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Scrivere a colori: azzurro
“I miei occhi non si perdevano più nelle stelle, che brillavano sopra di me realmente, ma nell'azzurro del cielo di mezzogiorno. Li chiudevo per perdermi in quell'azzurro vivo, lucente: grossi insetti neri ne uscivano ronzando vorticosamente.”
Così Georges Bataille ne L'azzurro del cielo (ed. Einaudi 1969), romanzo scritto intorno alla metà degli anni Trenta ma pubblicato solo una ventina d'anni dopo: un cielo letterario che ha molto poco della suggestiva serenità del colore azzurro, perch trasferisce su chi legge sensazioni tormentose, “mostruose anomalie” che fanno di questo libro, come spiega Jacques Réda nella sua introduzione, "il luogo di un contrasto in cui ci sentiamo direttamente e personalmente coinvolti.” Un azzurro insolito, che mette a disagio quasi quanto il colore degli occhi che Pecola, una bambina di colore, sogna e prega tutte le notti di avere: “Occhi belli. Begli occhi azzurri. Begli occhioni azzurri.[…] Alice corre. Alice ha gli occhi azzurri. Jerry ha gli occhi azzurri. […] Corrono coi loro occhi azzurri. Quattro begli occhi azzurri. Occhi azzurri come i cielo. Occhi azzurri com' è azzurra la camicetta di Mrs. Forrest. Occhi azzurri come convolvoli. Occhi azzurri da favola […]”
Toni Morrison in L'occhio più azzurro (ed. 1998) racconta la vita di Pecola Breedlove, una bambina nera che “desidera gli occhi azzurri di una bambina bianca” e, dopo aver subito violenza da parte del padre, si rifugia a poco a poco in un'isola di assoluta e silenziosa follia, seguendo con movimenti del capo “i battiti di un tamburo così lontano che solo lei riusciva a sentire.”
Nulla di rassicurante troviamo neppure nel simbolo azzurro di un altro celebre “luogo” letterario: "l'Angelo Azzurro”, il locale un po' equivoco che ospita le esibizioni della canzonettista Rosa Fröhlich, “una costruzione spaziosa caratterizzata da un enorme portone sovrastato da una lanterna vacillante che illuminava la figura di un angelo azzurro.” Di azzurro come metafora di serenità qua troviamo solo il nome: la cantante è, come molte figure femminili che ammaliano con la propria voce, la trasposizione letteraria della figura della sirena, abitatrice dei mari e che dalle onde emerge soltanto per far naufragare e portare alla morte (dello spirito, prima ancora che del corpo) chi ha la sfortuna di incontrarla e di prestarle ascolto.
Del resto, il titolo completo del romanzo di Heinrich Mann, fratello di Thomas, è Il professor Unrat. L'Angelo Azzurro. (ed. Mondadori 1991), ad indicare come il soggetto della storia sia la parabola discendente compiuta dal protagonista maschile che viene irretito dal canto senza potersi difendere, il professor Raat detto unrat = spazzatura, vittima consapevole di una sirena moderna.
Un azzurro da interpretare come colore che riannoda i fili della memoria lo ritroviamo invece in Una scrittura femminile azzurro pallido di Franz Erfel (ed. Adelphi 1997), che si situa evocativamente su di una lettera la cui scrittura “ripida e severa” si presenta un mattino davanti agli occhi attoniti di Leonida, funzionario ministeriale di Vienna felicemente sposato, rievocando un passato ed un amore considerati per sempre sepolti. Nonostante l'azzurro non sia, per sua natura, un colore aggressivo, ecco come Leonida vede quei segni d'inchiostro sulla busta: “Erano colmi di una presenza terrificante, quei sottili tratti di penna.” E quando, dopo innumerevoli ripensamenti, si decide finalmente ad aprirla, “dal foglio ferito, l'intera personalità della scrittura femminile azzurro pallido, che si poteva espandere in diverse righe, lo guardava sarcastica.”
È invece un balzo verso magie e simboli arcani quello che si compie leggendo la raccolta di Gabriel Garcia Marquez Occhi di cane azzurro (Ed. Mondadori 1996): il titolo del racconto omonimo, “Occhi di cane azzurro”, è una specie di frase in codice che serve per rendersi riconoscibili: Aveva dedicato la sua vita a cercarmi nella realtà mediante quella frase identificatrice: “Occhi di cane azzurro”. E per strada la diceva ad alta voce, il che era una maniera per dire all'unica persona che avrebbe potuto intenderla: ”Io sono colei che arriva ogni notte nei tuoi sogni e ti dice: Occhi di cane azzurro.”
Azzurro come il Cielo limpido ma anche infuocato oppure plumbeo, raccontato da Romano Battaglia, che fa da cornice alla storia d'amore di Paolo ed Anna (ed. Rizzoli 2000); oppure azzurro come il mare che nei racconti scritti da Raffaello Brignetti e pubblicati nella raccolta Il gabbiano azzurro s'impone sia come protagonista che come sfondo, in sintonia con la tradizione letteraria che fa capo a Melville e Conrad, facendo a tratti emergere brandelli di storia per poi lasciarli nuovamente affondare.
| autore | Maria Elena Roffi |
|---|---|
| creato | venerdì 5 marzo 2004 |
| modificato | venerdì 5 marzo 2004 |
