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Scrivere a colori: blu

“C’era una volta un uomo che aveva case bellissime in città e in campagna, vasellame d’oro e d’argento, suppellettili ricamate e berline tutte d’oro; ma, per sua disgrazia, quest’uomo aveva la barba blu e ciò lo  rendeva così brutto e spaventoso che non c’era ragazza o maritata la quale, vedendolo, non fuggisse per la paura.” 

Così inizia “Barbablù”, uno dei racconti che Charles Perrault include nella raccolta I racconti di Mamma Oca (ed. Einaudi 1957 e succ. ristampe): qui il blu connota fisicamente il personaggio che simboleggia l’uxoricida per antonomasia, spaventoso nella crudeltà che emerge subito da quel tratto somatico così speciale: una barba dal colore unico. Una barba che nessuno ha, e tramite la quale il protagonista incute timore perché è da quella barba che l’universo femminile percepisce la minaccia: non solo faceva paura per com’era, Barbablù, ma anche perché “aveva già sposato parecchie donne e nessuno sapeva che fine avessero fatto.” 

Il blu, colore della spiritualità, è qui associato invece alla paura, colto in ciò che ha di oscuro, di maggiormente prossimo al colore delle tenebre, il nero. Ed al blu si ricollegano le profondità oceaniche che celano indicibili segreti e misteriosi abitanti: in Racconti e leggende dell’antica terra di Cornovaglia (ed. Oscar Mondadori 1996) due sezioni sono dedicate, rispettivamente, alle Sirene ed alle leggende del mare, perché la Cornovaglia, come si legge nell’Introduzione, “è terra fertilissima di leggende. Non c’è roccia, baia, promontorio, collina o pianura che non sia associata a un racconto fantastico; non c’è pozza che non abbia accanto l’impronta del diavolo, fonte senza un qualche potere miracoloso; e le chiese sono dedicate a santi dalle improbabili vite.”

Le Sirene, che vivono circondate dal colore blu, sono per definizione creature pericolose: innanzi tutto per la loro voce, e poi per la capacità di mimetizzarsi fra gli umani assumendone l’aspetto. Inoltre   possiedono poteri superiori, e li usano applicando un codice arcaico che s’avvicina a quello rappresentato dalle Erinni, basato essenzialmente sulla legge del taglione. In questo senso, sono soprattutto personaggi vendicativi: ne La vendetta della Sirena infatti si narra dell’uccisione di un giovane fedifrago, che con il suo tradimento aveva provocato la morte della fanciulla che di lui s’era invaghita. La narrazione si conclude con il canto della sirena vendicatrice, che trascina per i capelli il giovane, spazzato via da un’onda gigantesca: “Vieni via, vieni via, / sulle onde selvagge! / La nostra figlia della terra / è morta oggi, è morta oggi. / Vieni via, vieni via! / Con fragore immane la tempesta / tesse il sudario / per colui che compì il tradimento. / Vieni via, vieni via! / Sotto le onde / giace la tomba / di colui che uccise. Lui noi uccidiamo. /  Vieni via, vieni via! / Non riposerai / nel seno della terra / per molti giorni, per molti giorni. /  Vieni via, vieni via! / Squassato dai flutti / da costa a costa / il tuo corpo galleggerà / intorno alla baia, intorno alla baia.”

Blu possono essere le strade, le montagne, il cielo; per esempio ci sono le Strade blu di William Least Heat-Moon (ed. Einaudi 1989). Si tratta  di un romanzo che appartiene alla narrativa di viaggio: parla infatti del vagabondaggio che porta il protagonista sulle strade segnate in blu sulle vecchie carte, cioè le strade secondarie, mentre in rosso erano segnate quelle principali. “Adesso – spiega il narratore – i colori sono cambiati, ma subito prima dell’alba e subito dopo il tramonto - brevi istanti né giorno né notte – le vecchie strade restituiscono al cielo un poco del suo colore, assumendo a loro volta un’ arcana tonalità blu.”  L’ autore del libro, e del viaggio che descrive, ha preso il nome nativo americano di Heat-Moon, cioè Luna del Caldo, e Least, Minore, per distinguersi dal padre, che come capofamiglia ha la titolarità esclusiva del nome senza specificazioni, e dal fratello maggiore Piccolo Heat-Moon: il viaggio si snoda lungo un percorso circolare che parte da Columbia nel Missouri ed a Columbia ritorna, attraversando  le due Caroline, lo stato di Washington, il Montana ed il New England.

Simbolica è invece La montagna blu che si profila in tutto il suo mistero nel romanzo di Meir Shalev (ed. Frassinelli 2002), imperniato sulla narrazione e sui ricordi di Baruch, prima bambino e poi adulto, che offre uno spaccato corale di vite vissute in Terra d’Israele da un gruppo di giovani ebrei russi, qui giunti agli inizi dell’Ottocento per fondare una nuova comunità, e di cui viene tracciato un ritratto vivido ed avvincente, non privo di risvolti comici.

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Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatogiovedì 5 febbraio 2004
modificatogiovedì 5 febbraio 2004