scarsa motivazione rispetto allo studio, il fatto che gli allievi siano costretti ad andare a lavorare per la necessità di conseguire un reddito e la scarsa attenzione delle famiglie rispetto alla scolarizzazione dei figli. Nello specifico, in Piemonte, l’assessorato all’Istruzione ha fornito agli istituti di ogni ordine e grado presenti sul territorio molteplici strumenti per favorire l’integrazione degli studenti stranieri: corsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua, kit didattici sul riconoscimento delle differenze, un piano triennale per l’accoglienza e l’inserimento scolastico in corso d’anno, percorsi di istruzione e formazione professionale e laboratori didattico-educativi.
Ricerche analoghe sono state condotte in Toscana dal Cesvot che nel suo quaderno “Un mondo in classe. Multietnicità e socialità nelle scuole medie toscane” ha presentato i risultati di una ricerca condotta dall'Università di Firenze sul livello di integrazione degli studenti stranieri nelle scuole medie inferiori. Prendendo in esame alcuni importanti indici come la composizione familiare, il rendimento scolastico, la socialità e la rappresentazione di sé, dalla ricerca emerge un primo significativo risultato: il 60% delle seconde generazioni menziona il paese di origine dei genitori come proprio riferimento identitario. Anche rispetto alla socialità, le interviste lasciano pochi dubbi. La tendenza è all'autosegregazione su base etnica: i ragazzi italiani tendono a stare con i loro connazionali e quelli stranieri con altri che, come loro, sono figli i immigrati. In generale, i ragazzi stranieri hanno meno amici, soprattutto meno amici italiani, e sono inseriti in reti sociali più limitate e deboli. Anche rispetto al rendimento scolastico forte è il divario con i figli di italiani.
In Toscana uno dei progetti educativi e di integrazione più interessanti è stato “Diversamente uguali”, sperimentato a Lucca dall'assessorato alla pubblica istruzione dell'amministrazione comunale e dalle scuole medie ed elementari del quartiere S.Anna. Il progetto, condotto da due psicologhe, è stato realizzato secondo la modalità previste da "Peer Education", ed ha utilizzato una metodologia incisiva e capace di migliorare il clima socio relazionale nei gruppi; l'intervento proposto si è inserito in un contesto dinamico, nel quale una didattica attiva ha consentito di lavorare sulle esperienze e sulla mobilitazione di tutte le risorse necessarie alla crescita personale e al cambiamento di comportamenti ed atteggiamenti. Si è cosi giunti alla costruzione di un percorso che ha guidato gli insegnanti, i giovani adolescenti e le loro famiglie nella conoscenza delle proprie abilità e competenze, nel riconoscimento delle emozioni e nella gestione attiva di comportamenti volti all'incontro ed allo scambio reciproco. I ragazzi coinvolti nel progetto hanno espresso soddisfazione per i contenuti, la metodologia proposta, la possibilità di scambio e di confronto, intesa come arricchimento personale, come scoperta di alcune parti di sé e dei propri compagni. La strategia di partecipazione, condivisione e di coinvolgimento attivo dei ragazzi, punto centrale di tutto il progetto, ha permesso di creare occasioni in cui esperienze ed emozioni sono state integrate e rivalutate in chiave positiva.
Esperienze e progetti di integrazione sono stati organizzati con successo anche nel Sud Italia dove il numero di studenti extracomunitari è minore. La Provincia di Reggio Calabria ha dato vita ad inizio 2009 al progetto “Nuova Missione: Progetto di integrazione Stranieri e Migranti”, un piano di supporto all'integrazione civica di stranieri che prevede lezioni di Italiano, Storia, Educazione Civica, Economia domestica, Educazione sanitaria - Pronto soccorso con l'aiuto di tecnici e mediatori culturali.
La Liguria ha agito sull'integrazione giocando la carta del volontariato e cercando di coinvolgere i giovani stranieri nel servizio civile. I giovani stranieri selezionati dagli enti di servizio civile sono 46 in tutta la Liguria. Si tratta di un´altra linea sperimentale di intervento messa in atto dalla legge sul servizio civile regionale ed è tesa ad utilizzare l´esperienza del servizio civile come strumento di integrazione per gli stranieri.
Un' interessante esperienza è stato condotta quest'anno alla scuola primaria Giovanni Paolo II di Termoli in Molise. Con il “Progetto Integrazione” le insegnanti hanno proposto ad alunni e genitori un percorso di scambio culturale che ha avuto uno dei suoi momenti principali in cucina dove sono stati allestiti buffet multietnici.
In Umbria, ed in particolare a Perugia, il percorso verso l'integrazione ha avuto una sua “deriva tecnologica”. Con Melting Pod la provincia ha deciso di usare le nuove tecnologie per favorire il dialogo interculturale.
Il progetto, che si concretizzerà in una serie di attività di aggregazione extrascolastiche, si fonda su vari aspetti: la realizzazione di un processo di comunicazione tra giovani di diverse culture, istituzioni territoriali e scolastiche attraverso i canali utilizzati dai giovani come telefonini e social network. L'attivazione del processo di dialogo interculturale e di coesione prevede attività artistiche e di produzione multimediale da diffondere attraverso canali come YouTube. Verranno messe in campo attività di sensibilizzazione, informazione sul progetto, promozione attraverso laboratori con i giovani allievi delle scuole, con un concorso premiato che riguarda prodotti cinematografici, musicali e artistici tradotti su audiovisivo. Si darà il via ad un complesso processo di comunicazione che coinvolgerà giovani italiani e immigrati, le loro famiglie e le stesse istituzioni.
Non si può però parlare di integrazione senza tenere conto dell'attività realizzata dai prefetti.
La Prefettura di Asti quest'anno ha presentato “Gli spazi per gli adolescenti”, una ricerca sulla realtà dei figli degli immigrati.
Lo studio, realizzato in collaborazione con la Provincia sotto la supervisione di un Comitato scientifico composto da docenti dell'Università di Torino e dell'Università 'A. Avogadro' Piemonte orientale di Alessandria, va ad arricchire la collana informativa per la quale sono già stati pubblicati, nel 2006, i volumi sugli 'Aspetti della migrazione femminile' e sul 'Pluralismo religioso degli immigrati' ad Asti. La collana è nata su impulso del Consiglio territoriale per l'immigrazione presso la prefettura di Asti - l'organismo collegiale che si occupa di monitorare a livello locale il processo d'integrazione degli immigrati e di studiare e promuovere soluzioni alle problematiche connesse - ed ha l'obiettivo di approfondire la conoscenza delle realtà che vivono gli immigrati e le loro famiglie una volta giunti in Italia. I volumi, il cui argomento centrale è scelto di anno in anno dal Consiglio territoriale, costituiscono uno strumento per favorire la comprensione ed il dialogo tra culture differenti, ma anche per orientare le Istituzioni e gli amministratori locali nella scelta delle politiche più efficaci per l'integrazione. Il volume sugli adolescenti di origine straniera della provincia di Asti, articolato in cinque capitoli ed introdotto da una presentazione del prefetto di Asti Antonio De Bonis, tocca in una panoramica il tema immigrazione e scuola, gli spazi e le forme di socializzazione, i possibili conflitti nella costruzione di un'identità a metà tra i valori di riferimento della cultura dei Paesi d'origine e quelli della realtà in cui vivono, le prospettive in cui affrontare costruttivamente i problemi.
La Prefettura di Trieste ha pubblicato alcune settimane fa l'opuscolo “Vado a scuola”. Il libretto illustra in maniera semplice il nostro sistema scolastico e fornisce tutti gli indirizzi delle scuole presenti nella provincia. L’iniziativa è ispirata anche dall’intento di favorire una migliore distribuzione nelle classi degli studenti stranieri con difficoltà linguistiche, visto che si assiste ad una loro concentrazione in pochi istituti, con sede nelle zone cittadine a maggiore presenza di immigrati. La pubblicazione è in distribuzione in nove lingue oltre l'italiano (inglese, francese, spagnolo, croato, serbo, rumeno, albanese, cinese e arabo) presso lo Sportello per l’Immigrazione della Prefettura e presso l’U.R.P. del Comune di Trieste ed è diretto particolarmente alle famiglie di immigrati di recente arrivo in Italia, informandole sul diritto-dovere di istruzione dei minori, la cui presenza in provincia di Trieste è in costante crescita (+12% rispetto all’anno precedente).
Occorre infine non sottovalutare l'importanza che hanno i mezzi di comunicazione nel favorire i processi di integrazione ed educativi. La Regione Umbria ha finanziato con 140.000 euro il progetto “L'italiano in diretta”. Il progetto, dedicato agli stranieri, ha permesso di fare lezione di italiano su due emittenti radiofoniche locali. Un modo nuovo ed originale per promuovere e diffondere l'alfabetizzazione e l'apprendimento della lingua italiana.
Sulla scia di quest'esperienza anche la Regione Piemonte sta cercando di utilizzare i media locali, ed in particolare le tv, per promuovere lezioni di italiano destinate agli stranieri. La tv torna ad essere un mezzo didattico come avvenne 50 anni fa con programmi come “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi.
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| fonte | Sophia |
|---|---|
| creato | giovedì 23 luglio 2009 |
| modificato | lunedì 12 ottobre 2009 |
