Educazione alla sostenibilità. Prime concrete indicazioni

Informazione e Educazione Ambientale (INFEA), come aumento di conoscenza sull’ambiente, da realizzarsi soprattutto in appoggio al curricolo scolastico. La Regione Emilia Romagna, prima in Italia, nel 1996, aveva dato prova non solo di sensibilità, ma anche di concreta volontà di intervenire approvando una legge regionale al riguardo

Durante la celebrazione del decimo anniversario, di cui si trova ampia documentazione in una nutrita serie di pubblicazioni curate dalla stessa regione, è maturata la necessità di raccogliere gli stimoli di una lunga e proficua ricerca, nonché di una notevole mole di esperienze didattiche sull’argomento, per passare all’educazione alla sostenibilità (INFEAS), che coinvolge non solo le conoscenze, ma vuole arrivare ad incrementare la consapevolezza, sostenere i comportamenti e la capacità di azione, a livello individuale e sociale, attraverso metodi e strumenti per l’educazione, la partecipazione e la comunicazione.

Negli anni tale atteggiamento, la sostenibilità, ha interessato i pronunciamenti di autorevoli consessi nazionali e internazionali, che hanno guardato a tutto tondo il problema, sia sul piano naturalistico che su quello sociale, economico e istituzionale, connettendo il rispetto dell’ambiente all’esercizio della cittadinanza attiva.
La sostenibilità si manifesta dunque come integrazione delle conoscenze, in uno stretto rapporto tra queste e l’agire, che fa entrare a pieno titolo la formazione non solo per la crescita dei singoli, ma anche come sviluppo del territorio, richiamando la stessa comunicazione ad una valenza educativa.

Sul piano del governo essa si persegue attraverso politiche integrate, che devono andare oltre ai tradizionali ambiti della tutela ambientale e inserirsi nella programmazione del territorio non come politiche di settore, ma come “linee di mandato” delle amministrazioni. A questo riguardo gli aspetti formativi devono costruire apprendimenti, che agiscono contemporaneamente sugli oggetti da apprendere, sui soggetti: bambini, adolescenti, adulti, e sui contesti: spontanei, organizzati, istituzionali.
La Regione ha voluto mettere a sistema tali riflessioni, offrendone una prima indicazione concreta attraverso una nuova legge (n. 27 del 29/12/2009), che supera quella precedente e di nuovo assesta un primato per quanto riguarda la legislazione in materia e si offre come quadro di riferimento alle politiche messe in atto con tali intenzioni nei diversi settori dell’attività amministrativa regionale.

In essa si afferma che “promuovere l’educazione alla sostenibilità è coordinare e integrare, dal livello regionale a quello territoriale, esperienze educative relative all’ambiente e alla biodiversità, alla corretta alimentazione, alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile, alla salute, alla partecipazione”.
Si potrebbe pensare ad un provvedimento un po’ illuministico che vorrebbe condizionare le relazioni sociali e ancora di più l’autonomia dei processi educativi, ma per un verso la legge viene a regolare un’azione già parecchio praticata sul territorio regionale e non solo, e per l’altro le linee guida emanate a seguito della carta d’intenti sull’ambiente sottoscritta dal MIUR e dal MATT (2009) considerano una tale impostazione come innovativa per l’elaborazione dei curricoli da parte degli istituti scolastici. Anche i ministeri indicano le priorità ambientali per le politiche pubbliche e collocano lo sviluppo sostenibile nel conciliare la tutela degli ecosistemi con la promozione dello sviluppo economico.
In pratica è frequente imbattersi in attività didattiche finalizzate alla stipula di patti tra le generazioni, tra scuola e autorità locali, all’acquisizione di competenze di cittadinanza, indicate dall’UE. Conoscere il territorio  e le su culture, come mezzo per riscoprire l’identità dei luoghi e delle comunità che li abitano e per promuovere il dialogo e l’integrazione interculturale.

E’ interessante la legittimazione ministeriale all’educazione alla sostenibilità come strategia dell’intero istituto (POF), e questo è sostenuto dalla possibilità di mettere in atto diverse “opzioni metodologiche” di cui si parlava nella legge sull’autonomia scolastica, dall’ampliamento della rete delle scuole verdi, presente in progetti internazionali e delle scuole sostenibili, come indicato nella legge regionale.

Insomma tutti d’accordo: l’uomo è parte integrante dell’ambiente e la scuola non può essere distaccata da esso, ma deve ricercare contemporaneamente la specificità dei contenuti e le varie possibili interazioni che si stabiliscono in relazione ai problemi che si intendono affrontare e permettono agli allievi di intervenire in prima persona.
Questo comporta, come si è detto, la traduzione in prassi educative in grado di offrire uno spazio reale e concreto all’interno del quale promuovere le capacità progettuali e di riflessione, mobilitando i giovani in un contesto in cui utilizzare conoscenze e abilità. Pratiche virtuose potranno influenzare positivamente il territorio (adozioni), elaborando progetti specifici di intervento da proporre anche ai soggetti istituzionali della comunità di appartenenza.
Il sistema regionale INFEAS è un’organizzazione a rete che coinvolge una pluralità di soggetti pubblici e privati del territorio. Si intrecciano i presidi (enti locali, ARPA, Parchi) e le funzioni (scuole, università, CEAS, fattorie didattiche, associazioni, ecc.).

La sostenibilità è dunque un’azione prevalentemente di governo: la Regione adotta il piano di indirizzo, eroga risorse, effettua verifiche; le autonomie territoriali indicano le specificità locali, costruiscono programmi di intervento, integrano le risorse. L’obiettivo educativo si realizza attraverso la partecipazione, sia come condivisione delle scelte programmatiche, sia come modalità di sostegno alle relazioni ed alla crescita delle persone in un prospettiva sociale.

Le interfacce educative distribuite sul territorio sono costituite dai CEAS; sono organizzati in rete e possono avere particolari specializzazioni. Si tratta di centri di servizi, parenti stretti dei CSC (l.r. n. 12/2003), con una vocazione specifica, ma dentro ad un quadro più generale di supporto alla qualità del sistema formativo regionale; saperi esperti di raccordo tra i diversi settori in cui si può esercitare l’educazione alla sostenibilità, che non sostituiscono la scuola, le associazioni, le multi utility, altre agenzie specializzate; si tratta di luoghi pedagogici di animazione, documentazione, formazione dei formatori, di cucitura nella doppia direzione dell’elaborazione e del governo.
Una rete regionale di CEAS, per una più ampia con altri centri, che sappia sviluppare le mission e le qualità educative, pur nel rispetto delle proprie vocazioni e delle caratteristiche giuridiche e organizzative.
   

Proprietà dell'articolo
autoreGian Carlo Sacchi
creatomartedì 12 gennaio 2010
modificatomartedì 12 gennaio 2010