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Il vizio di leggere: la gola

Sette vizi capitali; sette itinerari di lettura. Quarto vizio.

Ci sono libri che ti prendono per la gola, e ti fanno entrare nel vizio, perché “Qualcuno ha detto che noi siamo quello che mangiamo, e di fatto il cibo segna imperiosamente con la sua presenza i riti e le stagioni, le continuità e le svolte, le seduzione e le liti tra la tentazione del superfluo e il richiamo delle vecchie radici sepolte.” 

Così il verso di copertina di Casalinghitudine di Clara Sereni (ed. Einaudi 1987), un libro che, accostando alle ricette alcune persone che fanno parte dell’autobiografia dell’autrice, ricuce insieme immagini e vicende lontane nel tempo, in un paziente lavorio di bibliografia esistenzial-gastronomica che ridisegna la mappa personale ed affettuosa della memoria. Nel primo capitolo per esempio, “Per un bambino”, si riconosceranno tutte quelle mamme (e chi scrive è fra loro) che avevano figli piccoli perennemente insonni, in un mondo in apparenza abitato soltanto da pargoli addirittura letargici (“Guarda ieri l’ho dovuta svegliare perché altrimenti mi saltava la merenda, fa sempre così: dorme dalle due alle sei, poi si sveglia verso le seiemmezza e alle nove di sera già dorme.” “No Roberto invece è vivace, di pomeriggio vuol giocare e si scatena con i suoi cubi di stoffa, ma quando sono le dieci crolla e tira fino alle nove della mattina”).

La situazione si sblocca allorché i genitori, affranti dopo quattro mesi di urla diurne e notturne, si recano da un omeopata che formula una diagnosi di fame, e conseguentemente prescrive pappe e frullati di frutta, verdura e farine integrali. Gli Stuzzichini che danno il titolo al secondo capitolo sono invece collegati alla figura di Nonna Alfonsa ed alla sua tenace attitudine al risparmio che ne fa una persona “in grado di riciclare tutto”: ecco quindi, in particolare, i gustosi ”crostini saporiti”, i ”panini ai fagioli”, le “tartine al basilico” e molto altro ancora.

Anche Afrodita di Isabel Allende (ed. Feltrinelli 1997) è un libro che si fonda sul ricordo, e che associa cibo e sensi in un itinerario che attraversa soprattutto i territori della memoria sensuale, “là dove i confini tra l’amore e l’appetito a volte sono talmente labili da confondersi completamente.”  A questo punto vi va d’assaggiare uno stufato afrodisiaco della zia Burgel? Si tratta di una pietanza d’origine polinesiana, basata su carne d’agnello marinato, salsicce e costolette di maiale, pollo, pesci, aragoste, frutti di mare, patate e mais. Il Bollito per orge di Carmen invece è una zuppa che come la precedente include una gran varietà di carni e verdure, ed ha la caratteristica di far sudare le palpebre destando altresì i più bassi istinti come per esempio il desiderio di recitare poesie. La zuppa afrodisiaca del maestro agopuntore proviene dai paesi dell’oriente e gli ingredienti infatti, oltre alla base di pollo a pezzetti, sono zenzero e miso; per cucinarla a dovere occorre cuocere a fuoco lento fino a quando il pollo non si sarà ammorbidito e nel frattempo leggere un testo erotico. In alternativa, per restare sul vegetariano vi consigliamo di provare il Sospiro di carciofi magari abbinato ad un’Habanera di gamberi: del resto, tutti sanno che i crostacei sono afrodisiaci per eccellenza.

Certo, ci sono vivande e vivande, ci sono banchetti e banchetti, e poi ci sono cibi, e bevande: Vino, patate e mele rosse di Joanne Harris (ed. Garzanti 1999) incomincia così: “Il vino parla. Lo sanno tutti. […] E’ ventriloquo. Ha un milione di voci. Scioglie la lingua, svela segreti che non avresti mai voluto raccontare, segreti che non sapevi nemmeno di conoscere.” Basti dire poi, per riprendere il legame che già Isabel Allende intravedeva fra alimentazione ed eros,  che il nome di uno dei vini citati all’inizio del romanzo è Parfait Amour per capire quanto siano prossime le due sfere, quella del gusto e quella del piacere.

Un pochino più sinistro è, all’opposto, il convivio cui partecipano gli ospiti di Re Peste (di Edgar Allan Poe, in: Opere scelte; ed. Mondadori 1995), riuniti intorno ad una tavola al centro della quale sorgeva una caraffa piena in apparenza di punch. Bottiglie di vini svariati e di cordiali, insieme a caraffe, boccali e flaconi d’ogni forma e quantità erano sparse a profusione per tutta la distesa dell’asse intorno alla quale, su delle bare, sedeva una compagnia di sei persone […] ciascuna dotata di un nome grottesco e di una caratteristica fisica mostruosa (orecchie gigantesche, enorme naso, guance ridondanti, bocca smisurata):  sicuramente non avrebbero potuto apprezzare lo squisito (è il caso di dirlo) haiku di Patricia Donegan, inserito da Isabel Allende nel libro citato:
Questa notte, / come molte senza amante, / preparerò il pane / sprofondando le nocche / nella morbida pasta.   

Proprietà dell'articolo
autoreMaria Elena Roffi
creatovenerdì 14 novembre 2003
modificatovenerdì 14 novembre 2003