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Scrivere a colori: il rosa
Rosa è l’alba, e la pelle degli esseri viventi; rosa è il tramonto, a volte; ed a volte rosa sono i sogni. Rosa è il vino rosé, e rosa è il nome di un fiore. Ma, meno poeticamente, ecco una descrizione che evoca questo colore, indossato da un curioso personaggio: “Brontolone, ma familiare come se fossimo cresciuti insieme, ficchi il naso dappertutto. […] Nascondi, sotto le orecchie a foglia di barbabietola, i tuoi occhietti di ribes nero. Sei panciuto come uva spina. E come lei hai dei lunghi peli, come lei hai la pelle chiara e una corta coda ricciuta. E i cattivi ti chiamano “Brutto porco!”
Il maiale di Jules Renard (in: Storie naturali; ed. Garzanti 1987) è roseo ed amichevole e, a differenza dei tre porcellini della notissima fiaba, che si costruiscono case di materiali diversi e tuttavia riescono con l’astuzia a sopravvivere, non è affatto umanizzato, risultando tuttavia credibile e, paradossalmente, umano proprio a causa delle sue caratteristiche animalesche: nella successiva storia naturale, intitolata Il maiale e le perle, Renard ne sottolinea con empatia la cocciutaggine, paragonabile ad una sorta di filosofico distacco dal mondo: “Non gli importa che le setole gli abbiano quasi preso fuoco poco fa, al sole di mezzogiorno, e non gli importa ora che questa nuvola pesante, gonfia di grandine, si stenda e scoppi sul prato. […] Crivellato dalla grandine può appena grugnire: “Ancora le loro sporche perle!”
Gustose le carni del maiale e gli insaccati: in campagna, come sottolinea Peter Mayle in Un anno in Provenza, il passaggio dalla morte alla tavola è evidente, mentre nei supermercati urbani le carni degli animali si presentano sotto forma di asettiche confezioni cellofanate: Carne di Ryth L. Ozeki (ed. Einaudi tascabili 1998) è un romanzo che procura brividi d’inquietudine a tutti quelli che si nutrono di carne; è infatti il racconto di due vite in parallelo, che si snoda anche qui (come nel libro di Mayle) nell’arco di dodici capitoli corrispondenti ad altrettanti mesi, a partire quindi da Il mese dei germogli per concludere, prima della fine dell’anno, con Il mese del gelo; Jane, americana, ed Akiko, giapponese, hanno in comune la medesima azienda, la Beef Export, sponsor della trasmissione televisiva di Jane nonché datrice di lavoro del marito di Akiko, direttore del marketing. Significativo, per esempio, è questo appunto di lavoro redatto da Jane all’inizio del primo capitolo: “Il messaggio è la carne. Ogni episodio settimanale, durata mezz’ora, deve concludersi nella celebrazione di un piatto di carne, e culminare nella sua gloriosa consumazione. La protagonista del nostro show è la carne”: tuttavia l’obiettivo di Jane sarà in seguito quello di smascherare le frodi alimentari perpetrate dalla ditta sponsorizzatrice, mentre dal canto suo Akiko, che prima del matrimonio aveva un soddisfacente lavoro in una casa editrice di fumetti manga, deve far quotidianamente i conti con un tormentoso consorte che la vuole rotonda e prospera per poter dargli un erede, perché Joichi credeva nella carne; di conseguenza le regala libri di ricette come Facili ricette di carne, Carni raffinate per palati giapponesi, Carni delicate e Carni a modo mio.
Dal piatto allo specchio, ma sempre al femminile: in Seconda pelle. Quando le donne si vestono (ed. Feltrinelli 2001) trentatre scrittrici raccontano l’abbigliamento come filo d’arianna del labirinto dei ricordi: come dice Kirsty Dunseath, la curatrice, nel verso di copertina, il vestito suscita memorie ed emozioni, perché “dice, comunica. […] E’ un rito e un racconto”.
Come La vestaglia di velluto rosa, della scrittrice indiana Bulbul Sharma: “Nessuno ricorda con precisione quando la vestaglia sia arrivata in famiglia. […] Con il passare degli anni […]cambiò aspetto. Il tenero rosa a poco a poco prese una sfumatura marroncina, come gli europei che hanno vissuto molti anni sotto il sole dell’India..”
Più frivola è Susanna, protagonista de La veste di squame rosa, un racconto dei primi del Novecento (nella raccolta omonima di Maurizio Leblanc, ed. Sonzogno 19--), che esordisce con una frase lapidaria: “Mi spiace tanto, mio caro, ma se ci tenete proprio che io assista a quel ballo dei Créhange, bisogna aprirmi un credito supplementare: non andrò al ballo dei Créhange con la mia veste di squame rosa.”
Rosa come il fiore, che ha il nome di un colore ma non sempre è rosa: così ne La rosa di Brod di Roberto Piumini (ed. Einaudi 1995) capita d’imbattersi, in un roseto popolato di fiori bianchi e gialli, in una rosa rossa la cui provenienza suscita più di un interrogativo: “La rosa rossa era diversa: non solo perché rossa, ma perché nuova. Sembrava schiusa da poco, un giorno o due al massimo. Strana, rapidissima.”
La rosa rossa è simbolo e pegno d’amore in Una rosa dal mare di Romano Battaglia (ed. BUR 1998), fiore ormai sfiorito che le onde depositano sulla spiaggia, dove i due protagonisti la raccolgono e la tengono stretta: “Una rosa dal mare / è la rosa della nostra coscienza, / arrivata dopo lunghe battaglie / con le onde, con le tempeste, / per raccontare.”
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | giovedì 25 marzo 2004 |
| modificato | giovedì 25 marzo 2004 |

