Educazione Ambientale: un progetto per il Po

Costituzione di una rete che coinvolge le scuole rivierasche e mette in comune le esperienze che già svolgevano in questo ambito. Il lavoro delle scuole ha messo in evidenza l’enorme potenziale a sostegno non solo della tutela ambientale, ma di quanto la sostenibilità sia la nuova casa delle relazioni sociali a partire dai giovani che vivono ed operano sul territorio del Po

Nel 2006 il Governo aveva finanziato un progetto denominato Valle del Po; al nostro grande fiume veniva conferita una dignità politica nazionale ed in prospettiva europea, e cosa davvero nuova l’iniziativa governativa accompagnava la costituzione della Consulta delle Province rivierasche che, assieme all’Autorità di Bacino che ha sede a Parma, avevano costituito una ricca serie di iniziative di tutela ambientale, idrogeologica, ma anche di sviluppo turistico. Un intervento significativo riguarda l’educazione ambientale, su proposta del CIDIEP (Centro di Documentazione, Informazione,Educazione Ambientale e Ricerca sull’Area Padana), centro che coordina l’attività di circa trenta scuole di ogni ordine e grado in quattro regioni.

Tale componente formativa ha preso le mosse da una duplice considerazione:

  • sul versante scolastico, il passaggio da un’educazione ambientale come aumento di conoscenza, soprattutto in appoggio al curricolo, ed il considerare la scuola come destinataria di azioni di sensibilizzazione sociale, all’educazione alla sostenibilità come integrazione delle conoscenze, stretto rapporto tra la conoscenza e l’azione, uso della leva educativa come elemento di sviluppo del territorio e di una intenzionalità in tal senso nella comunicazione (il problema non è come comunicare le nostre azioni, ma cosa comunicano le nostre azioni);
  • sul versante delle province, l’esigenza di perseguire politiche integrate, che vanno oltre i tradizionali ambiti di tutela ambientale, si inseriscono nella programmazione territoriale (linee di mandato delle amministrazioni), vengono sostenute da una progettualità educativa in grado di costruire apprendimenti, agire sugli oggetti da apprendere (conoscenza, sperimentazione, ricerca e innovazione), sui soggetti (bambini, adolescenti, adulti), sui contesti (spontanei, organizzati, istituzionali).
Il primo passo è stato quello di coinvolgere le scuole rivierasche e proporre loro di mettere in comune le esperienze che già svolgevano in questo ambito, in modo da costituire una rete, da Torino a Rovigo.
Oggi possiamo dire che questa sia un’acquisizione, e la rete si va ingrandendo. Si è cercato di indirizzare le numerose attività scolastiche secondo tre direttrici:
  • la scala di bacino: superare cioè il localismo delle singole esperienze per ricercare una dimensione più ampia, dalla quale potesse emergere una conoscenza sistemica ed una corresponsabilità su  tutta l’asta del fiume: un approccio, come si usa dire, glocale. Il Po non è solo quello che passa sotto casa mia, i miei comportamenti interessano anche gli altri;
  • l’innovazione didattica: far assumere alla scuola la funzione di presidio ecologico/pedagogico del territorio, dove la sostenibilità ambientale faccia parte degli obiettivi strategici della didattica, gli studenti vengano coinvolti direttamente in azioni di tutela/adozione, sia dal punto di vista conoscitivo che comportamentale, e la scuola prenda parte alla programmazione territoriale e sia artefice di un patto sociale per il Po;
  • la partecipazione: sotto la spinta di Agenda 21 locale, i progetti politici e amministrativi siano costruiti attraverso il coinvolgimento non solo dei portatori di interessi particolari, ma anche di chi si preoccupa di quelli generali, tra i quali le scuole stesse, a loro volta luoghi e strumenti di educazione alla partecipazione.

In questa ottica sono stati assunti gli indicatori del progetto generale Valle del Po, con particolare riferimento a:
  • sicurezza idraulica
  • integrità ecologica
  • patrimonio culturale
  • governance

La rete delle scuole ha condiviso uno schema di progetto che potrebbe essere rappresentato dalla seguente “matrice”:

  sicurezza idraulica integrità ecologica patrimonio culturale governance
bacino del Po        
innovazione didattica        
partecipazione        

Pur in una prospettiva unitaria, sostenuta da uno strumento di documentazione e comunicazione, InfoPo, è possibile restituire originalità ai territori ed ai diversi gradi di scuola che compongono la rete.
Questa impostazione può introdurre, come si è detto, la dimensione formativa nel predetto progetto nazionale e sostanziare l’azione di presidio di questa iniziativa nella “consulta” delle province rivierasche: valorizzazione delle singole realtà, scolastiche e territoriali, in una strategia comune.
Il lavoro delle scuole ha messo in evidenza l’enorme potenziale a sostegno non solo delle soluzioni di quelli che sono i più tradizionali problemi di tutela ambientale, ma di quanto la sostenibilità sia la nuova casa delle relazioni sociali, in cui ci può essere il recupero della memoria storica, della dimensione etnografica e l’impegno sul fronte della convivenza interculturale, a partire dai giovani che vivono ed operano sul territorio del Po.
L’intenzionalità formativa che la scuola può esprimere è diretta ai saperi, ai significati, alla crescita di giovani, ma anche degli adulti, al dialogo intergenerazionale, all’accompagnamento al lavoro.

Dalla scuola dell’infanzia e primaria, dove si pongono i “fondamentali” per l’apprendimento anche in questo settore, in un dialogo più stretto con le famiglie, fino alle superiori dove si ricercano, tra l’altro, contenuti e strategie legate alla futura professionalità e all’azione sociale dei giovani.
Saranno esaminate le competenze in uscita degli allievi, non solo in relazione alla crescita personale e culturale, ma anche al processo di cittadinanza.
Rete delle scuole e delle Province: è questo il vero punto di forza; l’intreccio delle due reti determinerà almeno un nodo in ogni territorio provinciale, a sua volta alimentato dalla presenza di altri presidi ed emergenze locali: parchi, ARPA, AIPO, ecc.
Il problema del Po è, come si è detto, nazionale, oggi sempre di più anche europeo, ma le attenzioni e le soluzioni partono dal territorio: la collaborazione tra questi soggetti è la prima e più solida risposta.

Oltre allo specifico territoriale l’esperienza vuole mettere in evidenza l’importanza dell’educazione alla sostenibilità come intreccio di fattori biofisici e socioeconomici, complesso di condizioni che pur essendo tra loro eterogenee non sono estranee perché inserite sempre di più in un percorso che favorisce la reciproca interazione e la valorizzazione delle dimensioni locali delle politiche e della pianificazione.
La sostenibilità non è statica, assume l’idea di sviluppo come intersezione tra: vivibilità, realizzabilità, equità sociale.
A Valle del Po sembra però riservata una prospettiva amara, in quanto dopo aver superato un complesso iter di validazione, sono state tolte le risorse, nonostante l’attuale Governo lo abbia presentato al festival internazionale dell’acqua di Istambul.

Si sa di una rinnovata azione delle province e regioni interessate; si spera vada a buon fine.
Intanto il recente drammatico inquinamento provocato dagli idrocarburi monzesi ha  mobilitato non solo i tecnici, ma anche le coscienze di grandi e piccoli, con le scuole in prima fila nella difesa del fiume e a rappresentare l’importanza del predetto presidio che sta alla base di motivazioni per future e sempre più affinate competenze e presenti e più responsabili comportamenti.
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autoreGian Carlo Sacchi
creatolunedì 1 marzo 2010
modificatolunedì 1 marzo 2010