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Aspetti innovativi del progetto logistica

A cura di GianCarlo Sacchi, CDE Piacenza

Il  progetto possiede un elevato potenziale innovativo.
La logistica, infatti, è una disciplina relativamente recente, che abbraccia diversi campi di indagine e attività. E’ connessa alla tematica dei trasporti, ma possiede una propria autonomia, sia che faccia riferimento ad imprese apposite, sia a comparti delle più generali aziende manifatturiere. Si potrebbe definirla una disciplina di sintesi, che vede un ambito infrastrutturale (politiche pubbliche e governo del territorio, reti e nodi del trasporto, poli logistici), uno legato all’organizzazione aziendale, ed infine quello  delle “tecnologie abilitanti”.
Studiata tradizionalmente nelle facoltà di ingegneria, sta conquistando nuovi spazi formativi, ma sempre in percorsi post – secondari. Un curricolo per il secondo ciclo è decisamente una novità, forse a livello nazionale, ma è stato pensato per corrispondere in maniera più organica alla vocazione che il territorio piacentino ha espresso in questi ultimi anni in tale direzione ed all’affidamento  della Regione Emilia Romagna circa la strutturazione di un “polo” scientifico – tecnologico nel settore. Coinvolgere gli istituti tecnici e professionali ha dunque voluto significare una valorizzazione di tali istituzioni, anche in vista della costituzione degli Istituti Tecnici Superiori, un incremento dell’offerta formativa che vada incontro alle esigenze del territorio medesimo, una modalità orientativa per allievi e famiglie.

La difficoltà di reperire proposte curricolari prontamente spendibili, ma soprattutto l’importanza che viene attribuita ad un approccio “costruttivista” alla proposta formativa, ha stimolato l’Amministrazione Provinciale ad incaricare un gruppo di progettazione fondato soprattutto su docenti e formatori le cui competenze potessero essere utili nei diversi punti di vista con cui questa disciplina si esprime. Sono stati previsti due supporti: uno sul fronte del “sapere esperto” (ITL) e l’altro sul piano metodologico – didattico (CDE). Un percorso “semieuristico” che ha portato gli operatori a riflettere su diversi fronti: quello dei saperi e del contributo che le materie scolastiche sono in grado di offrire ad un “nuovo indirizzo”, quello della definizione condivisa degli obiettivi formativi e delle relative competenze e quello della progettazione congiunta dei moduli didattici. In fase di costruzione appunto provenienze diverse alla ricerca di un orizzonte comune; una seconda fase per adattare il nuovo curricolo ai due istituti che lo avrebbero realizzato. Due istituti, uno ad indirizzo commerciale e l’altro industriale, per indicare agli allievi una ulteriore specificità professionale, offrendo così maggiori possibilità orientative, prevedendo una collaborazione tra di loro, non solo nel progetto, ma anche nella gestione e con un interscambio di docenze tra gli stessi e con la formazione professionale, nonché esperti esterni.
Un progetto complesso e complessivo, di durata biennale, con moduli articolati in due anni, che vanno a costituire nuove prassi formative integrate tra i vari sistemi, i vari indirizzi, le diverse professionalità, le elaborazioni culturali e le finalità professionali che una nuova disciplina può portare nel percorso formativo secondario.

Un percorso con obiettivi formativi autonomi, ma in relazione ad un post, universitario e non, sul quale sia possibile fondare la riflessione in un campo di lavoro, come si è detto, relativamente recente, per la strutturazione degli IFTS e degli ITS.
Un’altra innovazione riguarda i momenti di alternanza in azienda, oltre che per la frequentazione di imprese che non rientrano tra quelle comuni ad altri indirizzi, ma proprio per la finalità “meta cognitiva” che è stata attribuita al momento dello stage. Ciò significa mettere scuola e azienda in un unico processo, tenendo conto del potenziale formativo dei diversi “ambienti”, assumere una prospettiva circolare tra questi diversi momenti per fare in modo che conoscenza ed applicazione si alimentino a vicenda e siano costantemente immerse in un dato di realtà che possa influenzare anche la dimensione comportamentale e quella innovativa.
In un apprendimento di carattere sequenziale la meta cognizione viene posta al termine, mentre in una modalità di tipo circolare essa può manifestarsi anche in modo creativo, sostenuto dalla necessaria motivazione, che andrà alla ricerca di adeguate competenze attraverso processi di acquisizione e di sistematizzazione.

Lo stage andrà progettato in relazione agli oggetti da apprendere, ai processi di apprendimento, all’influenza formativa dei contesti aziendali.
Dovrà avere una ricaduta sulla flessibilità del curricolo, in modo da entrare nella logica dell’alternanza e dell’alleanza tra formazione e lavoro.
Le tecniche utilizzate per il monitoraggio tenderanno da un lato a seguire l’evolversi del processo didattico e la verifica degli apprendimenti, anche al fine di consolidare una tale presenza nella scuola, e, dall’altro, ricercheranno un rapporto diretto con le imprese per mettere a confronto i risultati ottenuti con le esigenze delle stesse, realizzare l’analisi dei fabbisogni e l’osservazione del mercato del lavoro e delle politiche di governo del territorio, nell’ottica di quanto indicato nel piano triennale regionale.
Una tale impostazione cerca di inserire la logistica in un’ampia filiera formativa, che potrà senz’altro proseguire verso la formazione continua, ma anche avvicinare la scuola non solo al lavoro, alla ricerca ed allo sviluppo tecnologico.
La progettazione per competenze ha un carattere “progressivo” e quindi si sviluppa nel curricolo verticale, all’interno della scuola e oltre, ma può ben presidiare un sistema di crediti che viene gestito, oltre che per la carriera scolastica e lavorativa, anche in orizzontale nel passaggio tra i sistemi: formativi, con il lavoro, ecc. Le competenze saranno un perno attorno al quale rendere esplicita l’offerta formativa e certificare le varie tappe del percorso degli allievi.

La visione complessiva entro la quale si può pensare anche ad altre soluzioni istituzionali, tipo gli ITS, comprende la continuità tra la formazione scolastica, quella post scolastica e continua, l’integrazione tra formazione generale e professionale, il partenariato tra istituti scolastici, enti di formazione e imprese. L’anima pedagogica del nostro progetto è un’azione formativa integrata tra saperi – esperienze – contesti.
L’ultima innovazione è venire a contatto direttamente con il “sapere aziendale” . Scuola e impresa non sono solo lo stages, ma una strategia che negli anni del novecento sessanta ha fatto dell’istruzione tecnica il principale motore dello sviluppo della PMI e che oggi deve sostenere i “distretti industriali”, come nel nostro caso quello della logistica e trasporti.

Oggi l’impresa non esprime solo fabbisogni lavorativi o, come in passato, richieste di mansioni; il cambiamento che si produce sul piano tecnologico e produttivo mette la stessa alla ricerca di competenze ampie, il più generali e flessibili possibile e in questo può offrire una propria funzione formativa rispetto agli ambienti ed alle metodologie che sono tipiche del contesto lavorativo che devono essere animati dalle strategie di crescita delle persone e di incremento delle conoscenze ancora di più che dall’acquisizione di performances specifiche.
Scuola e azienda devono lavorare insieme con una comune visione formativa, da un lato per incrementare le competenze e dall’altro affinare modalità di selezione del personale.

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Proprietà dell'articolo
autoreGian Carlo Sacchi
creatomartedì 23 marzo 2010
modificatomercoledì 24 marzo 2010