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Copertina Operedi Arthur Rimbaud
Si, viaggiare: avventure in ogni tempo 5
”Andiamo! La marcia, il fardello, il deserto, il tedio e la collera. A chi darmi in affitto? Che animale adorare? Quale santa immagine aggredire? Quali cuori dovrò spezzare? Che menzogna enunciare? In che sangue avanzare?”
Una stagione in inferno, di Arthur Rimbaud (in: Opere; ed. Mondadori 1994) rappresenta uno degli esempi più riusciti di viaggio simbolista, vissuto e rivissuto nell’immaginario del poeta che ne fa sovente una trama fine a se stessa, uno spezzone d’interiorità selvaticamente irriducibile alle norme consuete, perfino quelle grammaticali: ed ecco quindi lo spazio reale, tangibile, delle strade e dei territori farsi rarefatto, sognato, tanto da porre più di un dubbio in chi legge circa la sua autenticità. Ed è in questa prospettiva che il luogo comune “partire è un po’ morire” diventa alla lettera ciò che dice: partenza-viaggio-ritorno equivalgono ad un cammino che ha nella morte il suo scenario d’elezione, quando il viaggio può in realtà essere sia reale che onirico oppure indotto dall’uso di droghe in grado di alterare le percezioni comuni, o anche un intreccio di tutte queste modalità esperienziali.
Se prima della partenza il viaggio aveva perciò valore di meta risolutiva, di forbice che taglia il nodo aggrovigliato delle disperazioni, alla fine del percorso si ammette spesso che tutti i cieli e gli oceani, ed i popoli e le città si rassomigliano straordinariamente, e che forse solo nell’immaginazione il nuovo è più immediatamente accessibile, più bello: “Oh! Visitata cento volte con la matita, durante le interminabili lezioni di matematica, con l’atlante aperto fra il banco e le ginocchia; ora passando attraverso l’Istmo di Suez ed il Mar Rosso, l’Oceano Indiano, ora circumnavigando l’Africa su un veliero che toccava le Isole del Capo Verde, il Capo di Buona Speranza, il Madagascar…”
Chi sogna così, ad occhi aperti, non è un navigatore esperto dal precoce istinto errabondo: è Guido Gozzano, che durante il suo viaggio in India nel 1912 scrive “Verso la cuna del mondo” dedicando a Goa questo breve passo (in: Poesie e Prose; ed. Garzanti 1966) la cui conclusione tuttavia rappresenta un rendiconto dal sapore amaro: “Ancora una volta tocco l’ultimo limite della delusione, sconto la curiosità morbosa di vedere troppo vicina la realtà delle pietre morte, di voler constatare che le cose magnificate dalla storia, dall’arte, cantate dai poeti, non sono più, non saranno mai più, sono come se non siano state mai!”
Questo senso di solitudine del viaggiatore lo si ritrova ne Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello (in: Tutti i romanzi; ed. Mondadori 1996), dove il protagonista compie un itinerario tra spazi che appartengono sia alla desolante quotidianità del mondo reale che ad un’interiorità scissa fra l’irraggiungibile sogno di una vita ideale ed il fardello dell’oggettività: “In fondo, ero già un po’ stanco di quell’andar girovagando sempre solo e muto. Istintivamente cominciavo a sentir il bisogno di un po’ di compagnia. Me ne accorsi in una triste giornata di novembre, a Milano, tornato da poco dal mio giretto in Germania.” Siamo già nei pressi de Le città invisibili.
| Per approfondire | Le collocazioni sono quelle dei testi che si trovano alla Biblioteca Comunale Passerini-Landi di Piacenza, dove possono essere presi in prestito anche tramite il servizio interbibliotecario di prestito: tel.0523-492409; info. 0523-492410;
- Donne in viaggio: viaggio religioso, politico, metaforico / a c. di M.L.Silvestre e A.Valerio Laterza 1999 - Collocazione: MAGAZZ. 17F.09.61
- Edizione integrale di tutti i Viaggi Straordinari / Jules Verne 13 volumi - Mursia 1963-1980 - Collocazione: NF VER JUL
- I Giubilei: viaggio e incontro dei pellegrini / a cura di Daniele Sterpos Autostrade 1975 - Collocazione: MAGAZZ. 16B.01.27 |
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| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | venerdì 17 giugno 2005 |
| modificato | venerdì 17 giugno 2005 |
