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Progetti per l'integrazione di studenti stranieri - Unione Europea
Le problematiche dell'integrazione sono state affrontate in modo deciso soprattutto a livello comunitario. L'Unione europea si è fatta promotrice e coordinatrice in questi anni di tante iniziative per l'integrazione degli extracomunitari nella comunità europea.
Per quanto riguarda, in particolare, le politiche d'integrazione scolastica il Parlamento europeo ha espresso scelte precise che ribadiscono la necessità di
attuare una politica d'istruzione 'inclusiva', evitando di creare classi speciali, di garantire l'insegnamento della lingua del paese ospitante e di fornire agli insegnanti una formazione specifica interculturale. Oltre ad assicurare l'insegnamento della lingua madre dei giovani migranti. Sono queste le indicazioni del Parlamento europeo che, in una risoluzione approvata, rileva anzitutto che l'aumento della migrazione all'interno e verso l'Unione europea sta “modificando in molti luoghi la composizione delle scuole”. Pur riconoscendo che la migrazione può arricchire in termini di cultura e d'istruzione, sostiene che le differenze culturali ostacolino spesso la comprensione e il dialogo tra allievi, nonché tra allievi e insegnanti, e che, in assenza di misure di accompagnamento adeguate, ciò può “comportare serie divergenze”. Ricordando poi che la percentuale di bambini migranti nella scuola “è destinata ad aumentare”, gli eurodeputati sottolineano la necessità di maggiori sforzi a livello dell'Unione europea poiché tutti gli Stati membri devono affrontare sfide simili al riguardo. Si raccomanda, quindi, agli Stati di “evitare di creare scuole simili a ghetti o classi speciali per figli di migranti” e di promuovere una politica dell'istruzione inclusiva, in virtù della quale i bambini siano assegnati alle classi in base al livello d'istruzione e alle esigenze individuali. Osservando che il livello d'istruzione dei figli di migranti “è notevolmente inferiore a quello degli altri”, si sottolinea poi che l'integrazione deve basarsi sui principi di “pari opportunità nell'istruzione”, garantendo uguale accesso a una formazione di qualità, e respingendo quindi qualsiasi soluzione “che si basi sulla segregazione e su un'istruzione inadeguata”.
Fra i progetti coordinati da Bruxelles ve ne sono alcuni che hanno avuto una rilevanza internazionale come UNITE Undertaking Intercultural Exchange. Un'attività sperimentale finanziata dall'Unione
Europea nell'ambito del Programma comunitario per il dialogo e l'integrazione dei cittadini dei Paesi Terzi in Europa. Il progetto, proposto da REVES - Rete Europea delle Città e delle Regioni dell’Economia Sociale – e a cui hanno aderito, a suo tempo, amministrazioni locali e organismi del privato sociale di Italia, Francia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, si pone l’obiettivo di costruire strategie locali e sistemi di osservazione costante per l’avvio di attività che favoriscano lo scambio interculturale, sia attraverso la semplificazione dell’accesso dei migranti ai servizi, sia attraverso l’attivazione di centri interculturali.
In Italia, ad aver aderito, c'è stato ultimamente il Comune di Messina che ha organizzato tre seminari sull’immigrazione che hanno avuto come temi: accoglienza e mediazione culturale, seconda generazione, legislazione immigrazione e integrazione interculturale.

Sempre in ambito europeo è stato pensato il progetto “Mile”, un'iniziativa che ha visto collaborare in rete nove città europee per combattere l'abbandono scolastico e per facilitare l'integrazione multiculturale. La collaborazione fra le amministrazioni pubbliche ha visto impegnato per l'Italia il Comune di Venezia che, insieme alla Regione Veneto e all'Ufficio scolastico provinciale di Venezia, ha fronteggiato la dispersione scolastica. «Se tra i 30mila alunni di elementari, medie e superiori di Mestre e Venezia la percentuale di dispersione scolastica è poco significativa nella scuola primaria - spiegano in Comune -, questa assume dimensioni preoccupanti nella scuola secondaria. Complessivamente non termina gli studi il 12,3 per cento degli alunni: nelle medie i tassi di dispersione sono omogenei tra italiani e stranieri (3 e 7 per cento), ma alle superiori l’incidenza sale al 15 per cento per gli italiani e al 30 per cento per gli studenti stranieri».
Al Servizio Immigrazione e Politiche educative hanno quindi pensato ad un "Pronto soccorso linguistico" nelle scuole e ad un accordo con l’Ufficio scolastico provinciale per programmare gli inserimenti scolastici durante l’intero anno scolastico, lasciando dei "posti liberi" nelle classi per i nuovi arrivi derivanti dai ricongiungimenti familiari.
Anche l'arte e la musica possono essere due ottimi veicoli per l'integrazione culturale nelle scuole. Il progetto europeo Mus-e (Musique Europe), sostenuto dall'Unesco, va proprio in
questa direzione. Sotto la guida di artisti professionisti, le discipline più diverse – musica, canto, teatro, danza, arti figurative, mimo- facilitano la comunicazione, l’espressività e l’accoglienza delle differenze che, attraverso l’arte diventano ricchezze.
Il progetto Mus-e ha trovato un forte appoggio da parte delle Istituzioni di tutte le Nazioni ed è una realtà già attiva in 15 Paesi: Belgio, Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Israele, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svizzera, Ungheria, Spagna, Grecia e Brasile.
In Italia il progetto è promosso e coordinato dall’Associazione Mus-e Italia Onlus, costituita a Milano il 3/9/99 e presieduta dal 2002 dal dott. Riccardo Garrone. Il Maestro Gianfranco de Bosio ne è il Presidente onorario, la prof. Anna Guglielmino la coordinatrice nazionale. Il progetto vive grazie al sostegno di partners privati: fondazioni bancarie, grandi gruppi industriali, piccole e medie imprese, professionisti e singoli sostenitori sono infatti amici di Mus-e.
Nel corso del 2007, inoltre, il progetto è stato adottato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria, che sta concretamente contribuendo alla sua diffusione e all’apertura di nuove Associazioni locali in molte altre città italiane. Oggi Mus-e opera in 24 città italiane, tra cui Arezzo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Chiavari, Firenze, Genova, Napoli, Parma, Pistoia, Reggio Emilia, Oristano, Roma, Savona, Siracusa, Torino, Venezia e sta per partire in 4 città delle Marche.
Rimanendo in Europa si può notare come lo studio della didattica interculturale abbia coinvolto in particolare alcuni Paesi del Nord Europa che, proprio in questi ultimi anni, hanno dovuto fare i conti con flussi migratori europei ed extraeuropei. In Svezia, Finlandia e Danimarca sono stati pubblicati alcuni studi a riguardo. In Danimarca nel 2007 è uscito “Multicultural upper secondary school life in Denmark: identifications, solidarity and citizenship” e nel 2005 in Finlandia è stato pubblicato “Good practice in multicultural integration work in Finland: collaborative learning in culturally sensitive projects”, un testo che esamina 10 progetti di integrazione multiculturale per evidenziare gli elementi di successo comuni in queste esperienze.
Più recente (2009) è invece lo studio svedese “Can Multicultural Urban Schools in Sweden Survive Freedom of Choice Policy?” di Bunar Nihad della Sulcis, Stockholm University Linnaeus Center for Integration Studies. Il sociologo analizza alcune scuole “multiculturali” delle periferie svedesi e identifica tipologie di scuole e best practice in favore dell'integrazione.
Discorso diverso ha invece visto protagonisti gli studi sulla didattica multiculturale effettuati in Sud Africa dove una società intrinsecamente multiculturale avverte maggiormente il problema di diffondere nei giovani dei valori nazionali stabili ed omogenei per porre fine al problema costante dei conflitti razziali.
Studi sull'integrazione multiculturale sono stati invece condotti negli Usa già dagli anni 80 dove alcuni esperti hanno cercato di comprendere i risvolti educativi dell'interculturalità nelle grandi metropoli. Fra i testi più interessanti a queso proposito c'è quello di Michael Webb che, nel suo “Multicultural Education in Elementary and Secondary Schools”, elenca i vantaggi della didattica multiculturale. Il testo identifica nell'interculturalità un elemento di crescita per la didattica e porta ad esempio, fra gli altri, l'influenza positiva che alcune tradizioni africane possono avere sull'insegnamento della matematica.
Gran parte dei programmi di didattica interculturale elencati nel testo sono stati impostati prendendo come punto di riferimento alcuni eventi: la nascita di Martin Luther King, il Columbus Day o il Capodanno cinese. Tutti spunti che permettono un confronto fra le diverse etnie che popolano gli Usa.
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| creato | giovedì 23 luglio 2009 |
| modificato | lunedì 12 ottobre 2009 |
