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Scrivere a colori: il grigio

Grigia è la nebbia, grigio il tempo atmosferico e l’umore, a volte; grigi i capelli delle persone anziane; grigio il fumo e la cenere, qualche volta la pioggia: “E’ un vecchio marinaio / e ferma uno dei tre. / “Per il barbone grigio, per l’occhio scintillante, / perché mi vuoi fermare?”  È  la descrizione del protagonista de La ballata del vecchio marinaio (ed. Demetra 2000) di Samuel Taylor Coleridge, opera in versi nella quale incantesimi e magie si sposano con il tema del viaggio e della scoperta interiore; grigia, sinonimo e segno di età avanzata, la barba dell’Ancient Mariner condannato a ripetere per l’eternità la sua storia terribile, fatta di morte e resurrezione, e di salvezza; popolata di Spiriti che conducono in lontani territori “di bruma e neve” i marinai della nave dove è stato compiuto l’assassinio dell’Albatro.

Un’altra celebre figura di vecchio è Santiago, il pescatore ritratto da Ernest Hemigway in  Il vecchio e il mare (in: E. Hemigway, Romanzi, vol.2; ed. Mondadori 1993), con le spalle “ancora forti per quanto molto vecchie, […] e le rughe non molto visibili quando il vecchio dormiva e aveva la testa piegata in avanti. […] Però la testa del vecchio era molto vecchia, e quando aveva  gli occhi chiusi il viso era senza vita.”  Nulla di grigio o spento, peraltro, è reperibile nella storia di Santiago, interpretato sullo schermo da uno Spencer Tracy perfettamente calato nel ruolo: si tratta di un conflitto molto hemigwayano tra due solitudini, quella dell’essere umano e quella della sua preda: alla fine il grande squalo verrà catturato da un vincitore sempre più stanco e ferito, che addormentandosi assistito dal ragazzo suo amico sogna, e “sogna i leoni”.

Tutt’altro genere di personaggio è il Grigio, protagonista della fiaba islandese L’uomo grigio (in: Fiabe e leggende di tutto il mondo. Fiabe islandesi; ed. Oscar Mondadori 1995): questo signore, ladro abilissimo, riesce a rubare qualunque cosa utilizzando ingegnosi stratagemmi ed attirando con ciò l’attenzione incuriosita del re, che finirà col riconoscerne e premiarne le capacità davvero speciali.

Come molto speciale è un altro Grigio che dà il titolo all’omonimo monologo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini Il Grigio (ed. Einaudi 2003), rappresentato tra il 1988 ed il 1990: si tratta infatti di un topo “diabolico, roditore di anime” che ingaggia a sua volta un’accanita lotta contro il proprietario (umano) dell’abitazione dove ha dimora. L’Io narrante della storia, l’essere umano per l’appunto, finisce col percepirlo come il Nemico per antonomasia, “un nemico tanto eterno e invincibile quanto necessario.”  Quando alla fine il topo troverà ad aspettarlo la trappola che l’umano presume definitiva, riuscirà addirittura a gabbarlo in maniera davvero sopraffina, sostituendo a sé stesso, la vittima designata, il cadavere di un altro topo morto: l’intera operazione, ripresa dalla videocamera, provoca un’improvvisa e significativa presa di coscienza del protagonista: “Che strano. Improvvisamente avevo capito che affrontarlo e conviverci era come convivere con la vita, con me stesso, con gli altri.

Metafora dell’intera esistenza umana è la Cenere che dà il titolo ad uno dei romanzi più noti di Grazia Deledda (Ed. Oscar Mondadori  1973), nel quale va in scena uno dei momenti più emblematici per il mondo poetico dell’autrice: lo scatenarsi di passioni elementari destinate a collidere e pertanto ad avere un esito fatale: in questo caso, il suicido di Olì, la madre. Subito dopo il figlio troverà, all’interno di un sacchettino-amuleto datogli da Olì quand’era bambino, “una pietruzza gialla, e cenere, cenere annerita dal tempo. Cenere! […] Sì, tutto era cenere: la vita, la morte, l’uomo; il destino stesso che la produceva. Eppure - conclude il romanzo, con un accenno di speranza ed uno sguardo rivolto al futuro, […] egli ricordò che fra la cenere spesso cova la scintilla, seme della fiamma luminosa e purificatrice, e sperò, e amò ancora la vita.” 

Grigia è invece la nebbia inquietante che avvolge La casa misteriosa lassù nella nebbia di cui ci parla Howard P. Lovecraft (in: Tutti i racconti 1923-1926, ed. Mondadori 1990), e grigie le creste rocciose che si levano a nord della vecchia Kingsport: “la più settentrionale è sospesa nel cielo come una nuvola grigia congelata.”  Persino un quasi-non-colore come il grigio può irradiare luci arcane attraverso le pagine degli scrittori…

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatogiovedì 11 marzo 2004
modificatogiovedì 11 marzo 2004