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Una stagione all'inferno: rappresentazioni dell'inferno 1

Inferno Purgatorio e Paradiso sono concetti propri della dottrina cattolica che esprimono la sorte ultraterrena delle anime in relazione al peccato ed alla salvezza eterna; in letteratura una delle prime e più importanti rappresentazioni dell’Inferno è senz’altro quella dantesca: nella Divina Commedia i tre luoghi sacri narrati nelle tre cantiche sono altrettante mete di un viaggio dell’anima che è itinerario di ascesi per raggiungere la patria promessa. Per estensione metaforica, con Inferno  si è poi passati a designare una situazione di sofferenza intensa, fisica e/o psichica, caratterizzata anche da umiliazioni e punizioni severe: questa  rapida incursione in alcune opere in prosa dell’Otto-Novecento ha lo scopo di evidenziare alcune delle emergenze più significative in proposito, recuperando alcune pagine caratterizzate da elementi infernali, laddove l’immagine dell’inferno in senso cristiano muta a poco a poco di significato, fornendo un paradigma per la descrizione del reale. 

Questa chiave di lettura  permette, ne I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, un approccio nuovo alle vicissitudini di Renzo nei giorni tumultuosi delle rivolte per il pane; rende leggibile l’orrore della guerra ne La pelle di Curzio Malaparte (ed. Mondadori 1991)  e con Dino Buzzati (Il colombre ed altri racconti – ed. Mondadori 1992)  ci conduce alla scoperta di una realtà parallela, di un inferno perfettamente coesistente ed integrato con la routine quotidiana.

Con il cap. 14 de I Promessi Sposi siamo ancora nel quadro di una descensio ad inferos che ha più di un punto in comune con la tradizione classica di Ulisse, Enea e dello stesso Dante: di fatto l’autore fa coincidere la ribellione con l’inferno nelle sue connotazioni di disordine, sfrenatezza, ottundimento delle facoltà umane per eccellenza: quelle razionali.  Se i demoni ed il loro regno hanno perso, nei secoli, sia la loro valenza religiosa di custodi/esecutori della dannazione eterna che quella fantastico-fiabesca mediata dal romanticismo è perché hanno cambiato segno, spostandosi dai territori della mistica e del prodigio a quelli del quotidiano: l’Inferno non è più un luogo sotterraneo e nascosto: è qui in mezzo a noi.  E l’episodio che ce lo conferma è quello dell’Osteria della Luna Piena, che già dal nome si qualifica in senso infernale tramite il parallelismo esistente sin dall’antichità classica tra divinità lunari femminili e mondo infernale sotterraneo; Renzo, dopo aver varcato una porta per entrare che Manzoni chiama con il peggiorativo usciaccio, s’inoltra in un locale avvolto dalle ombre (mezza luce) ed affollato da individui sinistri dalle probabili occupazioni truffaldine, che sarà teatro di un sistematico ed ostile fraintendimento di ciò che Renzo racconterà. A coronamento del tutto, l’oste viene descritto come titolare di tratti somatici palesemente diabolici: una barbetta folta, rossiccia, e due occhietti chiari e fissi.
 
Con Malaparte, che pubblica il suo romanzo nel 1949, siamo invece in un altro, tangibile inferno: quello della Napoli degli anni 1943-44, durante la seconda guerra mondiale. Nella città, che vive una situazione di totale degrado etico e sociale nel sistematico azzeramento di ogni superstite residuo di dignità umana, una “terribile folla [….] squallida, sporca, affamata, vestita di stracci” si aggira sin dall’incipit del romanzo per quelle strade che si configurano come veri e propri gironi danteschi, invase come sono dalle truppe alleate, a loro volta chiassose e sfrenate. Lo spaventoso racconto di Michele Lanza e del suo collega nel cap. 4, Le rose di carne, descrive con toni marcatamente danteschi gli effetti delle bombe al fosforo che avevano colpito Amburgo: “perché il fosforo è tale che si appiccica alla pelle come una viscida lebbra, e brucia solo al contatto dell’aria. Non appena quei disgraziati  sporgevano un braccio fuor della terra e dell’acqua, il braccio si accendeva come una torcia. Per ripararsi dal flagello, quegli sciagurati erano costretti a rimanere immersi nell’acqua o sepolti nella terra come dannati nell’Inferno di Dante.” 
Per approfondireL'inferno e zone limitrofe. Le collocazioni sono quelle dei testi che si trovano alla Biblioteca Comunale Passerini-Landi di Piacenza, dove possono essere presi in prestito anche tramite il servizio interbibliotecario di prestito: tel.0523-492409; info. 0523-492410;
Sala a Scaffali Aperti 0523-492412;
Sezione Didattica 0523-492404;
http://www.biblioteche.piacenza.it

- Inferni, mari, isole: storie di viaggi nella letteratura/ Roberto Mussapi
Mondadori 2002 - Collocazione: 809.932162 MUS

- L’Inferno: profondo Sud, male oscuro/ Giorgio Bocca
Mondadori 1993 – Collocazione: MAGAZZ. 16P.01.74

- Inferno e cielo: tipologie e funzione del meraviglioso nella Liberata/ Guido Baldassarri
Bulzoni 1977 - Collocazione: MAGAZZ. 17B.06.76
Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatogiovedì 17 novembre 2005
modificatogiovedì 17 novembre 2005